La tazza rimasta sul tavolo
Dopo la fine di una relazione, Laura continua a preparare due caffè ogni mattina. Non per nostalgia, ma per qualcosa di più sottile e difficile da interrompere. Tra gesti ripetuti e silenzi ormai abituali, una piccola variazione quotidiana la porterà a confrontarsi con ciò che resta quando qualcuno se ne va davvero. Un racconto sulla fine delle abitudini e s
Dopo la fine di una relazione, Laura continua a preparare due caffè ogni mattina. Non per nostalgia, ma per qualcosa di più sottile e difficile da interrompere. Tra gesti ripetuti e silenzi ormai abituali, una piccola variazione quotidiana la porterà a confrontarsi con ciò che resta quando qualcuno se ne va davvero. Un racconto sulla fine delle abitudini e sul momento esatto in cui si smette di aspettare.
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La tazza rimasta sul tavolo
Da quattro mesi Laura preparava due caffè ogni mattina. Non era una dimenticanza. E non era nemmeno un’abitudine. Era qualcosa che succedeva prima di pensarci. Come infilarsi le scarpe. Come chiudere la porta senza controllare due volte. Come mettere lo zucchero nella tazzina di destra. Sempre una bustina. Mai due. La cucina era piccola. Un tavolo vicino alla finestra. Due sedie. Una un po’ più consumata. Laura si sedeva sempre lì. Non ci aveva mai fatto caso. Il caffè usciva dalla moka con quel rumore basso. Regolare. Troppo lento quando aveva fretta. Per anni era stato il primo suono della giornata. Poi arrivavano le voci. Le frasi a metà. Le cose da fare. Adesso no. Adesso il caffè usciva. E basta. Versava nella prima tazzina. Poi nella seconda. Con la stessa attenzione. Come se qualcuno dovesse davvero berlo. All’inizio aveva provato a smettere. Una mattina ne aveva preparato uno sol
Nota d'autrice
Perché certi oggetti diventano impossibili da buttare? Una tazza scheggiata, una crepa sul bordo, il gesto automatico di prenderla ancora. Sono cose, oppure piccoli archivi di mani, mattine, voci, ritorni? Forse non teniamo gli oggetti perché servono. Forse li teniamo perché sanno qualcosa di noi quando noi non sappiamo ancora dirlo.
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