Storia · capitolo 7

Capitolo 7

SOTTO UN CIELO DI STELLE di Sirio

Arrivò infine il giorno in cui il castello di segreti crollò. Un mercoledì pomeriggio la mamma entrò in camera proprio mentre Tommaso stava spingendo a forza nello zaino una coperta di lana e un contenitore di lasagne avanzate. Di fronte a quel trasloco misterioso, la mamma si innervosì pretendendo risposte. Sentendo le voci alzarsi, anche il papà entrò nella stanza con sguardo severo.

Tommaso, messo alle strette, sentì la rabbia accumulata esplodere. Guardò la mamma negli occhi e urlò: — Altro che Africa! Il nonno è qui a Milano e vive sui cartoni in una stazione della metropolitana.

Nella stanza calò un silenzio di tomba. La mamma scoppiò in lacrime e il papà rimase immobile, colpito da un’ombra di antico dolore e profonda vergogna. Tommaso si sedette sul letto con il respiro affannato. — Mi avete mentito.

Il papà gli poggiò una mano sulla spalla: — Ti abbiamo protetto, Tommaso. O forse, abbiamo solo protetto noi stessi — confessò. — Tuo nonno se n’è andato qualche giorno dopo la tua nascita, schiacciato dai debiti. Era troppo orgoglioso e non voleva essere un peso. Eppure, la notte prima di sparire, è venuto a cercarti . Ti ha preso tra le braccia, ti ha sussurrato una benedizione e ti ha baciato sulla fronte, come per darti il suo addio. All’inizio abbiamo fatto di tutto per aiutarlo, ma lui rifiutava e spariva ogni volta.

La mamma si avvicinò, asciugandosi gli occhi: — Vedere tuo padre soffrire per i suoi rifiuti ci stava distruggendo. Quando hai iniziato a chiedere dei nonni, non ho avuto il coraggio di dirti che preferiva la strada a noi. Ho inventato l’Africa per darti un eroe da sognare, invece di un dolore da portare. Pensavamo si fosse spostato in un’altra città.

Quella notte nessuno in casa riuscì a dormire. Le bugie erano crollate, lasciando spazio a un silenzio teso, interrotto solo dai passi lenti del papà in corridoio. Gianni passò le ore a guardare il soffitto, comprendendo che l’ostinatezza di suo padre non avrebbe mai potuto vincere contro l'amore puro e innocente di un nipote.

Il giorno successivo il papà si presentò in camera di Tommaso prima del previsto, con le chiavi dell’auto in mano e lo sguardo deciso. Scesero i gradini della metropolitana e quando raggiunsero l’angolo tra i corridoi, nonno Savino era lì, seduto sul suo cartone. All’inizio l’anziano sgranò gli occhi, spaventato e imbarazzato all’idea di farsi vedere in quello stato dopo tanti anni. Il papà di Tommaso si bloccò a pochi passi, vedendo i segni che la strada gli aveva inflitto. Poi, tutte le sue difese cedettero. Fece un passo in avanti e si inginocchiò sul pavimento freddo della stazione: — Papà… adesso basta. È ora di tornare a casa.

I vecchi rancori si sciolsero. Nonno Savino allungò le braccia tremanti e i due si strinsero in un lunghissimo abbraccio bagnato dalle lacrime, sotto lo sguardo commosso di Tommaso. Tra il rumore dei treni e il viavai dei passeggeri indifferenti, capirono che contava solo il presente.

— Andiamo papà — disse il padre aiutando l’anziano a rialzarsi. — La tua avventura per strada finisce oggi.

Savino guardò Tommaso, poi strinse la mano del figlio e accennò un sorriso stanco, lasciandosi finalmente andare. L’orgoglio che lo aveva tenuto lontano per anni non poteva nulla contro la forza disarmante di quel nipote che, senza saperlo, lo aveva custodito nel cuore e amato fin dal primo istante.

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