Storia · capitolo 2

Capitolo 1:

Lettere dal passato di Arianna Di Casimiro

Freddo.

È questo ciò che sento…o almeno quello che sento oltre all’odore di fogna e alla forte stretta che avverto su polsi e caviglie, eppure stamattina la mia giornata è iniziata normalmente…come sarò arrivata qui? Sono ormai ore che me lo chiedo, ho solo ricordi confusi e non riesco a metterli in ordine…o almeno non ancora…

Forse ricostruendo la mia giornata riuscirò a ricordare…

Allora, sono Tiffany Collyn, ho diciassette anni e sono altra un metro e sessanta, ok…ho sbagliato elenco…

Stamattina mi sono svegliata con quel terribile allarme che suona ai vicini, non vogliono proprio farmi dormire la mattina…

Poi sono andata a prepararmi per la scuola, una volta pronta sono scesa a fare colazione. Il bellissimo buongiorno di mia madre sono stati una pila di pancakes e, dato che sono il mio piatto preferito dopo la torta al cioccolato, non ho potuto rifiutare…ero così entusiasta che sprizzavo gioia da tutti i pori, incredibile come sia cambiato il mio umore in pochi secondi…

Dopo essermi ingozzata sono uscita per andare a scuola a piedi, come ogni mattina.

A metà strada ho incontrato Katie, da lì abbiamo continuato il tragitto insieme, parlando del più e del meno.

Arrivate nell’inferno chiuso tra le mura comunemente chiamato “scuola” abbiamo preso due strade differenti, io avevo spagnolo mentre lei economia.Ci saremo comunque riviste all’allenamento della squadra di ginnastica, peccato che io non arrivai neanche all’inizio:

Dopo spagnolo andai al corso di Teatro con Stacey, la sorellina del mio migliore amico, eravamo molto unite sin da quando era piccolina e abbiamo passato moltissimo tempo insieme, lei, Austin ed io…

Dopo pranzo avevo gli allenamenti, mi stavo dirigendo lì quando incontrai Miguel, il capitano della squadra di calcio della nostra scuola nonché mio cugino…

Ricordo di averlo accompagnato fino in palestra e di aver proseguito poi verso il cortile.La nostra scuola dispone di molti edifici, per questo hanno riservato un’area poco distante da quello principale solo per le attività pomeridiane come il teatro, i corsi di potenziamento e i nostri allenamenti, così abbiamo uno spazio tutto per noi e possiamo allenarci in tranquillità.

Prima di entrare salutai Avril, una compagna di squadra più piccola di due anni e mi fermai poco dopo a parlare con Jane, la capogruppo.

Lei ed io abbiamo sempre avuto un rapporto…strano, di odio e amore…le voglio bene, la conosco da molti anni ormai ed ha sempre voluto essere migliore di me in tutto: prima le recite delle elementari, poi il progetto di scienze alle medie e ora la competizione che ha durante l’allenamento…all’inizio cercavo di non farci caso ma con il passare del tempo è diventato sempre più pesante sopportare tutto ciò…

Dopo aver finito di parlare con lei ricordo di essere stata chiamata da un ragazzino del primo anno, aveva detto che qualcuno mi cercava, mi ha dato un bigliettino con scritto:

“Vai nel retro della scuola, subito dopo il campo di Tennis, non dirlo a nessuno”

-Anonimo

Non ero spaventata, pensavo che fosse semplicemente qualcuno che volesse parlarmi in privato, ma non avevo la minima idea di chi potesse essere…

Mi avviai nel posto stabilito da colui (o colei) che mi aveva scritto a passo svelto, non volevo saltare l’intero allenamento ma ero anche curiosa di sapere chi volesse vedermi con tanta urgenza…

I campi da calcio erano vuoti, strano…di solito a quest’ora Miguel e i suoi compagni si allenano…

Anche quelli successivi, tutto vuoto…non capivo perché, a quest’area della scuola è sempre stata la più affollata, come mai adesso non c’era nessuno?

Arrivata nel luogo scritto nel misterioso biglietto anonimo mi fermai, non vedevo nessuno…

Improvvisamente sentii dei passi dietro di me, mi voltai per vedere il viso del “possibile destinatario” ma sentii qualcosa colpirmi in testa, poi buio.

Chi è stato a chiudermi qui? Dev’essere stata la stessa persona che ha scritto il biglietto…devo assolutamente scoprire chi è…

Per ora mi hanno lasciato questo foglio dicendomi di scrivere come sono arrivata, spero che qualcuno venga a salvarmi…

-Tiffany Collyn

Erano ormai ore che Charlie esaminava la lettera di Tif rileggendola una ventina di volte, doveva assolutamente capire chi era il mittente di quel biglietto, e se fosse stato qualcuno che era d’accordo con questi strani rapitori di ragazzi?!Era arrivato il momento di avvertire sua madre...

Nonostante fossero le quattro del mattino e lo sceriffo Jennifer Jones fosse appena rientrata da un turno serale, il ragazzo prese i documenti appena letti e si diresse verso la sua stanza. Spalancò la porta e la vide intenta a guardare un programma televisivo, sapeva benissimo che faceva così per cercare di addormentarsi, da quando il padre di Charlie li aveva abbandonati.

La donna vide suo figlio sullo stipite della porta e non poté fare a meno di chiedergli cosa ci facesse lì e soprattutto perché fosse sveglio a quest’ora, sapeva che aveva avuto alcuni incubi da quando suo padre non c’era più ma cercava di fare il possibile per esercitare al meglio entrambi i ruoli e per mantenere serena la vita di Charlie...

-So che è tardi e vorresti riposare mamma, scusami tanto, ma devo assolutamente farti vedere una cosa...- disse il ragazzo dai capelli color miele porgendo alla donna i fogli appena letti, la bionda li prese e, appena letta la scheda informativa di Tiffany, guardò suo figlio confusa

-dove li hai presi? Perché non li ha trovati la mia squadra di ricerca? Tu e Kevin vi siete immischiati nelle indagini?!-chiese la poliziotta a suo figlio con sguardo arrabbiato, da una parte sapeva che il suo Charlie non avrebbe mai fatto una cosa del genere ma la visione di quei documenti l’aveva fatta impazzire. Erano passati ormai parecchi giorni da quando la povera Tiffany era scomparsa e la polizia non riusciva a trovare neanche un briciolo di indizio, era come se fosse sparita nel nulla, in pieno giorno. Per di più nella sua scuola, il luogo più sicuro degli studenti dopo la casa...

Nessuno riusciva a capire come avesse fatto e perché, la sua famiglia le voleva molto bene e, a giudicare dalle parole di sua madre, non aveva la minima intenzione di lasciare casa sua.

Però l’aveva fatto.

E Jennifer, in qualità di capo della polizia, stava offrendo tutto il suo impegno per scoprire cosa fosse successo alla sedicenne.

Passava intere giornate chiusa nel suo ufficio, a ripensare al “presunto rapimento” di Tiffany: durante le indagini aveva trovato un biglietto, lasciatogli il giorno della scomparsa, su cui però non apparivano impronte digitali differenti da quelle della Collyn. Il rapitore doveva essere un esperto, oppure se lo era scritto da sola...

La donna non sapeva più cosa pensare...

Decise così di dormirci su, per recuperare le ore di sonno dei giorni precedenti e magari arrivare a una conclusione realista, che l’avrebbe portata sicuramente alla risoluzione del caso.

E, proprio in quel momento, suo figlio era entrato in camera sua mostrandogli un indizio, l’unico che avrebbe aperto gli occhi alla donna sulla rischiosa situazione che stavano per affrontare...

Ma lei non si sarebbe mai aspettata niente di tutto ciò...

O almeno, non un’altra volta...

Lesse velocemente la lettera, grazie alla sua vasta esperienza aveva una memoria fotografica molto sviluppata e ricordava tutti gli indizi visionati, anche quelli a cui dedicava solo pochi secondi. Dopo averla letta esaminò anche il documento su cui erano riportate le informazioni della ragazza rapita e il simbolo sul foglio attirò la sua attenzione, era lo stesso che Charlie aveva visto sulla valigia dopo averla portata a casa: stesso quadrato rosso, stesse iniziali, stessi colori, tutto molto inquietante...

-Sai per cosa stanno quelle iniziali? -domandò Charlie a sua madre sperando che almeno lei conoscesse il logo stampato sui fogli, la donna lo fissò per qualche secondo, poi alzo lo sguardo e scosse la testa. Il ragazzo annuì tristemente, voleva sapere se la sua amica stesse bene...

-Dove hai trovato questi fogli? -chiese Jennifer a suo figlio, sapeva che non avrebbe mai letto nulla di sua proprietà, si fidava del suo Charlie, evidentemente li aveva trovati in qualche luogo vicino alla loro scuola...

-Nel tunnel che usiamo io, Kev e Mya, erano in una valigia insieme ad altri fogli e a una lettera di Mya, credo che lei e gli altri ragazzi siano in pericolo...-disse il ragazzo prendendo la madre e portandola fino in camera sua, dove iniziò a mostrarle il contenuto dello strano oggetto trovato

-Ma non doveva tornare a Natale? Ho sentito sua madre la settimana scorsa, mi ha detto che sarebbe venuta solo al termine delle lezioni...-

-Sarebbe dovuto essere così, non so perché era in città, ancora non ho letto la sua lettera, quella di Tiffany mi ha sconvolto...-disse il biondo con gli occhi lucidi, sua madre sapeva cosa stava per dire, così lo strinse tra le sue braccia e cercò di rassicurarlo

-Charlie, tesoro mio, stai tranquillo, sappiamo quanto sia forte e coraggiosa la nostra Mya, starà bene, ne sono sicura-sussurrò la donna mentre delle calde lacrime accumulate ormai da tempo scendevano sulle guance di suo figlio, benché fosse un ragazzo molto sensibile e profondo non esprimeva mai i suoi sentimenti, evidentemente non riusciva più a tenerli dentro...

-Ho paura che le facciano del male mamma, non voglio perderla, lei...è molto speciale per me-affermò il biondo con determinazione, i suoi sentimenti per la ragazza erano ovvi da parecchi anni prima ma non avrebbe mai pensato che sua madre avrebbe capito quello che sentiva...

-So quanto tieni a lei Charlie, da quando eravate piccolini tu e Kev l’avete sempre protetta come una sorella minore, ma quello che senti tu è diverso, non è così? -disse Jennifer mentre il viso di suo figlio si colorava di rosso e le sue mani iniziarono a tremare

-Come hai fatto a capirlo? -

-Tesoro, si vede, è così ovvio, gli unici a non accorgersene siete proprio tu e Mya, ti voglio dare un consiglio: adesso ti prepari e vai a scuola, dopo andiamo in centrale e ispezioniamo tutto ciò che abbiamo trovato sulla scomparsa di Ti e degli altri ragazzi, d’accordo? -disse il capo della polizia guardando fermamente suo figlio, era una donna incredibile e una madre fantastica. Benché lavorasse molto, riusciva sempre a trovare un momento da passare con il suo Charlie e lui ne andava fiero.

-Va bene mamma, però non devi parlarne con nessuno, eccetto Peter, sono sicuro che lui ci potrà aiutare- disse il biondo pensando al vice-sceriffo, è sempre stato molto gentile con lui ed era anche il cugino della sua amica Jane, per questo si fidava molto, si conoscevano da sempre.

-Te lo prometto Charlie, ora preparati, io scendo a farti la colazione-disse la donna girandosi verso l’uscita, quando suo figlio la fermò per un polso e la fece tornare indietro

-Non preoccuparti mamma, dovrai essere esausta, ai a riposare un po’, penso io alla colazione-disse il ragazzo sorridendo, sua madre lo ringraziò e tornò nella sua stanza mentre Charlie sperava di riuscire a salvare la sua amica e tutti gli altri ragazzi rapiti...

Ebbe un improvviso lampo di genio.

Sapeva benissimo che nella valigia c’erano delle informazioni su quelle strane persone e sui ragazzi che avevano preso, ognuno aveva una lettera che lo rappresentava e che veniva poi impressa sulla cartellina in cui riponevano la sua lettera e il foglio informativo.

Salì frettolosamente le scale fino ad arrivare nella sua stanza, davanti alla scrivania su cui era poggiata la valigia, diede un’occhiata veloce ai fogli finché non trovò quello che gli interessava.

La lista dei ragazzi rapiti la settimana scorsa.

Per quanto ne sapeva, a quell’ora poteva essere stato appena preso qualcun’altro, ma per le poche informazioni che aveva non poteva rischiare di farsi rapire, avrebbe dovuto invece fungere da aiuto esterno, liberando tutti i ragazzi una volta scoperto dove venivano nascosti.

Era un piano perfetto.

Doveva solo iniziare ad attuarlo.

Da quell’esatto momento.

Mise nel cassetto la cartellina con la lettera A e piegò la lista per poi riporla nella tasca dei suoi pantaloni, infilò le scarpe da ginnastica e uscì dalla sua camera, pronto per affrontare un altro giorno di scuola.

Kevin lo aspettava sul portico con lo zaino in spalla e un’espressione preoccupata in volto, il biondo si chiedeva cosa fosse successo di altrettanto grave da sconvolgere il suo migliore amico...

-Kev, cosa succede? Perché quella faccia? -chiese Charlie guardandolo preoccupato, il ragazzo dai capelli ramati abbassò la testa e la preoccupazione del suo amico aumentò

-Sono stati presi altri ragazzi vero? Ho visto la tua faccia, non è una bella situazione, come faremo a salvarli tutti? Noi siamo solo in due, quei pazzi saranno moltissimi! -si sfogò Kevin mentre il biondo lo stringeva in un abbraccio fraterno, la loro amicizia era sempre stata così, avevano bisogno l’uno dell’altro, ogni singolo momento speciale per uno dei due comprendeva anche la presenza dell’altro e il loro rapporto così forte e speciale non si sarebbe mai rovinato.

-Kev, tranquillo, ce la faremo, siamo un duo fantastico, nessuno può fregarci, vedrai che libereremo tutti i ragazzi e faremo il culo a quei pazzi, non esterneranno un secondo a lasciare la città, e poi ho informato anche mia madre, abbiamo l’intera squadra di polizia dalla nostra parte-disse il biondo dando una pacca sulla spalla al moro, egli sorrise e si incamminarono verso la scuola con passo spedito.

Charlie avrebbe voluto mostrare la lista al suo migliore amico ma pensò che fosse troppo rischioso farlo all’aperto, quei folli potrebbero avere spie seminate per tutta la città, sarebbe stato meglio in un momento in cui era solo con lui…

-Amico, devo dirti una cosa-disse Charlie voltandosi improvvisamente verso l’altro ragazzo, senza dargli tempo di rispondere lo abbracciò, vista da fuori sembrava semplicemente una bella azione, ma i due avevano capito che non avrebbero più potuto parlare liberamente lì fuori, perciò il biondo aveva deciso di ingannare i possibili uomini che controllavano la loro città, spacciando la sua iniziativa come in semplice abbraccio…

-Ho paura che possa esserci qualcuno anche qui intorno Kev, ho trovato la lista degli ostaggi della settimana scorsa nella valigia, ci sono tutti, nome e cognome, penso che sarebbe meglio passare in centrale e darla alla mamma, così potremmo confrontarla con le sparizioni…- disse tenendo l’amico ancora stretto tra le sue braccia

-facciamolo amico, se questa è la loro ultima speranza di rivedere la luce del sole sono pronto a mettermi in gioco per liberarli! - disse il ramato prima di sciogliere l’abbraccio.

Continuarono a camminare come se non fosse successo nulla, ma gli sguardi che si lanciavano fecero capire benissimo che avessero un piano, e anche ben strutturato...

Entrarono nell’enorme edificio che permetteva la loro istruzione ogni giorno e si diressero immediatamente verso gli armadietti riservati agli studenti del terzo anno, Charlie ripose il suo zaino nell’apposito spazio a lui assegnato e guardò il suo amico sperando che capisse il suo segnale, entrambi annuirono e si separarono verso la classe in cui avevano lezione.

Passate due ore, esattamente al suono della campanella per l’intervallo, i due ragazzi si trovavano nello stanzino del bidello al secondo piano, l’unico luogo della scuola che non avrebbe potuto avere una videocamera di sorveglianza.

Charlie controllò la tasca dei jeans e, una volta trovato, estrasse il foglio che aveva preso poche ore prima dalla valigia. Lo porse a Kevin e il moro iniziò a rigirarselo tra le mani con un’espressione preoccupata

-so cosa stai pensando, si, è proprio la lista, quella con i nomi dei ragazzi, la stessa che ti dicevo prima...-disse il biondo facendogli notare i primi due, Tiffany Collyn e Mya Herman.

-Dobbiamo assolutamente andare da tua madre amico! Potremmo essere molto d’aiuto, forse li stanno cercando tutti da molto tempo-

-Va tutto bene Kev, tranquillo, ho già spiegato tutto a mamma, ha detto che possiamo andare in centrale ad aiutarla, spiegherà i dettagli solo al vice-sceriffo, credo che anche lui debba saperlo...-disse Charlie indicando l’ultimo nome dell’elenco

Jane Carmichael...

Sua cugina...

Aveva la stessa età di Charlie, Kevin e Mya...

Peter era sicuramente al corrente della scomparsa della ragazza, la loro famiglia è sempre stata molto unita e i genitori tengono molto a Jane e a sua sorella Lori, di soli due anni più piccola rispetto a sua sorella. Per questo Kevin e Charlie dovevano mettersi subito all’opera, per tutti quei ragazzi che stavano soffrendo come cani in quei momenti bui.

-Charlie, credo che dovremo andare subito, prima li salviamo meglio è no? -disse il ragazzo dai capelli ramati guardando il suo migliore amico con aria di sfida, il biondo sorrise e annuì, poi entrambi uscirono diretti verso la centrale di polizia.

Arrivati lì non esitarono a presentarsi direttamente nell’ufficio di Jennifer, la quale stava risolvendo un importante caso su una misteriosa perdita d’acqua vicino alla zona industriale della città.

-Cosa ci fate voi qui? -chiese improvvisamente ai due sentendoli discutere su chi dovesse affrontare la donna per primo

-Scusaci per il disturbo Jennifer, volevamo aiutarti con il caso dei ragazzi, questa questione va assolutamente conclusa, non possiamo vedere i nostri coetanei soffrire scrivendo delle lettere piene di lacrime e sangue-disse Kevin lasciando la donna senza parole, di solito non era così avventato, ma evidentemente quella situazione aveva scosso molto anche lui…

-Va bene ragazzi, però dovrò dire a tua madre che sei uscito da scuola-disse indicando il moro, poi prima di uscire dal suo ufficio aggiunse:

-Non fatevi notare- affermò e chiuse lentamente la porta, lasciando i due adolescenti ufficialmente in autonomia.

Charlie e Kev si scambiarono uno sguardo furbo, il loro piano iniziava ora.

Il biondo estrasse la lista dalla sua tasca, mentre il suo amico prese la cartellina dei casi bollata con “sparizioni”, al cui interno trovarono tutti nomi scritti sul foglio trovato nella valigia...

-è come pensavamo Charlie, questi tizi prendono i ragazzi e spacciano la loro scomparsa per una sparizione volontaria, dobbiamo assolutamente scoprire cosa gli fanno una volta presi...-disse il moro mentre esaminava una cartellina dopo l’altra, il suo amico dai capelli color miele si sedette e ragionò su cosa avrebbero potuto fare con dei semplici adolescenti...e gli ritornò in mente un flashback della sera prima, quando stava leggendo la lettera di Mya:

” Questi strani tizi, che si fanno chiamare scienziati, stanno cercando uno strano enzima che solo noi possiamo dargli...”

-Kevin, ho capito finalmente! - disse Charlie facendo sobbalzare il suo migliore amico per lo spavento, si mise a sedere e continuò a parlare:

-Ricordi la lettera che ci ha scritto Mya? Quella che ho trovato nella tasca della valigia?

-Quella in cui ci spiegava che era tornata in città prima di essere rapita? -chiese Kevin mettendosi accanto al suo amico

-esattamente, nella lettera Mya ha scritto che gli scienziati prendono i ragazzi per estrarre uno strano enzima che abbiamo solo noi adolescenti, ricordi? -

-Hai ragione Charlie, diceva proprio così...ma a cosa gli servirà mai questo enzima? -

-Non lo so Kev, per questo dobbiamo scoprirlo-disse il biondo prima di tornare sui documenti raccolti da sua madre, il suo amico lo seguì e insieme iniziarono a confrontare ogni scheda dei ragazzi scomparsi, senza trovare nulla purtroppo...

Dopo essersi accontentati delle poche informazioni scoperte decisero di tornare a casa del biondo, in quanto la loro giornata scolastica sarebbe finita tra solo mezz’ora...

Salutarono Jennifer e la informarono sulle loro scoperte, poi le comunicarono che sarebbero rimasti a casa per esaminare anche la seconda lettera della valigia, sperando di trovare qualche informazione in più sugli scienziati.

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