Storia · capitolo 17

Capitolo 16:

Lettere dal passato di Arianna Di Casimiro

La barca di Laurie aveva appena attraccato nel piccolo molo di Nierzy Island, Charlie era sceso in fretta e furia dal mezzo di trasporto come se stesse perdendo il treno, stava correndo talmente veloce che Peter non aveva neanche le forze di accompagnarlo, la donna dalle lunghe trecce dorate lo guardò confusa

-dove sta andando? –chiese al ragazzo accanto a lei mentre scendevano dall’imbarcazione

-da sua madre –rispose lui fiero non distogliendo lo sguardo dalla lontana figura del ragazzo che spariva sempre di più dietro al magnifico verde dell’isola.

Non appena arrivò davanti alla casa color canarino di suo zio entrò senza esitare, fece il giro di tutte le stanze alla ricerca della riccia chioma bionda della sua mamma, quando aprì la porta la vide in una maniera in cui non avrebbe mai voluto…

Era sdraiata sul letto della stanza di suo zio, i suoi capelli color miele erano quasi totalmente lisci, privi della vitalità che avevano sempre avuto, la pelle sempre viva e colorita era bianca cadaverica, sembrava quasi…senza vita.

-cos’è successo?!MAMMA?!Mi senti?!!- esclamò disperato il ragazzo scuotendola e non mollando mai il contatto con lei

I suoi occhi iniziarono a inumidirsi.

Il mondo gli stava crollando addosso pian piano.

E ancora non sapeva cosa avesse…

Temeva il momento in cui suo zio gliel’avrebbe detto…

-zio ti prego dimmi cosa le è successo, anche se è colpa mia dimmelo per favore –disse al suo omonimo piangendo disperato, i suoi occhi color cielo erano ormai rossi e gonfi e due grandi occhiaie sotto di essi erano ancora più evidenti.

-si è sentita male Charlie, non è nulla di grave, me lo ha assicurato Kristael, per un attimo ha avuto un crollo perché era preoccupata per te ma vedrai che tra poche ore si risveglierà e starà molto meglio –lo confortò suo zio e Charlie lo strinse tra le sue braccia, si sentiva così in colpa per ciò che era successo…

-mi dispiace tanto zio, io non volevo le succedesse nulla di male, è tutta colpa mia, non dovevo tornare da solo in città, le avrò fatto prendere uno spavento enorme, se solo non fossi stato così avventato tutto ciò non sarebbe successo –concluse il biondo piangendo disperato tra le braccia di suo zio, quando si trattava della sua mamma si aspettavano tutti una reazione del genere, teneva a lei come una sorella e avevano passato la loro vita a supportarsi l’uno con l’altra continuamente, come una squadra, erano un duo talmente forte che nessuno li avrebbe mai separati.

Eppure lui si era comportato malissimo stavolta.

E lo riconosceva.

E anche per questo si stava sentendo la persona più inutile sulla faccia della terra.

Si dava dell’egoista.

Aveva pensato solo a lui, agendo d’istinto senza ragionarci per un secondo, e ora ne stava pagando le conseguenze…

Si chiama karma, caro Charlie.

Ritorna sempre quando si commettono degli errori…

-Charlie tesoro, tua madre starà bene, le serve solo un po’ di riposo, anche lei era molto stanca e come te faticava a mollare il caso anche solo per dormire la notte, questo stress improvviso è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ora lasciamola riposare, vedrai che tra un paio di orette si risveglierà più attiva di prima e continuerete a indagare insieme come avete fatto fin dall’inizio –gli parlò Kristael con una delicatezza tale da toccare chiunque, lui annuì e uscì dalla stanza, seguito da suo fratello, Farid e Tiffany.

-è tutta colpa mia, se non mi fossi comportato da cretino sicuramente ora la mamma non starebbe così, sono uno stupido! –continuò a ripetere il giovane premendosi le mani sul viso, suo fratello minore gli si avvicinò e lo consolò abbracciandolo con quelle braccine delicate

-Charlie, mamma Jenn starà bene, te l’ha detto anche mamma Kristael, è stato lo stress che aveva questi giorni a ridurla così, non è colpa tua, era molto stanca…tutto qui-

-si ma se starà ancora più male? Se non dovesse risvegliarsi più? Sarà colpa mia e vivrò con questa cosa per sempre! Sono un mostro –concluse il ragazzo e fuggì verso l’edificio in cui suo zio gli aveva lasciato i suoi documenti sui laboratori, sperava con tutto il cuore che sua madre andasse a migliorare col tempo e non voleva affatto pensare a cosa sarebbe potuto accadere se le fosse successo qualcosa di brutto…

Chiuse la porta dietro di sé e si accasciò a terra, piangendo come un bimbo disperato.

Si sentiva così in colpa per quello che aveva fatto, se non fosse stato istintivo come sempre tutto ciò non sarebbe successo, e sua madre in quel momento sarebbe lì accanto a lui a cercare la soluzione all’indizio che gli aveva lasciato Mya…

Dopo un’ora buona passata a piangere e commiserarsi per l’errore che aveva commesso, decise di concentrarsi su quello, così non sarebbe stato tutto il tempo a darsi la colpa per come stava la sua mamma ora, era molto preoccupato ma avrebbe scansato l’ansia che aveva concentrandosi su quello, suo zio e Kris avevano ragione, sua madre aveva bisogno solo di un po’ di riposo e distacco da questo caso.

Prese il suo preziosissimo quadernino su cui appuntava ormai ogni indizio valido per la risoluzione del caso e posizionò la scatola che aveva trovato sulla via per dirigersi a casa Miller accanto alla piccola cassaforte che Mya aveva messo nel bunker in cui lui e Charlie senior avevano trovato Tiffany, poi si sedette alla scrivania e iniziò a rileggere il bigliettino che aveva scovato per ultimo cercando di trovare quel maledetto nome.

-accidenti! E’ più difficile di quanto pensassi…- disse dopo un po’ distogliendo lo sguardo dal foglietto

Una busta color oro attirò la sua attenzione, si sporse per prenderla e la vista di ciò che vi era all’interno lo fece commuovere.

Erano delle sue foto da piccolo.

Sicuramente le aveva prese suo zio quando erano andati a casa sua, ma non si ricordava affatto di alcune di esse…

Iniziò a sfogliarle una dopo l’altra, avendo in mente una miriade di flashback riguardanti lui, Mya, Kevin e la sua mamma.

Quando cercava di ricordare la sua famiglia però non ci riusciva…

Era come se qualcosa gli impedisse di poter ripensare ai suoi nonni, a suo zio da giovane, magari anche a suo padre…

Non sapeva affatto come fosse…

Se l’avesse incontrato per strada, non avrebbe riconosciuto di certo il suo volto.

Sua madre lo descriveva come uno preso solo dal suo lavoro, che aveva sempre disprezzato lei e la sua famiglia da quando aveva fatto carriera, ha detto che andare via è stata una liberazione per lei…

Lui era molto piccolo, dice sua madre, ma non ricorda comunque il resto dei suoi ricordi fino al giorno in cui ha conosciuto Kevin e Mya.

Da lì era cambiato tutto.

Era come se si fosse acceso un sole dentro di lui che aveva illuminato la sua vita, fino a quando aveva perso entrambi piano piano…

Più guardava le foto e maggiore era la malinconia di quei tempi, quando non esistevano nella loro vita né scienziati né laboratori pieni di ragazzini in ostaggio.

Una in particolare lo fece morire dal ridere: nella foto c’erano lui e Mya che facevano delle smorfie indicando una ragazza della loro scuola, Eveline Marchroff, una smorfiosetta venuta dall’inghilterra due anni prima convinta che la scuola e tutti gli altri ragazzi fossero al suo servizio, aveva anche offeso Mya definendola: “maschio mancato” per le sue frequentazioni, cioè Jones e Torres.

La mora non aveva esitato a farsi sentire dalla finta Barbie e da quel giorno guardarla dilettarsi nei suoi drammi era il loro passatempo preferito…

Ma certo!

Eveline!

Come aveva fatto a non capirlo prima!

Il biondo prese il suo fidato quadernino e appuntò la lettera accanto a quella trovata precedentemente, forse Mya gli aveva lasciato una specie di puzzle da comporre…

I bigliettini successivi avrebbero contenuto le lettere che sarebbero servite per completare la parola, forse era proprio l’indirizzo in cui gli scienziati avevano la sede dei laboratori!

Se fosse stato veramente così, Charlie aveva la vittoria in pugno, era un passo avanti a loro, non sospettavano neanche che lui sapesse tutto ciò, altrimenti già sarebbe finito lì dentro anche lui…

Prese lo zaino e ripartì a mille, diretto verso casa di suo zio, se voleva trovare tutto subito e senza stressare la sua mamma poteva andare solo con una persona: Peter.

Lo stava cercando dappertutto ma sembrava non esserci all’esterno della Riserva, così entrò a vedere se suo zio sapeva dove fosse.

-zio, hai per caso visto Peter? –chiese al fratello di sua madre, che era impegnato a leggere qualche strano libro della sua biblioteca, evidentemente anche lui per calmare la preoccupazione che aveva nei confronti di sua sorella…

-Peter è di sopra Charlie, nella stanza di tua madre, cos’è successo? Qualcosa di grave??-

-al contrario zio, ho quasi trovato tutti gli indizi e forse so anche il motivo per cui Mya me li ha lasciati così, probabilmente le lettere scritte su ogni bigliettino andranno a formare l’indirizzo per i laboratori…-

-è magnifico! Dopo tanto tempo riusciremo a fargliela pagare a quei folli! –esclamò suo zio entusiasta

-si, beh non è ancora certo, ma credo sia così dati i ragionamenti xomplicati che fa Mya di solito-

-se fosse così sarebbe perfetto, avremmo vinto questa guerra, finalmente la pagheranno per tutto quello che hanno fatto! Vai a chiamare Peter, informalo che è urgente e trovate subito questi indizi nipotino mio, muoviamoci a liberare quei poveri ragazzi prima che quei folli decidano di ripartire senza il loro ultimo gioiello del tesoro, presto vai da Peter- concluse il più grande e Charlie lo ringraziò, da quando era rientrato nella sua vita tutto stava andando per il verso giusto, sua madre era più felice e anche lui lo era, stava conoscendo pian piano gli altri membri della sua famiglia e sperò che tra poco avrebbe potuto vedere i suoi nonni materni…

Salì al piano di sopra e trovò il giovane vicesceriffo seduto accanto a sua madre, ancora dormiente e sdraiata nel letto della stanza di suo zio

-Peter, ho trovato la soluzione all’indizio, dobbiamo assolutamente scoprire dove nascondono gli altri, siamo ad un passo dal trovarli! –disse il biondo e l’altro ragazzo spalancò gli occhi per la sorpresa, non si sarebbe mai aspettato una cosa del genere, dopo tutto il tempo che Jennifer aveva passato su quel caso avrebbe finalmente chiuso tutto e portato a casa quei poveri ragazzi nelle loro case e al sicuro.

Sarebbe stato un traguardo per lei.

E lui e suo figlio l’avrebbero aiutata.

Era anche un suo obiettivo ormai.

Le persone a cui tenevano di più erano tutte chiuse lì dentro, non potevano lasciare che morissero…

Era iniziato tutto con Tiffany, ma la sua scomparsa aveva toccato il cuore di tutti.

E, man mano andando avanti, si era formata questa squadra che stava per affrontare gli scienziati diabolici che rapivano ragazzi.

Nessuno sapeva come sarebbe andata a finire.

Peter sperava nella vittoria da parte loro, ma non poteva prevedere quello che sarebbe successo…

Doveva solo combattere.

E trovare gli indizi con Charlie.

Lo stavano facendo per tutti loro…

Anche per Casey, per Jenn, per Charlie e per tutti coloro che avevano sofferto all’interno di quei luoghi così oscuri.

Dovevano vincere.

Rientrarono nello “studio” di Charlie e misero tutti gli indizi sulla scrivania, Mya non aveva lasciato nessun altro biglietto, non sapevano come altro andare avanti…

Perché non aveva scritto nulla??

Il ragazzo più giovane se lo stava chiedendo da un bel po’…

Di solito la sua migliore amica era stata più o meno gentile con lui, lasciandogli quasi sempre l’infarinatura di ciò che avrebbe dovuto fare per risolvere l’indovinello che lei stessa gli poneva.

Questa volta avrebbe dovuto fare l’impasto da solo, fin dall’inizio…

-allora Charlie, pensiamo a come trovare il prossimo indizio, Mya ti ha chiesto di trovare prima una lettera utilizzando Tiffany e poi una con Hellen, quale sarà la prossima protagonista dell’indizio? –

-se la prima è stata Tif e la seconda Hellen significa che ha saltato la sua lettera e perciò stavolta sarà quella di…Jane –disse il biondo e il poliziotto sbiancò sentendo il nome della cugina dopo molto tempo, la sua permanenza in quei laboratori era una ferita ancora aperta e troppo fresca…

-controlla la lettera di mia cugina Jones, se è davvero questo il ragionamento che ha utilizzato Mya dobbiamo sbrigarci a trovarli tutti… -disse il castano e il ragazzo dagli occhi azzurro cielo riaprì per la prima volta dopo molto tempo la prima valigia che aveva trovato, questa semplice azione riscosse in lui una miriade di ricordi, quando il suo migliore amico era ancora accanto a lui e non erano neanche convinti di aprire il contenitore di cuoio.

Ricordava la sua titubanza nel prenderla o lasciarla lì, se non l’avesse fatto probabilmente ora si sarebbe ritrovato lì anche lui e a quell’ora sarebbe potuto essere a Parigi, magari a Londra, o a Berlino, o in qualche altra cittadina sperduta nel mondo, lontano da sua madre, da Myrtle Beach, senza aver conosciuto suo fratello, suo zio o gli altri componenti della Riserva…

Aveva fatto bene a prendere quella valigia…

Nonostante tutte le preoccupazioni, lo stress, il lavoro continuo, la mancanza di sonno, i digiuni dovuti al troppo lavoro e l’emicrania continua ne era valsa la pena…

La lettera di Jane si era posata sulle sue mani come attratta da una calamita, lui tremava e temeva di non poter trovare le soluzioni in tempo, stava iniziando ad avere paura se fosse troppo tardi, se avessero iniziato a ridurre i ragazzi allo stremo, se la sua Mya non avesse neanche più la forza di parlare…

Decise di andare avanti comunque.

Lui aveva fatto e continuava a fare il possibile per quei ragazzi, coloro la cui la vita sociale era stata brutalmente interrotta per essere trattati come cavie da laboratorio con esperimenti tutt’altro che umani e torture bestiali.

Diede di nuovo un’occhiata alla lettera che aveva letto un bel po’ di tempo prima e girò il foglio per tutti gli angoli alla ricerca del famoso indizio che la sua migliore amica gli aveva lasciato.

Non c’era da nessuna parte…

Girò il foglio al contrario.

Su ogni parola c’era una lettera, evidentemente erano scritte a matita, data la leggerezza con cui si leggevano, le trascrisse piano piano sul suo quaderno e ne uscì fuori il fatidico indizio:

Charlie, amico mio, sapevo che avresti trovato anche questo, sei un genio, fatelo dire, è stato molto facile trovare un modo differente per lasciarti ognuno di questi indizi sparsi qua e là, non ho molto spazio per scrivere, ti riassumo ciò che devi sapere:

“siamo quasi alla fine, per trovare la prossima lettera devi solo ricordare il nome del mio primo cricetino,il prossimo indizio invece si trova nel luogo in cui amiamo di più farci la doccia a vicenda”

So che capirai subito, te l’ho già detto, ragiona come farei io.

Ti voglio bene C.

Manchi tanto.

Ti aspetto

Mya

Charlie e Peter erano appena arrivati al porto di Lifestorm, avevano attraversato la costa con la barca di Laurie in pochissimo tempo, la povera donna era stata messa sotto pressione dall’euforia continua dei due per tutto il viaggio…

Erano saliti sull’auto del poliziotto e si stavano dirigendo verso casa Jones in fretta e furia, il ragazzo non aveva detto molto all’altro, solo di andare a casa sua, lui si era fidato ed erano partiti.

Non appena varcarono il portico il biondo tirò fuori le chiavi ed aprì in un batter d’occhio, entrò in cucina ed uscì dalla porta sul retro, era nel suo giardino.

Lui e i suoi amici avevano passato ogni singola sera d’estate lì, da quando si erano conosciuti montavano le tende da campeggio della famiglia Torres e la loro serata falò era avviata.

Durante il pomeriggio dell’ultima giornata estiva i tre amici erano abituati ad effettuare un mega torneo di gavettoni, al quale la vincitrice era sempre Mya.

Quando lei aveva scritto quella frase sulla lettera, al biondo era subito tornato in mente un loro ricordo, l’ultimo anno in cui la ragazza era con loro, qualche giorno prima della sua partenza avevano organizzato la loro ultima serata, terminata con una doccia all’aperto per tutti e tre.

A fare la battuta era stata proprio la ragazza e il biondo aveva avuto quel preciso flashback, ecco perché aveva convinto Peter in fretta e furia di attraversare l’isola e partire con la macchina per casa sua, sapeva che lei aveva nominato quel determinato ricordo perché aveva nascosto qualcosa in quel posto.

E in quel momento erano lì, in due, gattonavano per il suo cortile a cercare qualcosa che fosse stato utile per trovare la prossima lettera.

Sembrava molto dura questa volta…

Non sapevano cosa cercare.

Mya non era stata molto precisa, come suo solito, aveva solo nominato il luogo in cui avrebbero dovuto cercare e non era affatto piccolo…

Improvvisamente il più grande iniziò a spostare dei cespugli, sembrava incuriosito da qualcosa, il biondo si precipitò da lui, pensando che avesse individuato ciò che stavano cercando, lui tirò fuori una strana fialetta contenente un liquido color ambra, a Charlie cambiò l’espressione sul volto da speranzosa a delusa e si sedette a terra

-quello è solo uno dei profumatori della mamma Peter, non so cosa ci faccia qui, né perché sia ancora dentro la bottiglietta, so solo che siamo di nuovo fuori strada, non ce la faremo mai a lib-

-aspetta Charlie, guarda –disse il maggiore e gli mostrò l’etichetta del prodotto, al biondo per poco non venne un colpo

“Elisir, spero sia utile. Mya”

-è incredibile! Come avrà fatto a portarlo qui? Amo questa ragazza! –disse il biondo e infilò la fiala all’interno della tasca del suo zaino, poi lui e il vice-sceriffo Carmichael tornarono alla Riserva, in cui li attendeva lo sceriffo Jennifer Jones, appena risvegliata e quasi-completamente in forze, ma per loro era ancora una sorpresa…

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