Storia · capitolo 1

Un invito inatteso

Ombre, colori e luci del futuro di Susanna Andreone


A volte è ben strana la vita, si disse, sfogliando distrattamente il giornale che aveva trovato sul comodino. L’invito di Andrea l’aveva sorpresa non poco.

Le foto in bianco e nero del congresso le passavano davanti agli occhi come ombre sgranate, senza davvero fissarsi da nessuna parte. Erano quasi le sette, la luce esterna si colorava di un arancio sporco contro i vetri fumé dell’albergo, ed era ora di prepararsi.

A dire il vero, era stata quasi tentata di rifiutare, ma poi si era detta che non poteva continuare a vivere in scala di grigi. Dopo una settimana di congresso, di cene formali, volti nuovi, colleghi affabili e irrilevanti, brindisi in cui aveva riso al momento giusto senza provare nulla, l’idea di passare una serata con un vecchio amico le era sembrata insieme un rischio e un sollievo , a patto di riuscire a riempirla di qualcosa che non fossero solo ricordi. Sperava solo di trovare argomenti di conversazione: l’idea di sedersi di fronte a lui in quel ristorante dalla luce morbida, senza sapere cosa dire, le dava già un po’ di ansia.

«Parleremo di lavoro, ovvio», si rassicurò, alzandosi, come se il lavoro fosse sempre il porto sicuro in cui rifugiarsi quando il resto faceva paura . Il riflesso nello specchio le restituì la sua figura allungata in toni metallici: occhi grigi, occhialetti ovali, capelli biondi raccolti alla meglio.

Decise per una doccia calda, lasciando che il vapore appannasse la superficie lucida. Dopo, avrebbe fatto la telefonata di rito a Federico per sapere come stava e per confermare l’orario di arrivo l’indomani. Immaginò il display illuminarsi con il suo nome, una piccola macchia di luce nel buio della stanza sul lago.

L’acqua calda le scivolava addosso e portava via un po’ di stanchezza, ma non i pensieri; dietro le palpebre chiuse si accendevano a flash immagini di anni prima: lei in macchina, di notte, in un

parcheggio deserto, a controllare compulsivamente il telefono, mentre lui non arrivava e non scriveva, lei a guardare ossessivamente l’arrivo di un messaggio come un segnale nel buio.

Ricordava la sensazione precisa di vergogna, quella stretta allo stomaco al pensiero degli sguardi altrui: cosa ci fa quella lì da sola a quest’ora, truccata per qualcuno che non si presenta?

Ma era un’altra vita, un altro mondo, tanta acqua era passata sotto i ponti, c’era Federico che l’aspettava a casa…. Fuori, la cornice del finestrone si stagliava come un rettangolo scuro contro il cielo pallido di Francoforte.


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