Storia · capitolo 4

Capitolo 3:

Lettere dal passato di Arianna Di Casimiro

La mattina dopo Charlie si svegliò molto turbato,aveva avuto un incubo e la protagonista era proprio la ragazza che voleva strappare dalle grinfie di quei pazzoidi,la sua Mya era in pericolo e lui voleva solo salvarla.

Scese velocemente le scale e si precipitò in cucina,dove sua madre e il suo migliore amico lo attendevano impazienti

-ce l’hai fatta ad alzarti da quel dannato letto amico!-comentò Kevin mentre si preparava il caffè,con gli ultimi avvenimenti e il continuo stress che accumulava era diventata la bevanda favorita da Charlie -sembra che tu abbia preso parte a una maratona notturna-disse poi rivolto alle condizioni del ragazzo che,a dirla tutta,non erano poi così decorose...

-molto divertente Kev,parliamo di cose più importanti:stanotte ho fatto delle ricerche tra i documenti e ho selezionato gli elementi simili presenti nelle tre lettere che abbiamo esaminato fino ad ora...-disse versando un po’ della bevanda in una tazza e porgendola a sua madre,com’era abituato a fare ogni mattina

-cos’hai scoperto?-gli chiese la donna prendendo il piccolo contenitore di ceramica e sorseggiando il liquido al suo interno

-la lettera di Tiffany e quella di Hellen sono molto simili,tralasciando la parte in cui raccontano dei loro fatti personali,vengono rapite nello stesso modo,entrambe colpite in testa da qualcuno,l’unica differenza è che Tif viene attirata tramite un biglietto,mentre Hellen da un gattino...credo che il modo in cui hanno rapito Mya sia stata una specie di messa in scena...-

-cosa te lo fa pensare?-chiese il moro guardando l’amico

-perché Mya ha detto che stanno facendo degli esperimenti,sicuramente hanno creato qualcosa per metterla alla prova...-gli rispose la donna tagliando i pancakes che aveva nel piatto,il biondo guardò sua madre compiaciuto e fiero di lei,era incredibile quanto fossero simili...

-adesso dobbiamo scoprire cosa si nasconde dietro quello strano tatuaggio che le hanno fatto...-disse Charlie riguardando il foglio davanti a sé,sperava veramente che la sua Mya stesse ancora bene...

-credo che l’unico modo per trovare qualcosa in più sia continuare a leggere le altre lettere...-suggerì Kevin con malinconia,il solo pensiero fece rabbrividire i tre:nessuno voleva scoprire altri rapimenti strani e la sofferenza di questi ragazzi stava distruggendo lentamente i due adolescenti.

-Ragazzi,lo so che è difficile,ma dovete farvi forza...prima o poi troveremo qualcosa e potremo liberare i ragazzi,ne sono sicura- espose lo sceriffo Jones mantenendo la calma il più possibile,anche lei teneva molto alla migliore amica di suo figlio e aveva provato molta tristezza ascoltando le parole della madre di Tiffany durante le indagini,voleva riportare quei ragazzi a casa con tutta sé stessa ed evitare che ne venissero rapiti altri,era il suo più grande desiderio e un traguardo che avrebbe raggiunto con moltissimo impegno.

-Mamma,tu non capisci!Quella ragazza è sempre stata fondamentale in tutta la mia vita!Non possiamo lasciare che quei pazzi facciano del male a lei e agli altri ostaggi!- tuonò Charlie arrabbiato,l’unica cosa che non voleva era ritrovare Mya e gli altri ragazzi in terribili condizioni,il solo pensiero gli fece raggelare il sangue...

-Invece capisco benissimo Charlie!Tu non sai cosa vuol dire ascoltare tutte quelle madri disperate che sperano di riabbracciare i propri figli VIVI!Non comprenderai mai cosa significa provare questo sentimento di vuoto,quando vedi tuo figlio tutti i giorni e non riesci a capire cosa l’abbia spinto a scappare via di casa o ad andarsene direttamente!Non lo capisci ora e non lo capirai mai!-urlò la donna con le lacrime agli occhi,ormai i fantasmi del suo passato stavano tornando nella sua mente e non poteva più nascondere nulla al povero figlio,sarebbe stato meglio dirgli tutta la verità...

Il giovane Jones guardava la madre preoccupato,i suoi bellissimi occhi verde smeraldo erano rossi e colmi di lacrime,non l’aveva mai vista così distrutta...

Per lui era sempre stata una donna forte e intraprendente,non si era mai buttata giù,neanche quando suo padre era andato via...

-Mamma,tutto bene?Scusami se ti ho fatto stare male,non ne avevo la minima intenzione...-sussurrò il ragazzo dai capelli color miele prendendo la mano della donna di fronte a lui e guardandola in quegli occhi così coraggiosi ma allo stesso tempo impauriti,il ragazzo non sapeva cosa pensasse sua madre di talmente malinconico da farla buttare giù così tanto,ma non avrebbe insistito e avrebbe rispettato la sua scelta di parola,quando sarà più serena ne parlera con lui,e se non volesse farlo non ne avrebbero più parlato.

-Non importa tesoro,prima o poi sarebbe dovuto uscire l’argomento,ricorda solo che io ho sempre fatto il possibile per il bene della mia famiglia,ok?-chiese la bionda e suo figlio annuì,stava per iniziare a raccontare una fase molto difficile della sua vita,che nessuno aveva più tirato in ballo da ormai parecchi anni...

Ma si sa,i ricordi prima o poi raffiorano...

E nessuno può evitaere di ricordare...

O cancellarli...

-Sai tesoro mio,quando eri piccolino avevi passavi molto tempo a casa della nonna, a Charleston, ti divertivi a giocare con lei e con tuo zio,mio fratello...gli ho sempre voluto un gran bene e ci siamo sempre confidati l’uno con l’altra,era il mio gemello...lo amavo con tutta me stessa-la poliziotta fece una breve pausa,si asciugò le lacrime dal viso e cercò di farsi forza mentre suo figlio la guardava con gli occhi lucidi e Kevin con molto dipiacere,in quel momento avevano capito quanto potesse essere forte la donna davanti a loro,non aveva mai mostrato tutta questa fragilità e il suo animo distrutto dal dolore iniziava a farsi avanti sempre di più...

-tuo zio ti voleva un gran bene figlio mio, fu lui a trasmetterti la passione perle materie scientifiche, al tuo secondo compleanno ti regalò il tuo primo set di chimica e spese ogni singolo minuto delle giornate seguenti per aiutarti ad imparare tutto ciò che sai ora-affermò trisemente Jennifer rimembrando quei giorni felici e spensierati in cui il suo bambino si divertiva con una delle persone più importanti della vita di sua madre...

-e perché non ricordo nulla di lui mamma? -chiese il ragazzo in modo innocente, la sua curiosità verso lo zio e l’attenzione con cui ascoltava le sue parole fecero pensare alla donna di aver commesso un grave errore nel non parlare di lui a suo figlio.

-beh...andava tutto bene: tu stavi crescendo e, anche se tuo padre ci aveva abbandonati, la mia famiglia mi è sempre stata accanto. Purtroppo tuo zio si ammalò di una grave malattia molto rara,cercò di farsi forza e lottava ogni giorno per sfuggire a quello che sarebbe stato il suo destino,voleva farsi ricordare in completa salute da te e non come un malato terminale che non aveva forza neanche per alzarsi dal letto.Io ero molto triste in quel periodo:passavamo ogni giorno a casa della nonna ma lui non voleva che tu lo vedessi in quelle condizioni così non permettevamo che tu entrassi nella sua stanza...un giorno discussi con tua nonna e lei mi disse che se avessi continuato a buttarmi giù così tanto sarebbe stato meglio andare via e non tornare per aggravare ancora di più la situazione di mio fratello...e così feci.La mattina dopo presi te,le nostre cose e andai in un posto molto speciale,la casa che tuo zio mi aveva regalato per passare le vacanze,la stessa in cui viveva lui prima di ammalarsi,una volta venuta qui non mi sono mai allontanata dalla città,finché non successe una cosa orribile...-

-cos’è successo?-chiese Charlie trattenendo a stento le lacrime,anche se lui non ne aveva memoria sapeva benissimo che suo zio era una persona molto buona e dolce,come sua madre,i ricordi che lei gli aveva raccontato l’avevano fatto ragionare ed era arrivato a pensare che,qualsiasi cosa fosse successa dopo,la donna avesse preso ogni singola decisione per il bene di lui.

-Non appena tuo zio seppe della discussione tra me e tua nonna si infuriò e non volle più ascoltare nessuno,prese le sue cose e andò via,e non disse mai a nessuno dove si rifugiò.Ancora oggi non sappiamo se è ancora vivo ma sono sicura che ha sconfitto la sua malattia con successo e che verrà a trovarci,e saremo di nuovo tutti felici...-

-Come hai fatto in tutti questi anni a resistere senza voler scoprire dove si trova?-chiese il ragazzo e la bionda sorrise amaramente

-Non l’ho fatto tesoro mio, non ho mai smesso di cercare mio fratello,il dolore che mi colmava ogni giorno era atroce e non sapevo come resistere...fu lì che capii che l’unica soluzione eri tu,figlio mio.Sai,inizialmente avrei voluto chiamarti Stephen,come il mio papà,ma capii che la persona più importante della mia vita doveva essere ricordata al meglio,per questo decisi di chiamarti Charlie,mi precipitai in tutti gli uffici della città e,dal tuo quarto compleanno,rispondi ufficialmente al nome di Charlie Stephen Jones,so che per te può sembrare una cosa banale ma da quel giorno sono riuscita a convivere con il mio dolore senza distruggermi,tutto questo solo grazie a te.So che probabilmente adesso crederai che io ti abbia allontanato dalla nostra famiglia solo per egoismo e se non vorrai parlarmi lo capirò...-concluse la donna piangendo lacrime salate dalle guance,suo figlio la guardò con malinconia e capì che era la donna più forte che aveva conosciuto nella sua vita.

-Ma certo che no!So benissimo che fai di tutto per il mio bene,l’hai sempre fatto e sempre lo farai,indipendentemente dalle decisioni che la vita ti ha messo davanti!Non credere che io possa arrabbiarmi con te,anche se hai sbagliato a lasciare casa dei nonni lo hai fatto per me e lo apprezzo.-disse Charlie stringendo la donna che l’aveva accompagnato per tutta la sua vita in un tenero abbraccio,sapeva che stava nascondendo qualcosa,oltre al fatto di suo padre ovviamente,un paio di volte l’aveva vista in lacrime davanti a vecchi album di fotografie e aveva capito che c’entrasse qualcosa con la sua famiglia,ma non avrebbe mai immaginato una cosa del genere...

-grazie mille Charlie,sapevo che mi avresti capita,ora meglio muoverci,queste lettere non si leggeranno di certo da sole...-affermò la bionda e una luce tornò a splendere in quegli occhi color smeraldo così attenti e vivi,il ragazzo dai capelli color miele ebbe un improvviso sollievo,sua madre era tornata la donna forte e determinata che l’aveva cresciuto,pronta a risolvere qualunque caso lasciando da parte tutti i suoi problemi personali e i rimpianti della sua vita passata,ora per lei contava solo il caso degli ostaggi e così sarebbe dovuto rimanere finché non li avrebbero liberati tutti.

Il biondo prese la quarta scheda informativa,su cui la lettera D era ben stampata con un carattere in grassetto,evidentemente gli strani scienziati avevano paura di non riuscire a leggerle bene...

Con sua madre da un lato e il suo migliore amico dall’altro,Charlie Stephen Jones stava per scoprire chi fosse il prossimo ragazzo scomparso dalla sua piccola e all’apparenza tranquilla cittadina.Il nome appena letto non suscitò molto scalpore tra i tre:

Ben Vargas.

Se lo sarebbero aspettato tutti...

Hanno preso sia Giulietta che il suo Romeo,non hanno risparmiato nessuno...

Kevin prese il documento del ragazzo e lesse con molta attenzione ciascuna informazione,poi passò la lettera a Charlie che iniziò ancora una volta la tetra lettura di quelle prove:

Notai di essere in una stanza piena di tubi dell’acqua,si sentiva un odore simile a quello dello spogliatoio della squadra,un mix tra calzini sporchi e cibo rancido uniti in una fragranza vomitevole…

Ricordo bene come sono arrivato qui,stavo cercando Hellen per spiegarle tutto,quella gatta morta di Susan le aveva detto tutto,iniziavo a sentirmi in colpa per ciò che avevo fatto,lei cominciava a interessarmi…avrei voluto veramente guadagnarmi la sua fiducia…

Stavo percorrendo la via che portava a casa sua,quando vidi che era dalla parte opposta,inginocchiata a terra e accarezzava un gattino.

Corsi con tutto me stesso verso di lei,vidi un’ombra avvicinarsi alle spalle della ragazza e colpirla in testa,cadde a terra e la strana figura sparì,lasciandola in una pozza di sangue e a contatto con il freddo cemento della strada…senza pensarci troppo mi precipitai da lei,le accarezzai il volto roseo che amavo tanto e le intimai di restare sveglia,stava perdendo troppo sangue così mi tolsi la felpa e cercai di bloccare l’emorragia,la medicina era sempre stata una mia passione,avrei voluto fare il medico ma non potevo di certo immaginare che avrei testato le mie abilità nel cercare di bloccare un’emorragia provocata alla mia ragazza per colpa mia…

Mi guardava piangendo,doveva essere molto delusa da me,dopotutto le avevo spezzato il cuore,per colpa mia era in quella situazione,non potevo lasciarle credere le parole di Susan,aveva esagerato…

Ho fatto schifo,credevo che se avessi avuto i ragazzi più popolari come amici sarei stato felice,ma quando ho parlato per la prima volta con Hellen mi sono innamorato di lei,del suo sorriso,della faccia confusa che fa quando studiavamo insieme e doveva rispiegarmi tutto il programma di chimica,la faccia sorridente con cui si presentava alle mie partite e agli allenamenti,per non parlare poi della felicità che mostrava quando battibeccava con suo fratello davanti a me…

Non potevo lasciarla così,non in quelle condizioni…

Tirai fuori il cellulare dalla tasca,ma prima che potessi fare qualcosa me lo strapparono dalle mani,mi voltai d vidi una strana ragazzina,era stata lei a compiere la precedente azione.

Cercai di farmi ridare il telefono chiedendolo cortesemente,ma lei lo gettò in un cespuglio lì vicino,poi mi spinse lontano da Hellen con una forza sovraumana.

Caddi a terra e la fissai sbigottito,doveva avere almeno quattordici anni,i capelli rossi raccolti in una treccia erano tutti scompigliati e gli occhi blu mare erano molto arrossati,mi fissava con uno sguardo vuoto,sembrava una pazza…

Mi alzai,camminai zoppicando verso la ragazzina,per colpa sua avevo preso una bella botta alla caviglia tantoché nel tentativo di raggiungerla soffocai un paio di gemiti dovuti al dolore,le chiesi il motivo della sua azione,continuò a guardarmi mentre si inginocchiava accanto alla mia Hellen,tirò fuori dalla tasca uno strano oggetto,simile a un bottone,lo mise sul polso della mia ragazza ed esso iniziò a lampeggiare per poi infilarsi completamente nel suo braccio mentre appariva uno strano simbolo sulla pelle,sembrava un quadrato rosso con tre puntini colorati al suo interno:quello sopra giallo,quello a destra verde e a sinistra blu.

Ma come aveva fatto ad apparire sul polso di Hellen?

Alzai lo sguardo verso la ragazzina,iniziai a farle una miriade di domande,cominciando dal motivo per il quale le aveva fatto ciò,poi le chiesi cosa significasse quello strano tatuaggio e come aveva fatto ad apparire dal nulla.

Non rispose.

Si limitò a fissarmi.

Poi mi colpì con un pugno allo stomaco, facendomi cadere a terra per il dolore,eppure la sua mano era normale,non era mica fatta di ferro…

Ero distrutto,sembrava che mi avesse preso di mira un’intera squadra di Rugby, quando era solo un’innocua ragazzina,persino più piccola di me…

Strisciai verso il corpo inerme della mia ragazza aiutandomi con le braccia,caddi accanto a lei e chiusi gli occhi,cosa mi sarebbe successo ora?

Sentii la rossa parlare con qualcuno,dopo alcuni attimi mi sentii sollevare e fui gettato all’interno di un furgone,il mio sguardo era concentrato su Hellen che si trovava accanto a me,anche priva di sensi era bellissima…

Dopo una buona mezz’ora ci fermammo.

L’uomo che mi aveva preso,di cui non vedevo neanche il volto,mi sollevò e portò me e la mia ragazza in una strana struttura,di cui non vidi niente se non il colore bianco sporco.

C’erano dei ragazzi con noi,alcuni erano legati con delle catene di ferro,altri chiusi in stanze con vetri trasparenti,altri ancora seduti su delle sedie con polsi e caviglie legati.

Vedere la loro sofferenza negli occhi mi fece rabbrividire,avrebbero fatto lo stesso con me e Hellen?Non gli avrei mai permesso di farle del male.

Ci portarono in una stanza buia e ci lasciarono cadere sul pavimento,la porta si richiuse e nello stesso istante si accesero le luci,vidi una donna guardarmi sorridendo e sussurrarmi una frase:

“Benvenuto Benjamin,stai per iniziare una nuova fantastica avventura qui…”

Non appena terminata la macabra visione della lettera di Ben,Charlie e Kevin estrassero il taccuino su cui avevano appuntato tutte le informazioni da ricordare per trovare i ragazzi,Jennifer non chiese neanche a cosa servisse l’oggetto,aveva già capito:dopotutto ragionava come suo figlio,e l’aveva sempre fatto,non serviva nessuna spiegazione.

-so che hai già capito cosa stiamo facendo,e so anche cosa stai per chiedermi,tranquilla,abbiamo trovato un nascondiglio ideale per questo quadernino,nessuno sarà mai in grado di trovarlo.-disse Charlie guardando la madre sorridendo,ancora una volta aveva capito che tutta la sua intelligenza veniva dai geni di sua mamma e non poteva esserne più fiero.

Stavano per aprire l’ultima lettera della valigia,quella di Jane,la sorella di Hellen,quando il campanello trillò.

Torna alla scheda dell’opera

Dopo questo capitolo puoi leggere anche