Storia · capitolo 1

Prologo

La strada che porta a te di Fabiana



Se qualcuno mi chiedesse cosa penso dei desideri, direi che sono una pessima idea. Non perché non funzionino.

La vita a volte fa questa cosa fastidiosissima di darti tutto ciò che avevi sempre sognato di avere. Ma lo fa o 1) senza darti né cartografie né direzioni né indicazioni sul fatto che sta avvenendo qualcosa di concreto, o 2) nel momento in cui sei perfettamente, assolutamente, irrimediabilmente capace di mandare tutto all’aria. Nella peggiore delle ipotesi, le due situazioni potrebbero persino sovrapporsi fra loro.

Molti desideri si avverano, dunque. Solo che lo fanno in modo diverso rispetto a quanto avessimo in realtà preventivato. Una vera e propria catastrofe per chi vorrebbe avere il controllo su ogni più insignificante aspetto della propria vita. Qualcuno come me, per esempio.

Abbasso lo sguardo sulla torta. La sala è immersa nel buio. L’unica fonte di luce, la stringa di luci che penzola dal soffitto basso, rende l’aria calda e appiccicosa. O forse sono gli sguardi puntatimi addosso a farmi sentire caldo.

I compleanni sono belli, ça va sand dire. Sono belli finché non ti ritrovi seduto al capo di una lunga tavolata, la sala sufficientemente gremita, ad aspettare che le ultime note stonate di un Tanti Auguri a Te improvvisato sfumino nell’aria e si disperdano pigramente. 

La panna si sta sciogliendo. La raccolgo con un dito prima che trapassi sulla tovaglia bianca.

Ho trent’anni. Tondi, panciuti. Le candeline al rovescio rifuggono la mia occhiata torva, campeggiano sbilenche sul dessert preconfezionato. 

Quante volte ho immaginato cosa sarei finita per diventare a trent’anni? Troppe, in tutta onestà. Il nastro del traguardo di una maratona fittizia senza premi né vincitori. Perché, alla fine, che cosa cambia davvero a trent’anni? Che cosa modifica il passaggio di una notte che si trasforma in mattino, di un mercoledì che si fa giovedì, nel bel mezzo di una settimana come innumerevoli altre tutte uguali, un pattern facilmente riconoscibile di una vita costruita nei minimi dettagli il cui epilogo è impossibile da prevedere del tutto?

Trent’anni. Ieri ero la stessa, un anno fa ero un’altra.

Come oggi, davanti alle candeline del mio compleanno, finalmente appagata, avevo deciso di impelagarmi nella conquista di tutto ciò che non avevo mai ottenuto. A parlare era stata la stessa parte di me che anni prima aveva detto: posso costruire una carriera che mi rappresenti. Era servito lo stesso atto di coraggio che mi aveva suggerito: puoi avere la vita che desideri, se ti impegni abbastanza. Ventinove giri attorno al sole: avevo trattenuto il respiro, stretto fra i denti il desiderio a lungo ruminato. Posso permettermi un amore che mi rispecchi. La stessa parte, lo stesso atto di fiducia. E avevo spento la fiamma con un soffio deciso. Quest’anno voglio incontrare il grande amore della mia vita.

Le luci sono troppo forti e vicine, le lampadine scottano. Ho caldo. Alzo lo sguardo dalla torta. 

Bisognerebbe fare attenzione a ciò che si desidera.

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