Storia · Narrativa / non di genere

Albergo Inferno

di Pasquale

Dante è un ex poliziotto segnato dalla tragedia e dall'alcol, rintanato nel suo studio nel quartiere di San Lorenzo. La sua esistenza alla deriva viene scossa dall'irruzione di Beatrice Portinari, una donna altolocata ed enigmatica che gli offre una cifra capogiro per ritrovare Lucia, una ragazza scomparsa. L'ultimo luogo in cui Lucia è stata avvistata è l'A

Dante è un ex poliziotto segnato dalla tragedia e dall'alcol, rintanato nel suo studio nel quartiere di San Lorenzo. La sua esistenza alla deriva viene scossa dall'irruzione di Beatrice Portinari, una donna altolocata ed enigmatica che gli offre una cifra capogiro per ritrovare Lucia, una ragazza scomparsa. L'ultimo luogo in cui Lucia è stata avvistata è l'Albergo Inferno: un ecomostro di dieci piani abbandonato sulla Salaria, trasformato in una roccaforte del crimine, della prostituzione e del ricatto d'alto bordo gestita dall'ombra di "Lucifero". Assistito da Virgilio — un ex primario caduto in disgrazia che vive in un camper tra i rifiuti — Dante affronterà una discesa nei gironi di degrado e perversione dell'edificio. Ma la missione di salvataggio si rivelerà solo il primo tassello di un inganno ben più profondo, destinato a riaprire le ferite mai rimarginate del suo passato.

Capitoli disponibili

  1. Capitolo 1
  2. Capitolo 2
  3. Capitolo 3
  4. Capitolo 4
  5. Capitolo 5
  6. Capitolo 6

Capitolo 1

La luce viola dell'insegna al neon filtrava dalla finestra, scandita da un brusio metallico e ipnotico. Fissavo un punto nel vuoto oltre il vetro; la sedia di legno, dura sotto la schiena, era l'unica cosa che mi impediva di crollare. Dalla strada, giù a San Lorenzo, saliva solo il rumore vuoto delle bottiglie di vetro spinte dalle setole di una scopa. Rotolavano sull'asfalto portandosi dietro la solitudine di chi le aveva strette tra le mani fino a poco prima, nell'illusione di comprarsi un'ora di felicità. Allungai un braccio verso il pavimento. La bottiglia di rum era ancora lì, chiusa nella busta di plastica del minimarket sotto casa. Un picchiettare di tacchi, lento e cadenzato, salì lungo le scale e si arrestò davanti al mio studio. Qualche istante dopo, tre colpi secchi batterono sul vetro opaco della porta. Non mi mossi. Continuai a fissare il buio. Arrivò una seconda serie

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Capitolo 2

«Chi cazzo si crede di essere?» borbottai, ancora circondato dal buio della stanza. «Entra, pretende, ordina. "La cifra non è un problema..." Arrogante del cazzo.» Piegai la busta e la scaraventai nel cestino, in mezzo ai rottami di cartone e alle bottiglie vuote. Ma la freddezza di quella donna mi si era piantata addosso come un ago infilato al centro della fronte. Aveva toccato un nervo scoperto, risvegliando un istinto che tentavo di soffocare da quando mi avevano strappato la placca da poliziotto e mia moglie era finita due metri sotto terra. Mi strofinai la faccia con i palmi delle mani, sentendo la barba ruvida di due giorni. Era quasi mattina; l'insegna al neon di fronte si era spenta, sostituita dal grigio uniforme dell'alba di San Lorenzo. Avrei dovuto buttarmi sul letto e dormire. Forse era l'unica cosa giusta da fare. Ma quel nome continuava a rimbombarmi in testa: Albergo

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