Storia · capitolo 2

capitolo 2: ritrovarsi

sentimenti nascosti di faby

La porta si aprì piano e comparve Josh. Il tempo sembrava non averlo cambiato, e allo stesso tempo sì: i suoi capelli castani erano leggermente più lunghi, disordinati come sempre, e gli occhi color cioccolato mi colpirono con quella stessa intensità che ricordavo. Indossava una semplice t-shirt nera e un paio di jeans, ma su di lui sembravano perfetti.


«Ciao, cuginetta!» esclamò con un sorriso caloroso, stringendo Jessie in un abbraccio.

Poi i suoi occhi si posarono su di me. «Ciao, Amy.»

La mia voce si bloccò in gola, ma riuscii a sussurrare: «Ciao, Josh.»


Il suo sorriso si allargò, e mi sentii sciogliere. Ero sempre stata brava a nascondere le emozioni con gli altri, ma non con lui.


Scendemmo tutti in salotto, dove la signora Miler ci accolse con entusiasmo. «Finalmente siete tornati!» disse, baciando suo figlio sulla guancia. Josh rise, un po' imbarazzato. La madre di Jessie, cioè sua zia lo strinse forte a sé.


Io e Jessie ci sedemmo sul divano, mentre lui raccontava del suo anno trascorso all'università di economia nel Michigan. Non potevo smettere di fissarlo: la sicurezza con cui parlava, i gesti delle mani, perfino il modo in cui rideva.


Jessie, con la solita spontaneità, lo incalzò con domande. «Quindi, hai fatto amicizia con qualcuno lì?»

«Sì, parecchi ragazzi. Io ed Eric, spero che ti ricordi di lui Jessie, perché lui di te si ricorda, comunque abbiamo un compagno di stanza che diventerà sicuramente il nostro migliore amico. E poi c'è Max, Jessie te già conosci pure lui. Frequentiamo due percorsi di studio diversi ma studiamo sempre insieme. È diventato molto bravo a studiare.»


Il nome rimase impresso nella mia mente il nome Max, senza sapere ancora quanto sarebbe diventato importante.


Quando ci sedemmo a tavola, la cucina si riempì di profumi: pasta al forno, insalata fresca, e il pane, Josh e Jessie si punzecchiavano con battute, come al solito. Io sorridevo, ma dentro sentivo crescere un nodo: quell'intesa tra loro mi faceva male, anche se non avrei mai avuto il coraggio di ammetterlo.


Dopo pranzo, ci spostammo in giardino. Il sole stava calando e l'aria aveva un profumo dolce di erba appena tagliata. Jessie prese la chitarra e cominciò a strimpellare qualche accordo, mentre Josh si accomodò accanto a me.


«Allora, come va la scuola?» mi chiese.

«Abbastanza bene» risposi, cercando di sembrare sicura. «Anche se matematica resta un incubo.»

Josh rise, e il suono mi colpì dritto al cuore. «Non sei mai cambiata, eh?»

«Già. Ma almeno in arte me la cavo.»


Rimanemmo qualche minuto in silenzio, osservando Jessie che cantava sottovoce. Il cielo si colorava di rosa e arancione. Era un momento semplice, ma perfetto.


E dentro di me lo sapevo: rivedere Josh aveva risvegliato qualcosa che non avevo mai davvero dimenticato.

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