REAZIONE IATROGENA
Non andare a lavorare oggi. Cinque parole soltanto e un’espressione negli occhi che lei non aveva mai visto prima. Gli aveva risposto subito di sì, che avrebbe avvertito in ufficio e sarebbe stata con lui quella mattina. Decisero che non si poteva stare a casa, una passeggiata al parco avrebbe fatto loro bene. Tutto aveva però qualcosa di circolare, i pensieri, le parole che pronunciava e che ascoltava da lei erano prive di peso e di direzione. Frammenti di natura, l’erba, gli alberi, il suono della ghiaia sotto i passi, la testa che ruotava su se stessa.
Erano tornati a casa con un breve tragitto in macchina, i pensieri correvano ancora più forte verso un epilogo sempre più certo nella mente. Sarebbe stato il suo ultimo giorno di vita.
Appena parcheggiato era uscito dall’auto, lei lo aveva seguito subito dopo. Gli chiedeva di calmarsi spaventata ma lui sentiva che restare calmo in quel momento era semplicemente impossibile. Si era allontanato di qualche metro, in un giardino privato, chiudendosi il cancello alle spalle e urlandole di stargli lontano. Non avrebbe saputo mai chi aveva chiamato i carabinieri, forse l’anziano vicino di casa che si era avvicinato richiamato dalla scena, forse qualcuno affacciato alla finestra attirato dai rumori. Non avevano dovuto convincerlo a seguirli nel furgone per scortarlo al pronto soccorso. Il militare che gli era seduto vicino lo guardava con aria compassionevole mentre lui cercava di non farsi notare fissando la pistola di ordinanza che portava alla cintura. Nella sala dell’ospedale, il personale medico lo stava già aspettando, pronti a somministrargli il potente ansiolitico. Venti gocce in un bicchiere, poi era stato disteso nel lettino al centro della stanza, i muscoli si erano rilassati quasi subito, tranne quelli stretti alla mano dell’infermiera che gli stava accanto.
- Lei non è pazzo. - Non sembrava vi fosse dubbio nelle parole dello psichiatra che lo aveva visitato poco dopo.
- La teniamo un paio di giorni in osservazione per accertarci che sia stato un episodio isolato.
Lei, rimasta fuori dalla stanza per tutta la visita, era entrata appena possibile, gli aveva sorriso e preso la mano.
- Visto? Te l'avevo detto che sarebbe andato tutto bene.
I risultati degli esami erano arrivati verso sera. L'infermiera era entrata nella stanza insieme al medico. Avevano i volti seri.
- Dobbiamo farle qualche domanda.
Lui si era messo seduto.
- Nei giorni scorsi ha assunto farmaci che non le erano stati prescritti?
- No.
- Qualcuno potrebbe averle somministrato qualcosa senza che lei lo sapesse?
- No, perché?
- Abbiamo trovato una sostanza che non dovrebbe essere nel suo organismo. Una dose ripetuta può provocare confusione, agitazione, alterazioni della percezione.
Il carabiniere nel frattempo era entrato per prendere la dichiarazione del paziente, fermandosi accanto al letto.
Poi era accaduto tutto rapidamente. Un urlo dell’infermiera che l’aveva vista con la pistola sottratta al militare.
Lo sparo.
Il medico accorso per soccorrere la vittima già immobile.
La compagna disarmata a terra pochi metri più avanti.
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