Storia · capitolo 6

Capitolo 6

Albergo Inferno di Pasquale

Preciso come un orologio svizzero, il Professore mi fece segno di tornare al camper. Aveva scavato nel fango della rete e quello che aveva tirato fuori era interessante.

«Ho mosso un paio di vecchi contatti,» disse, facendomi cenno di sedere tra le risme di carta ammuffita. «Quello non è solo un mattatoio, Dante. Un giorno a settimana organizzano una festa privata per clienti d'alto bordo. Gente facoltosa, potenti, depravati. Si entra solo su invito.»

«E per la porta?» chiesi. «Come si passa la guardia?»

«Servono due cose: l'abito adatto e la parola d'ordine che cambia per ogni evento. La comunicano solo dopo l'avvenuto pagamento in bitcoin, ma sono riuscito a mettere le mani su quella di questa notte.» Virgilio abbassò la voce: «Carne. Dici quella parola a chi sta alla porta e sei dentro. Ma mi raccomando: una volta varcata la soglia, sei nel loro territorio. Se fai una mossa sbagliata ti fanno sparire nei sotterranei. Un'altra cosa: non puoi andarci da solo, serve una donna al tuo fianco.»

Uscii dal camper con il cervello in ebollizione. Adesso mi servivano due cose: un completo scuro decoroso e un'accompagnatrice credibile per quella follia.

Per il vestito bastava un sarto di fiducia a via Merulana. Per la donna, c'era un'unica opzione logica: la persona che mi aveva tirato dentro quel casino.

Digitai il numero stampato sul cartoncino nero. Beatrice rispose al secondo squillo, senza convenevoli.

«Novità?»

«Quanto ci tiene a quella ragazza?» chiesi senza preamboli.

«Farei qualunque cosa per tirarla fuori.» La sua voce era un filo di metallo tirato a lucido.

«Allora mi serve il suo aiuto. Ho il modo per entrare, ma mi serve una copertura. Devo presentarmi accompagnato.»

Non esitò un solo secondo. «Mi dica dove e quando.»

«Domani notte nel mio studio. Ore ventitré. Sia puntuale e spogliata dell'aria da filantropa.»

Riagganciò prima che potessi aggiungere altro. Quella donna era spaventosamente determinata. O spaventata a morte.

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