Storia · capitolo 8

capitolo 8: due giorni indimenticabili

sentimenti nascosti di faby

Il 7 luglio.


Finalmente era arrivato il giorno in cui avrei visto Josh giocare a football. L'emozione mi faceva tremare le mani mentre io e Jessie ci avviavamo verso lo stadio. Lì ci avrebbero raggiunto i suoi amici di sempre, Eric e Max.


Non appena Jessie vide Eric, gli corse incontro e si gettò tra le sue braccia con un sorriso che parlava da solo. Max, invece, si avvicinò a me.


«Ciao Amy, come stai? Ho saputo che tu e Josh vi siete messi insieme.»

Il suo sguardo era velato da una tristezza difficile da nascondere. Cercai di non darci troppo peso e risposi con un sorriso leggero:

«Tutto bene, grazie. E tu?»


Max abbassò per un istante lo sguardo, i suoi occhi si fecero lucidi. «Tutto bene. Per me conta solo che tu sia felice. Se Josh ti rende felice, io non posso che esserlo per voi.»


Quelle parole mi colpirono dritte al cuore. Sapevo che era rimasto deluso quando lo avevo rifiutato, ma tra me e lui non ci sarebbe mai potuto essere nulla. Il mio cuore era sempre stato di Josh. Max sarebbe rimasto soltanto un amico, anche se un amico prezioso. Lo abbracciai in silenzio, restando stretta a lui per qualche secondo, poi ci staccammo senza aggiungere altro.


Dopo mezz'ora eravamo sugli spalti del Michigan Stadium. Il sole splendeva alto e l'aria fresca era densa di tensione. Più di centomila persone gremivano gli spalti, urlando, ridendo, intonando cori. Un mare di bandiere blu e gialle sventolava nell'aria, tingendo lo stadio dei colori dei Wolverines.


Il cuore mi batteva all'impazzata. Josh, il mio Josh, stava per scendere in campo come quarterback titolare. Jessie mi prese la mano, stringendola forte. «Andrà bene, Amy. Josh è un grande giocatore.»

Annuii, e quell'incoraggiamento mi scaldò il cuore.


L'arbitro fischiò. Il boato della folla mi investì come un'onda, facendomi vibrare le ossa. La partita ebbe inizio.


Josh correva, lanciava, guidava la sua squadra con sicurezza. Ogni sua mossa era precisa, carica di energia. Ogni volta che il pallone lasciava le sue mani e trovava il compagno giusto, lo stadio esplodeva in un urlo assordante. Io non riuscivo a staccare gli occhi da lui, fiera e agitata allo stesso tempo.


La partita fu un susseguirsi di emozioni: i Wolverines andarono in vantaggio, poi gli avversari ridussero lo scarto. Il punteggio saliva, la tensione cresceva. Io mi aggrappavo al braccio di Jessie, urlavo, ridevo, piangevo. Non ero mai stata così coinvolta.


Nell'ultimo quarto, Josh lanciò la palla perfetta che portò al touchdown decisivo. Lo stadio esplose. I Wolverines avevano vinto, 31 a 24.


Mi ritrovai a correre verso il campo, il cuore in gola. Josh era sudato, il volto arrossato dalla fatica, ma il sorriso che mi rivolse cancellò tutto il resto. Mi gettai tra le sue braccia.

«Sei stato incredibile!» gridai, abbracciandolo forte.


Lui rise, sollevandomi da terra e facendomi girare in aria. «Grazie, amore! Non ce l'avrei fatta senza di te!» Poi mi baciò, lì davanti a tutti.


Sentii il cuore esplodermi nel petto: orgoglio, amore, felicità. Tutto si mescolava in un'unica sensazione meravigliosa. Quella giornata, con Josh tra le mie braccia e la folla che ancora urlava, mi sembrò davvero perfetta.


il 9 luglio 


Quando finimmo di cenare, ero piena di energia e non vedevo l'ora di uscire. Jessie era di là in cucina che chiacchierava con i miei mentre io mi davo un'ultima sistemata ai capelli davanti allo specchio della camera, super entusiasta per la serata. Jessie è la mia migliore amica, oltre a essere la cugina di Josh, e passavamo praticamente ogni giorno d'estate insieme, tra mare, risate e colpi di testa.

"Amy! Muoviti, c'è mio cugino fuori in macchina!" mi urlò Jessie dalla cucina, ridendo mentre mi raggiungeva nella stanza per recuperare le borse.

Uscimmo insieme di corsa e, appena richiusi il portone, la brezza calda della sera ci sferzò il viso. La macchina di Josh era accostata sul ciglio della strada, con i fari di posizione accesi che tagliavano la penombra della via. Lui era appoggiato alla portiera dal lato del guidatore, con le mani affondate nelle tasche dei calzoncini. Quando alzai gli occhi nella sua direzione, sollevò la testa e ci dedicò uno dei suoi soliti sorrisi contagiosi.

"Ce l'avete fatta," disse, aprendoci le portiere con un gesto teatrale. Jessie salì al volo dietro, lasciandomi il posto sul sedile del passeggero davanti. "Cominciavo a pensare che sareste rimaste rintanate in casa a fare gossip."

"La colpa è di Amy che ci mette un secolo a scegliere i vestiti!" scherzò Jessie dal sedile posteriore, mentre Josh metteva in moto e la musica partiva a basso volume dall'autoradio.

Guidò lontano dalle luci forti del centro, verso la zona più tranquilla del lungomare dove andavamo sempre. Una volta parcheggiato a ridosso della duna, scendemmo tutti e tre. Jessie andò un attimo avanti, attirata dal suo ragazzo Eric che stava in compagnia di Max, lasciando me e Josh a camminare sulla sabbia tiepida, un po' più indietro, chiacchierando del più e del meno. Accanto a lui mi sentivo sempre incredibilmente a mio agio; c'era una complicità naturale che non aveva bisogno di troppe parole.

"Quindi," esordii dopo qualche minuto, guardando il riflesso della luna sull'acqua mentre sentivamo in lontananza la voce di Jessie che salutava gli altri, "sabato c'è la partita. Sei carico?"

Lui raccolse una conchiglia distaccatamente, rigirandosela tra le dita prima di lanciarla verso l'acqua con un mezzo sorriso. "Sì, parecchio. Cioè, un po' di tensione c'è sempre, sai com'è. Quando sei lì in mezzo al campo, con tutta quella gente che fa il tifo, l'adrenalina è a mille e vuoi solo dare il massimo." Si fermò per un istante, voltandosi a guardarmi negli occhi, con uno sguardo improvvisamente più attento. "Tu verrai a vederla, vero?"

Incrociai il suo sguardo, sentendo una strana, bellissima stretta allo stomaco. "Certo che vengo. Non me la perderei per nulla al mondo." Feci una breve pausa, affondando i piedi nudi nella sabbia asciutta, sentendomi incredibilmente felice in quel momento. "Anzi, sono sicura che spaccherai. Quando giochi sei nel tuo elemento, sai sempre esattamente cosa fare."

Josh si fermò del tutto, costringendomi ad arrestarmi a pochi passi dalla riva, dove il rumore della risacca era regolare e rilassante. Mi guardò intensamente, con un'espressione stampata in viso che non gli avevo mai visto prima, libera da qualsiasi distrazione.

"Significa molto per me che tu ci sia, Amy," disse, e la sua voce si fece un po' più bassa, quasi confusa con il suono del mare. Si avvicinò di un passo, tanto che riuscivo a percepire il calore che emanava sotto la brezza marina. "Davvero. Sapere che sei lì a fare il tifo mi dà una carica pazzesca."

Trattenni il respiro per un secondo, colpita dalla serietà e dalla dolcezza delle sue parole. Il rumore dei locali in lontananza sembrò svanire, lasciando spazio solo al calore di quel momento tra noi due, sul bagnasciuga.

"Allora facciamo un patto," propose Josh, accennando un sorriso dolcissimo mentre i suoi occhi scuri cercavano i miei. "Sabato io gioco la mia partita migliore in assoluto, e tu mi prometti di festeggiare con me subito dopo. Ci stai?"

Rimasi a guardarlo, catturata dalla sua sicurezza e da quella scintilla speciale. Sentii che qualcosa tra di noi, sotto il cielo di quella notte d'estate, stava cambiando per sempre, diventando ancora più bello.

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