Storia · capitolo 9

Capitolo 8:

Lettere dal passato di Arianna Di Casimiro

-allora sei tu la mamma di Charlie?Sai chi sono io?Il mio nome è Casey,sono il suo nuovo amico-disse il bimbo biondo sorridendo alla donna,lei lo guardò sorridendo debolmente,ancora incredula che il suo secondo figlio fosse proprio lì davanti a lei...

-certo che lo so piccolo,sicuramente sei un bimbo molto in gamba,mio fratello ha detto che sei andato in missione con Michael per tutto questo tempo,ti fa onore Casey,devi essere fiero di te stesso-gli rispose la donna allargando il sorriso,se c’era una cosa che non dubitava affatto era quella di aver dato alla luce due figli fantastici e molto in gamba.

Il modo spedito in cui camminava la donna dai capelli color biondo miele fece capire a Peter che qualcosa non andasse,così si affiancò ad essa senza farsi notare e la guardò preoccupato,cercando di capire quali pensieri le stessero bombardando la testa in quel momento

-Jennifer,tutto bene?Ti vedo parecchio pensierosa...c’è qualcosa che non va?-chiese il giovane alla sua collega,la donna alzò lo sguardo verso di lui e annuì,poi rivolse di nuovo lo sguardo verso il bambino,che stava camminando accanto a lei in modo vigile e spedito

-Casey,tesoro,va a vedere se la barca con cui siete arrivati prima è ancora disponibile per tornare in città-disse dolcemente al biondo,esso annuì e si diresse correndo verso il piccolo porto,mentre i due poliziotti stavano per affrontare il discorso che a Jennifer faceva paura più di qualsiasi altra cosa.

-Jenn,seriamente,cosa c’è che non va?Ti conosco bene e so che sei preoccupata per qualcosa,si vede benissimo...-

-Casey è mio figlio Peter-disse fermamente la donna senza usare giri di parole

Il suo collega spalancò gli occhi per la sorpresa,ancora due millimetri e sarebbero usciti fuori dalle orbite.

-stai dicendo sul serio?!Ma Charlie non sa nulla!Eppure dovrebbe ricordarsi di avere un fratello minore no?-chiese il moro riprendendo un minimo di lucidità

-purtroppo no Peter,devi sapere che c’è una storia dietro a questi strani laboratori,ancor prima che iniziassero ad operare qui gli scienziati eseguivano i loro esperimenti in un’altra città,io sapevo esattamente qual’era il rischio e infatti non ho mai permesso a nessuno di toccare Charlie,ma quando una persona a me vicina ha deciso di prendere parte in questa organizzazione sono dovuta fuggire con lui,purtroppo il piccolo Casey è rimasto nei laboratori ed è stato liberato da Michael solo un paio di anni fa,mi sento molto in colpa a sapere che è rimasto tutto quel tempo chiuso lì,ma non sapevo neanche che fosse vivo altrimenti sarei corsa subito a salvarlo...farei di tutto per lui e per Charlie,sapere che Casey era vivo mi ha sconvolto,infatti ora non so quale sia la maniera giusta per dirglielo...-concluse la bionda trattenendo a stento le lacrime,il suo collega e ormai amico Peter le accarezzò una spalla cercando di tranquillizzarla in qualche modo,mentre si lasciava andare completamente in un pianto disperato

-perché non gli spieghi direttamente ciò che è successo?Dire la verità non fa mai male,magari riuscirà a comprenderti,infondo anche lui sa quanto sia dura lì dentro...-

-giusto Peter,grazie per esserti preoccupato per me-

-ormai sono anni che lavoriamo insieme Jenn,ti conosco molto bene e riconosco benissimo quando qualcosa ti preoccupa,ora andiamo,dobbiamo sorprendere quei pazzi nel miglior modo possibile,qualsiasi cosa abbiano fatto la devono pagare molto cara-concluse il più giovane mentre varcavano l’ingresso del porto di Nierzy Island,alla ricerca di Laurie e della sua barca...

Mentre lo sceriffo,il vice-sceriffo e il loro aiutante Casey tornavano in città,Charlie e Kevin avevano già diviso il lavoro secondo le loro tempistiche,eseguendo un perfetto piano degno dei due.

In quel momento infatti avevano messo da parte tutte le documentazioni trovate nella stanza e stavano finendo di esaminare le lettere in attesa di trovare l’esatta collocazione dei laboratori.

-allora amico,a chi siamo arrivati?-chiese Kevin al ragazzo dai capelli color miele

-Miguel,il fratello di Mya...-rispose Charlie con un tono dispiaciuto,nonostante stesse facendo di tutto per essere forte,rimaneva sempre il solito ragazzo sensibile,forse fin troppo...

-lo so fratello,è dura anche per me sentire questi nomi e sapere in che postaccio si trovano,ma so per certo che tra poco saranno di nuovo qui con noi,e tornerà tutto come prima-lo rassicurò il ragazzo dai capelli color rame strappandogli un leggero sorriso.

Prese la valigia che aveva portato fino a lì e la aprì:le lettere,i documenti,la lista dei ragazzi e i loro oggetti personali,era tutto lì.Il biondo prese la lettera con l’iniziale F scritta sopra,fece un respiro profondo e,solo dopo aver ottenuto il consenso dal suo migliore amico,iniziò a leggere.

È ridicolo.

Una cosa senza senso!

Mi hanno chiuso in una stanza piena di strani fogli e documenti riguardanti una società inglese di scienziati,quei bastardi non vogliono lasciarmi andare,forse non sanno che tra una settimana ho la partita più importante dell’anno,devo assolutamente allenarmi,se perdo non potrò giocare la semifinale e gli allenatori del Denver Football Team non mi noteranno mai…

Ho provato a fare resistenza ma ho peggiorato solo le cose:mi hanno legato braccia e gambe ad una sedia e messo del nastro adesivo sulla bocca.Fortunatamente,grazie alle mie doti atletiche,sono riuscito a liberarmi cadendo all’indietro e rompendo la sedia,ma quelle stupide guardie mi hanno visto nel pieno della mia “possibile fuga”,sono entrati e mi hanno dato questo foglio e una penna.

Mi hanno fatto sedere sulla scrivania in fondo alla stanza e ora sto scrivendo questa lettera,vogliono che io racconti come sono arrivato qui,non capisco cosa ci debbano fare però…

Scriverò questa lettera,si stanno già innervosendo questi due…

Tutto inizió una settimana fa,avevo appena finito l’ultima lezione della mattinata,chimica mi faceva schifo ma ad aiutarmi c’era il mio amico Tom,la amava e non ne avevo ancora capito il perché…

Stavo andando verso il campo da calcio quando incontrai Tiffany,mia cugina,una delle ginnaste più brave che la nostra scuola abbia mai avuto,sarebbe già il capitano se non ritenesse giusto concedere il posto a Jane,ha sempre avuto questo odio represso per Tif e,sebbene ella fosse una bellissima ragazza,molto brava a scuola e con un grande talento per la ginnastica,voleva superarla a tutti i costi…

La vidi procedere verso l'aula da sola,la fermai e decisi di percorrere un breve tratto di strada con lei,abbiamo un bellissimo rapporto fin da quando eravamo bambini,le voglio molto bene e non voglio che vada in giro da sola,potrebbero farle del male…

Per questo,quando non la vidi il giorno dopo a scuola il mio cuore si fermó.

Fin dai tempi dell’asilo passavamo ogni secondo della nostra vita insieme,mia madre è la sorella della sua,anche loro avevano un bellissimo rapporto e ci hanno insegnato molti importanti valori sull’amicizia che hanno mantenuto forte e stabile la nostra con il passare degli anni.

La zia era disperata,Tif è una ragazza molto precisa,dopo l’allenamento sarebbe dovuta tornare a casa e se avesse avuto qualcosa in programma avrebbe avvertito di sicuro i suoi genitori.

Era scomparsa da due giorni,tra poco la polizia l’avrebbe data ufficialmente per dispersa e sarebbero iniziate le ricerche,mancavano poche ore ed io non riuscivo a tranquillizzarmi,non dormivo più e dopo le lezioni mi precipitavo in commissariato per vedere se c’erano delle novità,ma non cambiava niente:si limitavano a cercarla per la città,dopo una mezz’oretta rinunciavano e tornavano in ufficio,avrebbero potuto almeno farlo con più attenzione!

Quando dissero alla mia famiglia che non avrebbero continuato mi infuriai,anche se di lei non c’era nessuna traccia non potevano lasciar correre così!

Li mandai a quel paese e corsi fuori,ero certo che sarei riuscito a trovare qualche indizio anche da solo.

Percorsi il tragitto dal commissariato a scuola in pochi secondi,il mio motorino non era mai andato così veloce,ma per la mia piccola Tif avrei fatto di tutto…

Pensai all’ultima volta che l’avevo vista,dalle indagini l’ultima persona con cui aveva parlato era proprio Jane,l’avevano interrogata l’altro giorno:l’espressione vuota e gli occhi rossi e colmi di lacrime dimostravano quanto tenesse a lei nonostante la loro competizione continua…

Cercai qualcosa lungo la strada per arrivare ai campi,non c’era niente di diverso…

Mi diressi verso l’edificio in cui si allenava la sua squadra,ispezionai ogni singolo metro della stanza,la porta dello stanzino era aperta,questa cosa mi spaventò molto, soprattutto perché ero totalmente solo,ma per Tiffany mi sarei anche fatto amputare entrambe le braccia.

Raccolsi un po’ di coraggio ed entrai.

Era lì.

Distesa a terra,priva di sensi.

Mi precipitai accanto a lei e cercai in tutti i modi di svegliarla…

Aprì improvvisamente gli occhi e mi guardò spaventata,cercai di farla alzare ma non si muoveva, sembrava stesse avendo un attacco di panico,respirava affannosamente e mi pregava di andare via,non la ascoltai e mi sedetti accanto a lei cercando di calmarla,quando la porta si chiuse.

Mi alzai frettolosamente e provai ad aprirla,niente.

Era bloccata.

Misi tutta la mia forza per sfondarla,possibile che nessuno mi avesse sentito?!

Mi voltai verso mia cugina e notai che guardava alle mie spalle con una faccia da funerale,non ebbi neanche il tempo di voltarmi che vidi una mano premermi con forza un panno sulla bocca,la vista mi si offuscò e caddi accanto a Tif prima di perdere i sensi.

-Miguel Herman

Charlie rilesse attentamente la lettera del fratello della sua migliore amica,era la prima della seconda valigia,quindi doveva essere stato preso una decina di giorni fa…

Questi erano i problemi che ruotavano nella testa del ragazzo:quando è stato preso,come viene torturato?Dove dovevano iniziare a cercarli?

Non dormiva da due giorni,durante la notte ne approfittava per analizzare ogni singola parola dei documenti mandati dalla sua migliore amica,cercando di scoprire qualcosa in più…

Kevin era tornato a casa sua,non ne poteva più neanche lui,era diventato stressante sapere tutte quelle cose,avevano una miriade di responsabilità e se non fossero riusciti a trovarli la colpa sarebbe stata la loro…

Le uniche due cose che voleva Charlie erano prima poter riabbracciare la sua amica al più presto e poi trovare gli altri ragazzi per poterli riportare finalmente dalle loro famiglie.

Ripose la lettera nell’archivio che aveva creato e pensò di continuare ad esaminarle,infondo suo zio Charlie aveva detto che per trovare la giusta collocazione dei laboratori avrebbero dovuto leggerle tutte e che solo lui e Kevin avrebbero potuto capire gli indizi che Mya gli stava fornendo...

Prese il foglio e appuntò le principali informazioni che aveva scoperto leggendo la lettera di Miguel,scrisse il modo in cui era stato preso e con ciò l’avevano attirato nella trappola,come aveva fatto con le precedenti sei lettere,inclusa quella della sua Mya,poi si diresse verso la valigia che aveva portato con sé pronto a passare al prossimo rapito.

Ancora una volta ebbe un’immensa malinconia nel vedere il nome della protagonista della lettera G.Lori Carmichael.La sorella minore di Jane.Non sapeva che anche lei fosse scomparsa,con tutta la faccenda delle lettere si era chiuso in ua specie di bolla e non faceva più caso a come stesse chi aveva intorno a lui...

Decise di farlo per Peter.Sapeva quanto stesse soffrendo in quel momento ma rimaneva comunque accanto a loro,aiutando sua madre con le indagini e non perdendo mai la speranza.Il biondo era sicuro che,se gli avesse chiesto cosa ne pensava di tutto ciò,avrebbe subito risposto che sarebbero riusciti ad ogni costo a liberare i ragazzi da lì.Peter aveva sempre creduto in lui e se Charlie sapeva di essere in grado di tirare tutti fuori dal laboratorio il poliziotto gli avrebbe dato la massima fiducia.

Lesse velocemente il foglio informativo di Lori,fissò il nome di Peter per qualche secondo,poi prese coraggio ed estrasse la lettera,gettandosi ancora una volta in quella lettura così macabra e allo stesso tempo realista...

Un uomo mi ha portato qui.

Aveva i capelli neri e un enorme fucile in mano,questa fu la cosa che mi spaventò di più oltre al suo sguardo:sembrava che ai suoi occhi io fossi carne da macello,un panino da divorare in un paio di secondi,una ragazzina da distruggere…

Mi chiuse in questa stanza.

Era molto buio.

Quando uscì si accesero le luci.

Era un lungo corridoio pieno di scaffali su cui erano poggiati dei libri di scienze,fogli sparsi pieni di appunti e degli acquari di vetro sul fondo della stanza,lentamente mi avvicinai buttando qualche occhiata di qua e di là.

I libri trattavano tutti di argomenti simili: quali “scienza del cervello umano” “la mente degli adolescenti” o “l’arte della psicologia:metodi per usufruirne al massimo”.

Questo però non era niente in confronto a quello che vidi dopo…i misteriosi contenitori di vetro ospitavano al loro interno strani esseri,all’apparenza sembravano umani,ma muovendosi mostravano le loro diversità.

Alcuni non avevano neanche un briciolo di pelle,ad altri mancava qualche arto e c’era infine chi non aveva malfunzioni fisiche ma si comportava in modo strano.

Vedendoli rimasi terrorizzata,se facevano questo alle persone,dovevo andarmene subito.

Cercai una qualsiasi via d’uscita,quando improvvisamente sentii qualcosa cadere e fare un gran rumore,mi avvicinai al luogo da cui era arrivato il tonfo e vidi una griglia di ferro a terra,assomigliava a quella dei condotti di ventilazione,mi guardai intorno per vedere se una di queste si fosse staccata, e poi la vidi.

Una ragazza,molto carina,doveva avere all’incirca la mia età,i capelli biondi le ricadevano sulle spalle e gli occhi blu mare mi guardavano incuriositi.

Si presentò con il nome di Avril e disse che mi avrebbe aiutato a scappare, anche lei era stata rapita ed era lì da un paio di mesi.Mi spiegò che l’organizzazione che ci aveva prese è formata da un gruppo di scienziati specializzati nello studio della mente umana e della psicologia del nostro cervello.

Per questo prendono una miriade di ragazzi ed effettuano alcuni esperimenti scientifici:se qualcosa va male finiamo nelle stesse condizioni degli esseri che ho visto nella stanza;se vedono invece che reagiamo bene i loro “test” continuano finché non trovano qualcosa di particolare,pazzi…

Avevo raccontato alla bionda tutta la mia storia e lei aveva fatto lo stesso con me: scoprii che frequentavamo la stessa scuola, avevamo molti corsi insieme,ma non mi ero mai accorta di lei,e che era nella squadra con Jane…

Conosceva molto bene mia sorella quando le dissi che era scomparsa fu come se avessimo già capito che era qui anche lei…

Volevo uscire da quel posto orribile…

Avril mi promise che,una volta fuori, saremo subito tornate a cercarla.

Io le credetti, in quel momento volevo solo salvare mia sorella…

Arrivammo alla fine di un condotto, una volta uscite saremmo state al sicuro e saremmo andate direttamente dalla polizia per denunciare il tutto.

La bionda mi intimò di uscire, ancora una volta sperai che sarebbe andato tutto bene, spostai la grata e sgusciai fuori…

Vedi che eravamo arrivate nel corridoio, non c’era nessuno, evidentemente quei pazzi si trovavano tutti nei loro laboratori…

Avril arrivò accanto a me,camminò verso una porta e mi fece cenno di seguirla, procedetti dietro di lei con fare insicuro, avevo paura che ci avrebbero scoperto ma non volevo saltare a conclusioni affrettate, così continuai camminare.

Prima di aprirla,la ragazza mi rivolse uno sguardo fiducioso e annuí,le sorrisi e…

Spalancò la porta…

Dietro di essa vi erano ben tre guardie e quattro scienziati, inclusa la dottoressa Chatman,colei da cui era partito tutta questa follia…

Ordinò alle guardie di prenderci e riportarci nelle nostre stanze, mi rinchiusero in quella priva di finestre, potevo prendere aria diversa da quella solo quando aprivano la porta.

Non so che fine abbia fatto Avril,la dottoressa l’aveva portata nel suo ufficio,spero solo che stia bene…

Vorrei solo uscire da qui…

-Lori

Charlie richiuse in fretta il foglio e un brivido atroce gli passò per tutto il corpo,ancora una volta la lettera l’aveva scosso molto,talmente tanto da fargli immaginare la scena come se anche lui fosse stato lì...

La continua presenza di una ragazzina dagli occhi blu mare era sospetto,evidentemente questa “Avril” che nessuno aveva mai visto in città era complice degli scienziati,o peggio,una degli ex-rapiti a cui era stato fatto il lavaggio del cervello solo per aiutarli con gli altri ragazzi...

Il biondo scrisse nuovamente le principali informazioni tra i suoi “appunti”,poi guardò l’orario e notò che era quasi l’una di notte,cercò il telefono per poter contattare sua madre,trovò un suo messaggio in cui diceva che quella sera sarebbe potuto rimanere nella Riserva assieme agli altri per poter studiare meglio gli indizi,lei aveva già accompagnato Kevin ed era tornata a casa,finalmente dopo tutti quei giorni passati a non poter uscire per le sue preoccupazioni poteva stare finalmente tranquillo...

Era felicissimo di aver ritrovato finalmente suo zio Charlie,sapeva che sua madre gli voleva un bene immenso e sicuramente ora avrebbe dato a lui più libertà,considerando anche la presenza del gemello...

Passò tutta la notte a rileggere le documentazioni della prima valigia,comprese le lettere e i bigliettini che Mya aveva lasciato a lui e a Kevin,sapeva benissimo che c’era qualcosa sotto e doveva assolutamente scoprire cosa si celava dietro quei misteri continui,altrimenti non avrebbe mai trovato i ragazzi...

La mattina dopo,quando le prime luci dell’alba si fecero strada attraverso i vetri delle finestre,il ragazzo dai capelli color miele era ancora seduto davanti alla scrivania con una miriade di fogli davanti.I suoi occhi erano ormai di un azzurro ghiaccio e le occhiaie viola sotto di essi dimostravano quanto avesse dormito nei giorni precedenti.Decise di fare una pausa e di alzarsi finalmente da quella sedia,uscì dal posto in cui era rimasto tutta la giornata precedente e iniziò a camminare verso la spiaggia,sperando che potesse tranquillizzarsi almeno un po’ con il suono delle onde...

Si mise a sedere di fronte a quello spettacolo così naturale e allo stesso tempo affascinante, l’arancio-rosato che si intonava con il blu del mare dava all’isola un aspetto tranquillo e faceva pensare a Charlie quanto fosse stato difficile per quelle persone costruire quel riparo così sicuro ma allo stesso tempo diviso dal resto del mondo...

Pensò alla sua Mya.Il solo pensiero che potesse essere trattata in malo modo lo faceva infuriare,non aveva mai permesso a nessuno di trattarla male e sicuramente anche a San Francisco lei aveva acquisito ancora più coraggio di quanto ne aveva sempre avuto, ma la maniera in cui scriveva le lettere facevano pensare al biondo che fosse davvero spaventata da quella situazione,e lui non doveva permettere che la sua migliore amica perdesse tutto il suo coraggio per colpa di un paio di psicopatici.

Doveva tirarli fuori.

Lo sapeva benissimo.

E doveva farlo al più presto.

Si alzò frettolosamente e abbandonò la piccola spiaggia per dirigersi di nuovo nel luogo in cui aveva passato la notte,trovò sua madre,suo zio Charlie e Casey ad aspettarlo,sembravano parecchio preoccupati…

-Charlie!Si può sapere dov’eri finito?!-chiese sua madre stringendolo tra le sue braccia

-mamma ero in spiaggia,sono uscito per schiarirmi le idee,è da ieri sera che sono chiuso qui dentro a leggere queste macabre lettere…-si giustificò il biondo rientrando nella stanza e riprendendo la valigia,mentre i tre lo seguivano all’interno di quel posto diventato in un giorno così sicuro per lui.

-hai dormito almeno un po’stanotte Charlie?-gli chiese suo zio notando le occhiaie

-no,per niente,volevo finire di leggere la lettera di Lori…-rispose distrattamente lui riordinando i fogli che aveva davanti

-Charlie,devi riposare,sono due giorni che non dormi- lo intimò sua madre togliendogli i fogli dalle mani e poggiandoli sul tavolo

-vieni Charlie,ti porto a casa mia,andrai un po’ a dormire e poi continuerai ad esaminare le lettere…-disse suo zio uscendo dalla stanza in cui si trovavano,Jennifer e Casey lo seguirono,il biondo prese il suo “quaderno degli appunti” e uscì anche lui.

Arrivarono nella casa color giallo canarino e Charlie Senior lo accompagnò in una stanza,chiuse le finestre permettendo alla luce di rimanere fuori e diede la buonanotte al nipote,che non aveva per niente voglia di dormire ma avrebbe dovuto farlo se avesse voluto salvare Mya.

Mentre si stendeva sul letto vide la porta aprirsi e il piccolo Casey entrare,si sedette sul letto accanto a lui e lo abbracciò

-non voglio che anche tu stia male Charlie-disse con gli occhi lucidi

-sto bene Casey non preoccuparti,devo solo dormire un po’…-

-va bene ma promettimi che riposerai,devi essere pronto per entrare nei laboratori,io ci sono già stato e so com’è-disse il più piccolo e il ragazzo si sentì uno schifo nel sentirlo parlare così,effettivamente lui non sapeva com’era stare lì,al contrario di Casey…

-va bene Casey,te lo prometto,dormirò-rispose sinceramente il ragazzo biondo,non voleva che il bimbo stesse male perciò avrebbe fatto uno sforzo per lui.

In quel momento entrò Jennifer nella stanza e,notando che i due erano insieme le si scaldò il cuore.

-Casey tesoro,andiamo,facciamo riposare Charlie,ne ha bisogno…-disse la donna e il bimbo annuì, abbracciò il più grande e uscì salutando anche la donna

Ella avanzò verso il letto e si sedette al posto del bimbo,iniziò ad accarezzare i ricci capelli del figlio e si poteva notare dal suo sguardo quanto fosse preoccupata per lui.

-non farlo mai più,va bene?So che sei preoccupato per i ragazzi e per Mya in particolare,ma non puoi non dormire per tutto questo tempo,finirai per sentirti male…-

-Mamma,è una cosa importantissima,devo assolutamente scoprire qualcosa di più,lo sai- la supplicò il ragazzo con uno sguardo distrutto,dai suoi occhi si notava quanto stesse soffrendo per tutto ciò,ma non poteva rovinarsi,anche lui aveva una vita…

-Lo so tesoro mio,ma devi dormire,domani verrai con me a ispezionare e vedremo se Mya ci ha lasciato qualche altro indizio,ora dormi,buonanotte- disse spegnendo l’interruttore e lasciando Charlie con tutte le sue preoccupazioni.

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