Un invito inatteso
A volte è ben strana la vita, si disse, sfogliando distrattamente il giornale che aveva trovato sul comodino. L’invito di Andrea l’aveva sorpresa non poco.
Le foto in bianco e nero del congresso le passavano davanti agli occhi come ombre sgranate, senza davvero fissarsi da nessuna parte. Erano quasi le sette, la luce esterna si colorava di un arancio sporco contro i vetri fumé dell’albergo, ed era ora di prepararsi.
A dire il vero, era stata quasi tentata di rifiutare, ma poi si era detta che non poteva continuare a vivere in scala di grigi. Dopo una settimana di congresso, di cene formali, volti nuovi, colleghi affabili e irrilevanti, brindisi in cui aveva riso al momento giusto senza provare nulla, l’idea di passare una serata con un vecchio amico le era sembrata insieme un rischio e un sollievo , a patto di riuscire a riempirla di qualcosa che non fossero solo ricordi. Sperava solo di trovare argomenti di conversazione: l’idea di sedersi di fronte a lui in quel ristorante dalla luce morbida, senza sapere cosa dire, le dava già un po’ di ansia.
«Parleremo di lavoro, ovvio», si rassicurò, alzandosi, come se il lavoro fosse sempre il porto sicuro in cui rifugiarsi quando il resto faceva paura . Il riflesso nello specchio le restituì la sua figura allungata in toni metallici: occhi grigi, occhialetti ovali, capelli biondi raccolti alla meglio.
Decise per una doccia calda, lasciando che il vapore appannasse la superficie lucida. Dopo, avrebbe fatto la telefonata di rito a Federico per sapere come stava e per confermare l’orario di arrivo l’indomani. Immaginò il display illuminarsi con il suo nome, una piccola macchia di luce nel buio della stanza sul lago.
L’acqua calda le scivolava addosso e portava via un po’ di stanchezza, ma non i pensieri; dietro le palpebre chiuse si accendevano a flash immagini di anni prima: lei in macchina, di notte, in un
parcheggio deserto, a controllare compulsivamente il telefono, mentre lui non arrivava e non scriveva, lei a guardare ossessivamente l’arrivo di un messaggio come un segnale nel buio.
Ricordava la sensazione precisa di vergogna, quella stretta allo stomaco al pensiero degli sguardi altrui: cosa ci fa quella lì da sola a quest’ora, truccata per qualcuno che non si presenta?
Ma era un’altra vita, un altro mondo, tanta acqua era passata sotto i ponti, c’era Federico che l’aspettava a casa…. Fuori, la cornice del finestrone si stagliava come un rettangolo scuro contro il cielo pallido di Francoforte.
Dopo questo capitolo puoi leggere anche
LETTERA ALLA MAREA
LETTERA ALLA MAREA Camilla teneva il foglio in mano mentre scriveva con la sua penna preferita. Scriveva in piedi accanto al letto, le lenzuola bianche disfatte. Schiena dritta, le gambe nude; le piaceva sentire il freddo percorrerle la pelle. Vent’anni, ca
IL PROFUMO DELL'ARGILLA tratto da
In un contesto dove le sfide quotidiane si intrecciano con la speranza, il libro esplora la storia di Serena Gullaci. Attraverso una narrazione poetica, divertente, nostalgica e immediata l'opera affronta temi cruciali come la resilienza e la ricerca di identi
Un insolito viaggio di andata e ritorno
È la storia di Olivia giovane scrittrice freelance, che non riesce più a scrivere storie emozionanti. La sua editrice le dice che deve ritrovare la sua vena perché i suoi personaggi, nelle ultime storie, avevano perso carattere. Le consiglia di andare in mezzo
Codice aperto- L'algoritmo a palazzo
CODICE APERTO- L’algoritmo a PalazzoSono le 9 di lunedì 13 aprile quando accendo il registratore davanti al municipio. Il cartello con il nome del nuovo sindaco è già affisso all'ingresso: Alba Rizzo. Lo leggo ad alta voce, per verificarne la consistenza. Ness