Storia · capitolo 6

Luci del futuro

Ombre, colori e luci del futuro di Susanna Andreone

Aprì gli occhi e slacciò la cintura.

La voce dell’hostess annunciò l’inizio della discesa. Dal finestrino, le Alpi si mostravano come un susseguirsi di forme nette: cime bianche, valli scure, fiumi che scintillavano come filamenti di vetro. Il cielo, più in alto, passava dal grigio lattiginoso al blu più deciso in una gradazione morbida che sembrava raccontare in pochi centimetri il passaggio dalla notte al giorno.

Un senso di ebbrezza la pervase. Non era euforia, piuttosto una leggerezza nuova, come quando si toglie un cappotto troppo pesante entrando in una casa calda. Le parve che un velo si fosse tolto dagli occhi: gli stessi paesaggi che aveva visto decine di volte, in decine di voli, le apparivano improvvisamente più nitidi.

Pensò a Federico, al suo gesso pieno di firme colorate, al lago che l’aspettava, alle giornate che sarebbero seguite. Pensò anche ad Andrea, alla stanza d’albergo, al corridoio. Non provò né il vuoto di una perdita né il trionfo di una vittoria. Solo una quieta consapevolezza: quelle ombre facevano parte della sua storia, ma non occupavano più tutta la scena.

Si rese conto, infine, che “vedere oltre” non significava cancellare i volti che aveva amato, ma solo riuscire a guardarli dentro la cornice giusta, con i contorni che tornavano al loro posto. Non più al centro del quadro, ma in una sezione importante, riconoscibile, ormai compiuta.

Guardò l’ala dell’aereo tagliare una nuvola sottile, lasciando dietro di sé una traccia appena visibile. Sorrise. Era di nuovo a casa. E, per la prima volta da molto tempo, si sentì davvero in grado di scegliere i colori con cui dipingere il seguito.

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