Storia · capitolo 3

Capitolo 2:

Lettere dal passato di Arianna Di Casimiro

Una volta messo piede in casa Jones presero bibite, cibo e si chiusero nella camera del biondo sperando che riesaminando la lettera della loro amica avrebbero potuto scoprire qualcosa in più...

Kevin aprì la valigia e mise le cartelline in ordine alfabetico riponendo su di esse tutti gli oggetti personali dei ragazzi rapiti, Charlie prese il contenitore appena svuotato dal suo amico ed esaminò bene ogni singola tasca nella speranza di trovare qualcosa di interessante su quegli uomini che avevano deciso di rapire e torturare la sua migliore amica.

Il ragazzo notò qualcosa di strano sul fondo della valigia, un piccolo foro, sembrava contenere qualcosa...che ci fosse stato un alto scomparto? Impossibile.

Rimosse con calma un centimetro dopo l’altro della stoffa che ricopriva il fondo della valigia e si rivelò di essere proprio ciò che pensava il biondo: uno scomparto segreto in cui erano riposti dei documenti, probabilmente molto importanti.

-Ehi Kev, guarda qui- disse il ragazzo al suo migliore amico girando la valigia verso di lui, Kevin sollevò la stoffa rimossa da Charlie e rimase sbalordito da ciò che aveva scoperto il suo migliore amico.

Senza ulteriori distrazioni, iniziarono a leggere uno dopo l’altro i fogli che avevano trovato, uno di essi conteneva lo stesso logo che avevano precedentemente visto sui documenti, l’unica differenza era che su questo era molto più grande e al di sotto di esso vi erano scritte alcune spiegazioni:

Questo logo rappresenta l’associazione LSCN (Laboratori Scientifici per la Comunità Nazionale), pronta a scoprire tutti i segreti delle menti giovanili e ad estirpare dai ragazzi qualsiasi sostanza che possa risolvere qualsiasi problema adulto. C’è un enzima nei ragazzi, probabilmente ha sede nel lobo temporale del cervello, esso è in grado di guarire qualsiasi malattia, stiamo cercando in tutti i modi di capire cosa ci sia di così importante nel cervello giovanile che risolva queste enormi problematiche. Abbiamo scelto un determinato numero di adolescenti in ogni città e li abbiamo presi con noi per effettuare qualche controllo e verificare che la loro salute sia data appunto da questo enzima. Ci dispiace dover agire così ma è l’unico modo che abbiamo per sopravvivere.

Ringrazio per la lettura e spero in un supporto generale da parte di tutti

La dott.ssa Erin Chatman

Il biondo ripose la lettera della dottoressa insieme alle altre informazioni su quella strana organizzazione che aveva rapito la sua migliore amica e decise di fare un passo avanti: avrebbe letto la seconda lettera insieme a Kevin, se la sua teoria era corretta sarebbe stata proprio quella di Mya.

Prese lentamente la cartellina con la lettera B scritta sopra, il suo amico aveva già capito cosa volesse fare e lo incitò ad aprirla dandogli una leggera pacca sulla spalla.

Charlie respirò profondamente ed estrasse il primo foglio. Era una scheda informativa, proprio come quella di Tiffany, prese coraggio e iniziò a leggere ad alta voce:

Nome: Mya Herman

Età:17

Segni particolari: ragazza determinata, molto brava nel teatro, si è trasferita a San Francisco il 3/08/18 e torna nella sua città d’origine solo per Natale o durante le vacanze estive, frequenta l’Art Acting Company di San Francisco

Familiari o persone importanti: Miguel Herman(fratello) Tiffany Collyn(cugina)Charlie Jones e Kevin Torres (migliori amici)

Charlie ebbe un colpo al cuore, ancora una volta non credeva ai suoi occhi, la presenza del nome della sua Mya in mezzo a quei ragazzi rapiti gli sembrava impossibile, lei era a San Francisco, nella sua bella scuola, perché era tornata? Cosa c’era di così importante che l’aveva spinta tra le braccia di quegli svitati? Questa era l’unica informazione che voleva chiarire e che, a suo malincuore, avrebbe scoperto tra pochi secondi...

Ripose la scheda nella cartellina e prese il secondo foglio, vide subito che alcune parti erano strappate e l’inchiostro era colato in alcuni punti, non si sarebbe mai aspettato che una persona forte come Mya avesse pianto...

Con tutto il coraggio che aveva in corpo e la voglia di scoprire cosa era successo alla sua migliore amica, il ragazzo dai capelli color miele fissò per un paio di secondi il foglio che aveva in mano per poi iniziare a leggere:

La posizione in cui mi trovo non è molto comoda…

Sono schiacciata tra due enormi casse di legno e l’unica parte del corpo che non è legata al tubo di ferro dietro di me è la testa. Ogni minuto che passa sento una dolorosa fitta all’altezza delle tempie, ma la ignoro il più possibile, cercando di trovare invece un modo per uscire da qui. Il modo in cui mi portarono fu molto strano…

Stavo andando verso casa di Charlie, ero appena tornata in città e volevo vederlo, siamo stati migliori amici per tutta la vita prima che io partissi per San Francisco assieme a mia zia, mi aveva assicurato un posto in una compagnia teatrale giovanile, lì avrei potuto mostrare al meglio le mie doti e far capire quanto la recitazione fosse importante per me. Il primo a cui avevo dato la notizia fu proprio il biondo, era triste perché sarei andata via ma si fece forza e fu entusiasta per la mia carriera.

Il giorno della mia partenza venne a salutarmi insieme a Kevin, i due erano stati la mia seconda famiglia per più di dieci anni e mi dispiacque molto lasciarli…

Per questo, appena mi fu possibile, decisi di tornare a trovarli, mi diressi verso casa di Charlie perché ero certa che fossero entrambi lì, erano le cinque e noi tre studiavamo insieme dalle elementari, era una tradizione ormai dirigersi lì dopo la scuola e passare l’intero pomeriggio insieme…

Non ebbi neanche il tempo di arrivare, ero dietro la casa del ragazzo, avevo appena percorso la misteriosa strada che sbucava nella vecchia fabbrica abbandonata, i ragazzi ed io l’avevamo scoperta molti anni prima e da quel momento diventò una sorta di “scorciatoia” che portava facilmente in tutti i luoghi della città.

Sentii uno strano rumore, pensai che fosse un animale tra i cespugli, così continuai, vidi un ragazzo dai capelli color rame e un altro con dei ricci biondo miele, riconobbi i miei migliori amici e gli corsi incontro.

Man mano che mi avvicinavo le due figure si facevano sempre più lontane, quando finalmente gli arrivai accanto mi sentii una stupida: erano solamente due fantocci.

Non avevo neanche fatto caso di essermi allontanata dalla città, ero in un prato pieno di girasoli e osservavo i due spaventapasseri con tristezza, eppure sembravano davvero loro…

Stavo per tornare indietro quando vidi una macchina fermarsi a pochi metri da me, l’uomo che la guidava mi osservava attentamente, cercai di non andare nel panico e mi diressi verso casa della nonna più naturalmente possibile, non riuscivo a seminarlo, era lì, dietro di me, mi stava seguendo…

Arrivai di fronte a casa di mia sorella Lena, ha circa venticinque anni e vive ancora qui in città con il suo fidanzato, sperai che entrando lì quel tipo sarebbe andato via…

Bussai incessantemente alla porta, passarono alcuni secondi e non ricevetti alcuna risposta, vidi l’uomo scendere dalla macchina e venire verso il portico, così iniziai a prendere a pugni l’ostacolo di legno davanti a me, nulla.

Non c’era nessuno.

Mi arresi.

Il tizio mi chiese se stavo bene, ero molto spaventata per questo iniziai ad annuire velocemente, lui sorrise di rimando, poi si allontanò tornando in macchina e lasciandomi sola con i miei pensieri.

Pensai di essere al sicuro, credevo che mi avrebbe fatto del male ma mi sbagliavo, era stato molto gentile con me…

Tornai indietro verso casa di Charlie a passo spedito, fui molto sollevata dal fatto di non essere in pericolo, all’inizio ero molto spaventata…

Ero ormai a pochi passi dall’abitazione quando inciampai e caddi sul marciapiede sbattendo la testa, provai a rialzarmi ma sentii una fitta alla tempia, presi il cellulare dalla tasca dei jeans e mi specchiai notando una specie di tatuaggio sulla fronte, scacciai il pensiero dalla testa, dovevano essere solo alcuni sassolini rimasti attaccati alla faccia dopo la caduta…

Cercai di toglierli ma non ci riuscii, sembrava veramente che fossero stati tatuati sulla mia pelle, rividi l’uomo che mi aveva seguito con la macchina, si avvicinò e mi offrì il suo aiuto, ma prima che potessi dire qualcosa mi iniettò uno strano liquido nel braccio e svenni.

Ed ora ero qui, a cercare di capire come mai mi avevano rinchiusa…

-Mya Herman

I singhiozzi continui di Charlie durante la lettura della lettera fecero pensare a Kevin che stesse soffrendo molto più di prima, soprattutto dopo aver scoperto che l’unica ragione per cui la loro amica era tornata non era altro che rivederli. Il moro mise una mano sulla spalla dell’altro ragazzo e lo consolò, per lui Mya è sempre stata importante, oltre ad essere la sua migliore amica era anche il suo primo amore e Kevin lo sapeva bene, conosceva il suo amico…

-ehi fratello, la troveremo, te lo prometto- gli disse poco dopo stringendolo in un abbraccio

-io non gliel’ho detto Kevin, non ho avuto il coraggio di dirgli che la amo quando è partita, adesso è sparita ed è tutta colpa mia! - urlò il ragazzo tirando un pugno al muro

-Charlie, ascoltami, la troveremo, te lo prometto- rispose tranquillizzando il biondo, egli si rilassò e annuì sorridendo debolmente, lui e Kevin l’avrebbero salvata, ad ogni costo.

Non poteva perdere la ragazza che ha sempre amato.

Il ragazzo si alzò dalla sedia e si diresse in cucina mentre l’amico dai capelli color rame finiva di leggere i restanti documenti. Charlie aprì la parte superiore del frigorifero, prese una borsa del ghiaccio e la poggiò sul palmo della mano, nel punto in cui le nocche erano diventate color porpora. Per lui il dolore era solo un piccolo dettaglio, la cosa che lo preoccupava di più in quel momento era la salute della sua migliore amica, doveva assolutamente verificare che stesse bene, altrimenti non se lo sarebbe mai perdonato...

-Charlie, vieni qui! Vieni a vedere! -lo chiamò improvvisamente Kevin, il biondo uscì dalla cucina e si diresse verso il tavolo su cui erano riposti i vari documenti e la valigia

-cos’è successo Kev? -chiese il ragazzo dai capelli color miele guardando il suo amico preoccupato

-ho trovato questo nella busta che conteneva le cose di Mya...-disse il moro passandogli il foglio

Charlie si rigirò parecchie volte il pezzetto di carta tra le mani prima di prendere coraggio e aprirlo, la bellissima scrittura della sua migliore amica lo abbagliò nuovamente, buttò un occhio alla prima frase e i suoi occhi iniziarono a farsi lucidi, decise comunque di continuare senza far vedere al suo amico che stava soffrendo

Caro Charlie,

So che non riceverai mai questa lettera, sto scrivendo semplicemente per sfogarmi, la metterò assieme alle mie cose e so bene che tu non le toccherai mai per la mia privacy...

Sai, in tutti questi anni vi sono stata accanto, a te e a Kevin, vi ho sempre dimostrato fiducia eterna e voi avete ricambiato difendendomi in tutto e per tutto, ma c’è una cosa che non vi ho mai detto...

Almeno, non a te...

Sei sempre stato un punto di riferimento per me, in ogni cosa che facessi, io vedevo del buono.

Ricordi quando rimasi incastrato nella casa sull’albero dei cugini di Kevin? Le tue continue lamentele mi fecero morire dalle risate...

Per non parlare poi di quando ci intrufolammo a casa tua alle 3 di notte, ricordo ancora la predica che ci fece tua madre...

Mi manca passare questi momenti con te, anche con Kevin, ma soprattutto mi manchi tu.

Non sono mai stata brava a dimostrare ciò che provo ma credo che sia diverso tra noi due, siamo sempre stati l’uno accanto a l’altra e non è certo come il rapporto che ho con il nostro migliore amico...

Credo sia il momento migliore per confessartelo, non so neanche se mi sveglierò domani mattina ma sarebbe bellissimo poterti rivedere e dirti queste parole...

Sei speciale per me, più di quanto credi.

E ora vieni e liberami da questo posto infernale idiota

-La tua Mya

-A me sembra una dichiarazione d’amore a tutti gli effetti amico-disse Kevin guardando il ragazzo di fronte a lui e accorgendosi che stava piangendo

-Sono un cretino Kev! Dobbiamo assolutamente liberarli! Potrebbero non sopravvivere! -

-aggiungi anche che potresti non rivedere mai più la tua Giulietta e finiresti per non confessare i tuoi sentimenti, non credevo sarebbe stata capace di dirtelo lei per prima...-disse il ragazzo dai capelli color rame ridacchiando

-non mi ha confessato nulla Kev, ha solo detto che sono speciale per lei e che morirà se non facciamo qualcosa! -tuonò arrabbiato il biondo, da quando era andata via Mya restava un argomento abbastanza delicato di cui parlare...

-va bene, resta convinto di ciò che pensi, ora muoviamoci a leggere le lettere così andiamo a liberare la tua innamorata e potrete vivere felici e contenti per sempre-concluse il castano ramato beccandosi una cuscinata in faccia da parte dell'altro, presero la terza lettera e si prepararono a esaminarla quando la signora Jones irruppe nella stanza

-eccovi qua, ho preso la pizza, ne volete un po’? -chiese la bionda poggiando i cartoni sul tavolo

-grazie mamma, vuoi restare anche tu a leggerla? -domandò Charlie mostrando il foglio che aveva in mano

-quale lettera dovete esaminare? -chiese la donna sedendosi accanto ai due e buttando un'occhiata ai documenti sparsi per tutto il tavolo

-la terza, lettera C, Hellen Miller- disse il ragazzo dai capelli ramati leggendo la scheda informativa

-non è la sorella di Matt? -chiese lo sceriffo con un'espressione confusa in volto

-si mamma, è la più piccola della famiglia Miller, ecco perché dobbiamo assolutamente muoverci e riportare tutti a casa-concluse Charlie con una fermezza tale da far rimanere sconcertati sia sua madre che il suo migliore amico

-hai ragione fratello, muoviamoci-disse il ragazzo dai capelli color rame sottraendo il foglio dalle mani del suo amico, lo aprì lentamente e iniziò la lettura:

Questo posto fa schifo.

Come la mia vita del resto...

Non so come sono arrivata qui, forse mi hanno rapito, o magari vogliono finalmente farmi morire e mi hanno chiusa in una stanza buia che puzza di alcol e cibo ammuffito. Li potrei anche accontentare...

Se ve lo state chiedendo, si, ho una vita triste e monotona, mia madre è morta due anni fa e mio padre cerca in tutti i modi di compensare la sua assenza dedicandoci tutto il suo tempo, non riesce a farlo sempre, infondo anche lui è umano...

Quando se n'è andata sono stata malissimo, non ho mai avuto molte persone accanto, solo la mia famiglia e le mie amiche Lori e Yasmine, sono sempre state con me dalla scuola materna. Fino al suo arrivo...

Era molto carino, la prima volta che lo vidi pensai che fosse un bellissimo ragazzo e dalla velocità con cui faceva amicizia doveva essere anche molto simpatico...

Le ragazze lo consideravano fin troppo perfetto, credevano che una persona così dovesse avere per forza un lato negativo o un minimo difetto, non poteva essere così per loro...io continuavo a ripetere che si sbagliavano, cercai in tutti i modi di cambiare il loro modo di vederlo, alla fine avevano ragione...

Quando mi sorrise per la prima volta mi sentii speciale, per la prima volta una persona mi aveva notata, ero convinta che sarebbe finita bene tra noi due, anche se la mia poca esperienza mi recava molto timore, credevo di non essere abbastanza, mi facevo una miriade di complessi mentali dopo ogni singola conversazione con lui...

Diventammo molto amici, avevamo la maggior parte dei corsi insieme e mi aspettava ogni mattina prima di andare a scuola, mi sentivo speciale con lui...mi ero allontanata dalle ragazze, non l'avevo fatto con cattiveria, loro continuavano a reputarlo come un ragazzo strano e non si fidavano per niente di lui, non volli contrastarle e perciò iniziai ad ignorarle, non credevo neanche che lui potesse farmi soffrire così tanto, mi piaceva molto ma per lui ero solo un'amica, pensai che fosse per quello...

Mi chiese di uscire. Ne fui entusiasta. Yasmine mi spinse a rifiutare mentre Lori temeva che mi avrebbe fatto del male, io accettai, promettendo alle due di non fare errori.

Andò benissimo, mi disse che gli piacevo e che non era riuscito a dirmelo prima perché pensava che io non ricambiassi...gli confessai tutto quello che provavo e promise di non lasciarmi più da sola, stavamo insieme.

Iniziammo a uscire come una vera e propria coppia, iniziai ad innamorarmi...sapevo che era presto ma iniziai a fare caso anche ai suoi dettagli più insignificanti, come il modo in cui si allacciava le scarpe, l’espressione carica di energia che assumeva in ogni partita di calcio o il modo in cui cambiava quando si innervosiva.

Anche lui sembrava essersi innamorato di me, lo notai da come mi cercava con lo sguardo ad ogni singolo allenamento, il sorriso con che mi rivolgeva ogni mattina appena uscivo di casa e la gelosia che leggevo nei suoi occhi ogni volta prima di entrare nell'edificio scolastico...

Ero totalmente persa da lui che quando mi chiese di fare il "grande passo" accettai senza problemi.

Mi lasciai andare completamente con lui, credevo che fosse l'amore della mia vita, anche se mi aveva allontanato dalle mie migliori amiche avevo la massima fiducia in lui, fu questo che mi fece sprofondare...

Pochi giorni dopo la "nostra prima volta”, la mia prima volta in assoluto, andammo ad una festa, era stato invitato da Susan More, una delle ragazze più popolari della scuola, oltre che perfida, falsa e stronza. Aveva sempre avuto interesse per lui, ma si limitava ad ignorarle le continue attenzioni che gli dedicava e pensava a me...per questo gli diedi completa fiducia...ma si sa, non è oro tutto ciò che luccica, solo che non riuscivo ancora a capirlo...

Scoprii tutto quella sera, si erano messi d'accordo fin dall'inizio. Susan non credeva che sarebbe mai riuscito a fare colpo sulla sfigata della scuola, o almeno, non così velocemente...

Le sue parole mi provocarono un buco enorme all'altezza del cuore, mi sentii come se me l'avesse strappato a morsi, avevano ragione Yas e Lori...voleva solo farmi soffrire.

Lo mandai a quel paese con le lacrime che scendevano a fiumi sulle mie guance e uscii da quella casa in fretta e furia.

Correvo velocemente verso casa mia, malgrado il ragazzo continuasse a chiamarmi a squarciagola, lo ignorai e continuai per la mia strada.

Presi una strada diversa da quella che facevo di solito, era molto buio ma almeno mi avrebbe portata lontano da lui...

Ero quasi arrivata, finalmente mi sarei potuta buttare sul mio letto e avrei passato la notte a piangere fino a consumarmi, quando vidi un gattino che cercava di attraversare la strada, zoppicava, evidentemente aveva una zampetta rotta...

Mi avvicinai per aiutarlo quando sentii qualcosa colpirmi alla testa, toccai il punto in cui avevo sentito la fitta e mi ritrovai la mano sporca di sangue, cercai di voltarmi per vedere almeno se ci fosse qualcuno dietro quando persi i sensi e caddi, l'ultima cosa che vidi fu Ben correre verso di me spaventato, poi buio...

-è tutto troppo preciso...-disse il biondo guardando la lettera appena letta dal suo amico

-cosa intendi Charlie?-gli chiese Kevin guardandolo confuso

-c’è qualcosa che non va,non so perché ma ho il presentimento che ci sia qualcosa sotto...-disse il ragazzo guardando le altre due persone accanto a lui,concentrandosi in particolar modo sull’ultima,sapeva benissimo che aveva un’intelligenza smisurata e che era molto furba,avrebbe capito sicuramente cosa lo turbava...

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