L’ESAME DI STATO
Era già da qualche anno che faceva l’assistente universitario. Teneva ormai quasi sempre lui le lezioni del corso mentre il Professore era impegnato per la libera professione. Lei gli diceva spesso che avrebbe dovuto smettere e decidersi finalmente a sostenere l’esame di stato per dedicarsi alla professione visto che i pochi assegni di ricerca coprivano a malapena le spese che sosteneva da pendolare.
La lezione quel giorno era andata particolarmente bene, aveva esposto i concetti in maniera fluida seguendo la scaletta prefissata, aggiunto qualche spunto progettuale agli esempi a supporto e suscitato molto interesse. Al termine della presentazione si era seduto dietro alla cattedra, stanco ma ancora motivato mentre gli studenti si avvicinavano per porre qualche domanda.
Per ultima si era avvicinata la studentessa, che flirtava con lui da un pò, per chiedergli se poteva accompagnarla a casa dato che era arrivata lì tramite una compagna di corso che non era più disponibile per il ritorno. Avrebbe gentilmente declinato l’invito come in altre occasioni ma era una giornata calda di primavera, la lezione era stata particolarmente appagante e non aveva voglia di fare la solita strada da solo.
- Nessun problema, - aveva risposto, con una strana sensazione allo stomaco con la quale il corpo lo avvisava del pericolo in vista.
Durante il viaggio non avevano parlato molto, poi a lui era venuto in mente di aver appena assistito ad uno spettacolo di danza grazie all’invito di un amico scenografo. La compagnia di ballo con cui il suo amico aveva collaborato aveva addirittura vinto la manifestazione e, alla fine dello spettacolo, aveva conosciuto i ballerini e cenato con loro. Non aveva colto l’occasione di sottolineare che non era solo a quel evento.
- Conosco benissimo i vincitori, sono eccezionali, anch’io, sai, sono una ballerina da quando ero piccola. Mi devi raccontare tutto di quella serata, deve essere stato incredibile. Magari beviamo qualcosa una di queste sere?
Il semaforo era rosso, ormai il sole calato dietro le montagne all’orizzonte. Era rimasto in silenzio, con le mani sul volante, la tensione sottile allo stomaco mentre lo sguardo indugiava per un attimo sui suoi jeans attillati che risaltavano le gambe snelle e lunghissime.
Avrebbe potuto continuare il racconto adesso se non avesse avuto fretta di tornare subito a casa. Lei non sarebbe sembrata sorpresa, avrebbe sorriso con la bocca e con gli occhi. Sarebbero stati lì, nell’abitacolo, con il rumore lontano della strada e quell’intimità improvvisa. Lei avrebbe chiesto a cosa stesse pensando. Lui, appena esitante, avrebbe risposto a come dev’essere stato vederla ballare. Lei lo lo avrebbe guardato senza smettere di sorridere. Un silenzio complice, un leggero avvicinarsi. La mano di lui sulla sua guancia calda e morbida. Il primo bacio delicato, quasi incerto. Lei, con grazia, si sarebbe sfilata le scarpe e i jeans per spostarsi sopra di lui. I movimenti avrebbero trovato un ritmo naturale, calmo, nonostante l’abitacolo stretto. Ogni gesto avrebbe portato al successivo, come in una danza. Il respiro sarebbe diventavo più intenso fino al gemito, la voce prima sussurrata sarebbe sgorgata piena, i corpi abbracciati stretti più possibile. Poi un graduale ritorno al silenzio, il battito dei cuori ancora sostenuto. Con la stessa eleganza lei sarebbe tornata a sedere sul sedile accanto per ricomporsi con uno sguardo complice.
Appena scattato il verde aveva riacceso il motore, il primo gesto sembrato estraneo a quel momento. Una volta arrivati sotto casa sua, lei era scesa senza fretta. Prima di chiudere la portiera, leggermente piegata verso di lui:
- Allora, - sorridendo - Mi inviti a bere qualcosa una di queste sere?
- Scusa ma non so se è una buona idea, sono impegnato in una storia seria, stiamo attraversando un momento difficile ma ci vogliamo dare un’opportunità - aveva risposto con la morsa allo stomaco per lo sforzo di sopire le sue fantasie.
L’aveva vista allontanarsi lungo il vialetto di casa, poi scomparire dietro il portone.
Lui rimasto solo, aveva solo bisogno di qualche momento per riordinare le idee prima di tornare a casa. Non poteva accorgersi dell'auto parcheggiata poco più avanti, con i fari spenti.
Dentro, un uomo aveva osservato la scena che confermava i suoi sospetti covati a lungo sulla compagna. Poi, con calma, si era avvicinato alla macchina dell’amante con una mazza da baseball in mano.
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