Storia · capitolo 5

Capitolo 5

Albergo Inferno di Pasquale

La notte seguente tornai ad osservare l'Albergo Inferno.

L'unico ingresso era presidiato a vista da un energumeno armato: il Caronte di cui mi aveva parlato il Professore. Le finestre del primo piano erano sbarrate da inferriate spesse e tutto il perimetro era battuto dall'occhio rosso delle telecamere a circuito chiuso.

Verso l'una di notte arrivò un camioncino telato, che parcheggiò a fari spenti davanti all'entrata. Scese un uomo rasato a zero, con un fucile d'assalto a tracolla. Dopo uno scambio di battute con Caronte, fece scendere una decina di ragazze. Le incolonnò spingendole con la canna dell'arma. Erano giovanissime, la pelle chiarissima, gli sguardi piantati sul terreno. A una che aveva rallentato la marcia scaraventò il calcio del fucile tra le scapole. La scena durò una manciata di secondi, poi l'Inferno le inghiottì.

Poco dopo fu il turno di un SUV nero con i vetri oscurati. Ne scese un autista in completo scuro che affrettò ad aprire la portiera posteriore per un uomo in doppiopetto. Si avvicinò a Caronte e gli sussurrò qualche parola: il gigante tatuato si fece subito mansueto e servile, spostandosi di lato per farlo passare.

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