Capitolo 14:
I due avevano fatto il giro della città in un batter d’occhio, si stavano dirigendo verso Broadway Street, la zona in cui avevano trovato la povera Tiffany qualche giorno prima…
Percorsero la stessa strada già fatta e arrivarono nel punto in cui la giovane Collyn aveva rivisto la sua libertà dopo molte settimane quasi infinite per lei, il ragazzo iniziò fin da subito a ispezionare ciò che avevano intorno, a qualche metro da loro c’era un deposito di automobili abbandonato, il resto vuoto.
Si diressero verso la botola da cui avevano tirato fuori la ragazza dai capelli corvini, il più piccolo scese per la scala di ferro che si trovava attaccata a una delle pareti e si ritrovò al centro della stanza.
Inziò a girare per ogni singolo metro quadrato, quella specie di stanzino era molto piccolo ma sapeva bene che qualunque cosa avessero nascosto i suoi amici non sarebbe stata evidente subito…
Mya e Kevin ragionavano alla sua stessa maniera, per questo iniziò a controllare tutti i posti in cui aveva il sospetto che avessero messo anche un misero foglietto di carta.
Vide un libricino riposto in un angolo, sotto il tavolino su cui erano poggiate una bottiglietta d’acqua e un pezzetto di pane ammuffito che evidentemente Mya era riuscita a lasciare a sua cugina per farla almeno sopravvivere…
Prese il quaderno e lo aprì, c’era un foglietto con scritto il suo nome, lo prese e lesse:
Caro Charlie,
spero sia veramente tu, ma sono sicura che se riuscirai a risolvere questo l’indizio sarà proprio nelle tue mani.
Per trovarlo devi solo cercare nel posto in cui cercherei io, ragiona per un attimo con la mia mente e sono sicura che capirai.
Mya
-ma non può essere un po’ più specifica qualche volta?! –affermò Charlie ironizzando il fatto che la sua amica fosse sempre così intelligente da far capire solo a lui cosa intendesse
-cosa succede Charlie? Qualche poblema? –chiese suo zio da sopra affacciandosi per controllare se stesse bene
-tutto ok zio, tranqullo, è solo Mya con i suoi indizi un po’ complicati… -disse il ragazzo ridendo, la sua migliore amica era da sempre la ragazza più intelligente che lui avesse mai conosciuto…
Iniziò a guardarsi intorno, sperando che anche solo un minimo dettaglio lo aiutasse a trovare l’indizio, girava per la piccola stanza ininterrottamente col solo scopo di trovare qualcosa.
Guardò sotto il letto, sotto il cartoccio che la mora aveva lasciato sul tavolo, all’interno dello scaffale, sotto la sedia ma niente, sembrava proprio non esserci nulla che l’avrebbe potuto aiutare a trovarlo…
Si concentrò su come potrebbe aver pensato la mora, sicuramente avrebbe scelto un posto poco visibile ma che lui avrebbe potuto riconoscere prima degli altri, guardò intorno allo scaffale e vide.
C’era una specie di piccolo foro nel muro, grande quanto una mano di medie dimensioni, si avvicinò e accese la torcia puntandola all’interno per vedere se ci fosse veramente qualcosa.
Ne tirò fuori una piccola scatola di ferro, di colore blu scuro, aveva una piccola rotella sul davanti e una tastierina con i numeri accanto.
Era una cassaforte.
L’aveva trovato?
Pensò a quale potesse essere la combinazione…
Era stata Mya a metterla lì, poteva scoprirla facilmente...
Riprese il quadernino, sfogliò ogni singola pagina vuota nella speranza che la ragazza non si fosse dimenticata del codice che serviva a lui per aprirla.
Arrivò alla metà e vide il nitido colore della penna che la sua amica utilizzava di nascosto per mandare informazioni a lui, sorrise al solo pensiero di quanto fosse intelligente la Herman e iniziò a leggere ciò che gli aveva lasciato:
Mi sono stufata di iniziare ogni lettera o bigliettino con “Caro Charlie”, diventa deprimente dopo un po’…
E io e te non lo siamo.
Perciò ho deciso di non essere più banale, da questo momento in poi inizierò ogni biglietto in modo diverso che mi farà capire che sei tu.
Lo so, starai sicuramente pensando che la psicopatica sono io, ma in questa situazione sai benissimo che servono continue rassicurazioni.
Tralasciando ciò, so benissimo che ti serve, la risposta è: l’inizio di noi tre
So che riuscirai a capirlo.
Altrimenti non saresti arrivato fin qui.
Credo in te Charlie.
Ti voglio bene.
Ti aspetto
Mya
Il biondo cercò in tutti i modi di non uscire di senno dopo la lettura della pagina di quel quaderno.
Possibile che la sua Mya fosse sempre così intelligente da destabilizzare lui e tutti quelli che la conoscevano?
Pensò attentamente a quello che aveva scritto “l’inizio di noi tre”
Forse era una data?
Magari il giorno in cui si erano conosciuti?
Ancora una volta Mya era riuscita a mettere Charlie in difficoltà, la prima cosa che gli avrebbe rinfacciato quando si sarebbero rivisti…
Lui non ricordava il giorno in cui aveva visto per la prima volta Mya, era troppo piccolo e i suoi ricordi precedenti erano come offuscati da qualcosa, a volte cercava di richiamare alla memoria qualcosa della sua infanzia ma falliva miseramente…
Evidentemente c’era qualcosa che glielo impediva.
E solo una persona poteva sapere cos’era.
Sua madre.
-Charlie, tutto ok? Ti serve una mano lì sotto? –chiese suo zio affacciandosi, il biondo prese il quaderno che aveva poggiato sul tavolo e la misteriosa scatola che doveva aprire, mise entrambi nel suo zaino e risalì dalla scala di ferro fino a giungere all’uscita del bunker.
-ho preso tutto ciò che mi serviva zio, dobbiamo assolutamente andare a casa mia, ho bisogno di una cosa-
-va bene Charlie, indicami la strada e ti porterò dove vuoi tu –disse il più grande passandogli il casco e salendo sulla moto prima di ripartire verso il centro di Myrtle Beach.
I due Jones scesero a Corsair Street, il più grande parcheggiò la moto di fronte a casa di sua sorella e si diressero verso il portico guardandosi intorno, nella speranza che nessuno li avesse visti girare per quelle zone…
Non voleva fallire.
Se l’avessero preso ora sarebbe stata la fine…
Non voleva che accadesse.
Girò immediatamente le chiavi nella serratura e non appena la porta si aprì fece entrare velocemente suo zio per poi richiuderla al suo ingresso.
Il maggiore ammirava estasiato l’abitazione di sua sorella mentre Charlie si dirigeva verso la stanza di quest’ultima, sapeva già dove sarebbe dovuto andare a cercare per scovare quella data…
Prese uno scatolone posto all’interno della cabina armadio di sua madre, su di esso appariva la scritta “foto Charlie”, tolse il coperchio e iniziò la ricerca mentre Charlie Senior saliva le scale sorpreso da ogni dettaglio della casa di Jennifer.
Era incredibile.
Avevano anche gli stessi gusti di arredamento.
La vista della stanza di suo nipote gli provocò una risata, era identica a quella che aveva lui da adolescente, notò un piccolo dettaglio che lo fece commuovere: appeso sul muro c’era un disegno, erano raffigurate tre persone, Charlie, Jenn e lui, accanto ad esso c’era una specie di pensiero
Questa è la mia famiglia, io, mamma e mio zio, non so come lui si chiami, la mamma non me ne parla molto perché è triste quando lo fa, dice che è in cielo e vola tra le nuvole per accompagnarmi durante tutte le giornate, io non l’ho mai conosciuto ma era il fratellino della mamma e la mia mamma e buona, quindi anche lui sarà buono come lei. Oggi è la festa del papà ma io non lo ho, il mio papà è mio zio perché mamma dice che è stato lui a vedermi nascere e ad occuparsi di me dal primo giorno della mia vita, la mia mamma mi ha detto che mi portava sempre con lui e che mi voleva un bene grande grande.
Anche se non può essere il mio papà perché è il fratellino della mamma per me è il mio papà, perché è la persona che mi vuole tanto bene come la mia mammina e anche dalle nuvole in cielo mi protegge sempre e mi manda tutti i suoi abbracci. Io voglio tanto bene al mio zio/papà.
Charlie
19.06.2012
L’uomo non riusciva a trattenere le lacrime, pur non conoscendolo suo nipote gli voleva un bene immenso, ricordava il giorno della sua nascita come se fosse ieri…
Lui e sua sorella stavano andando a fare una passeggiata lungo la riva est di Charleston, avevano appena superato il porto e si stavano dirigendo nel ristorante della loro amica Shelley per pranzare, quando a Jennifer si sono rotte le acque e il proprietario dell’agenzia immobiliare lì accanto è venuto in loro soccorso e ha chiamato l’ambulanza.
La situazione era molto comica.
Charlie spiegò alle infermiere che sua sorella stava per affrontare il suo primo parto e che, anche se non lo mostrava, la cosa la rendeva parecchio nervosa.
Aveva avuto anche vari attacchi di panico pensando a quel giorno, ma suo fratello l’aveva sempre rassicurata ed era rimasto accanto a lei.
Colui che avrebbe dovuto esserci, ossia Raymond, era impegnato con il suo stupido lavoro continuamente e piuttosto che tornare lì e disprezzare la donna mentre lei soffriva e portava in grembo quella povera creatura il fratello di Jennifer preferiva stare con lei tutto il tempo cosicché lei non pensasse a quanto fosse stato stupido stare con colui che aveva accanto…
A volte neanche tornava a casa sua.
Passava anche più di un giorno all’interno del suo ufficio, faceva il dottore per una clinica privata lì vicino, era il capo del suo reparto e doveva fare caso a qualsiasi cosa succedesse lì dentro, quando non restava a dormire nel suo ufficio o nell’hotel lì accanto tornava a casa da Jennifer e giustificava la rabbia che aveva con lei per lo stress del lavoro, poi spariva e tornava dopo un paio di giorni e la situazione non cambiava.
Charlie sapeva che sicuramente l’aveva anche picchiata qualche volta.
Un giorno lui provò ad alzare le mani contro di lei in sua presenza e guadagnò un bel pugno sul costato.
Nessuno si sarebbe dovuto mai permettere di trattare male sua sorella.
Ecco perché da quando aveva scoperto ciò la accompagnava sempre ovunque lei andasse.
E ora stavano andando verso l’ospedale che avrebbe messo al mondo il figlio di sua sorella e purtroppo anche di quel bastardo del compagni…
Charlie aveva telefonato ai suoi genitori e stavano partendo da casa con il necessario per la povera Jenn, la quale stava avendo dei dolori colossali, perché il futuro nuovo membro della famiglia Jones non smetteva di muoversi, aveva una fretta immensa di uscire di lì…
Purtroppo per tutti i presenti Charlie avrebbe dovuto chiamare anche Raymond, il padre del bimbo nonché fidanzato ufficiale di Jennifer, il quale gli aveva assicurato che sarebbe arrivato non appena le sue visite sarebbero terminate.
Che stronzo.
Neanche suo figlio riusciva a renderlo meno egoista di quanto era.
Ancora non riusciva a capire come quella nullità umana avesse fatto a far innamorare la sua bellissima sorella.
Ricordava che avevano frequentato il liceo insieme, lei era innamorata e lui anche.
Si erano separati per il college, Raymond aveva fatto medicina e sua sorella criminologia in un corso esclusivo a Nashville, ed era tornata dopo aver ricevuto una chiamata per risolvere un importante caso di stato a Summerville, una cittadina poco distante da lì, in cui si era verificato un misterioso massacro di adolescenti…
Il caso era stato risolto grazie alla sua presenza e la Jones aveva deciso di restare lì invece di tornare in Tennessee per avere un tirocinio in una delle centrali, il capo della polizia di quella zona le aveva offerto un posto come agente e così avevano fatto altre dieci centrali di polizia nei dintorni.
Lei aveva scelto Charleston, operava la zona in cui era cresciuta e cercava di mettere tutto il suo impegno per farlo al meglio, tantoché fu nominata vice-sceriffo con una tempistica impressionante: 3 mesi.
E ora stava per partorire il suo primo figlio.
La sua superiore, Laurien Royale, le aveva rassicurato qualche giorno prima che sarebbe andata bene nell’ultimo mese di attesa, le aveva detto di riposare e l’aveva mandata a casa, anche se la bionda continuava a ripetere che avrebbe potuto benissimo continuare a lavorare in quei giorni fino alla presunta data del parto.
Se l’avesse fatto probabilmente ora starebbe urlando per la centrale che le sue acque erano rotte e che il futuro Stephen Jones voleva uscire al più presto.
Charlie chiamò anche Laurie.
Fu la prima ad arrivare lì.
Lasciarono lui in sala d’attesa e portarono Jennifer nella sua stanza dovre avrebbero dovuto preparare tutto per il parto.
Lo sceriffo Royale arrivò accompagnata da tutte le volanti della polizia della città, nessuno degli agenti voleva perdersi il parto di Jennifer e le volevano tutti un gran bene, perciò avevano insistito per starle vicino.
Dal primo all’ultimo.
Non come Raymond che aveva bisogno prima di terminare le sue visite…
Jennifer non aveva bisogno di lui…
C’erano un miliardo di persone che le volevano bene e che glielo dimostravano rendendola felice ogni singolo giorno.
Era una donna speciale e doveva capirlo.
Si sentivano le sue urla di dolore riecheggiare per tutto il piano dell’ospedale.
Charlie rideva divertito, era incredibile quanto suo nipote stesse dando fastidio a sua madre, e ancora non era nato…
Chissà quante gliene avrebbero combinate lui e il piccolo durante la sua vita…
Ecco. Era il momento.
Avevano chiamato Charlie dentro la stanza.
Sua sorella era lì, camminava per la stanza e si lamentava.
Non appena entrò il suo gemello si diresse verso di lui e lo abbracciò.
Gli era mancato. Per un’ora.
Non erano mai stati lontani, durante il college Jennifer temeva che non ce l’avrebbe fatta ma suo fratello gli aveva detto di aver scelto il suo stesso corso nel momento in cui i due sarebbero dovuti partire.
Non aveva mai pensato all’idea di separarsi dal suo Charlie, era come se completasse la sua anima, ogni giorno il suo respiro si affievoliva solo al pensiero che lui era accanto a lei e affrontare tutti i problemi che incontrava con suo fratello era una passeggiata…
La sofferenza che la donna provò quando lo lasciò fu atroce.
E quando venne a sapere che era andato via anche lui si sentì in colpa di esistere.
Col tempo aveva imparato a mascherare questa sofferenza, suo figlio Charlie cresceva sempre di più e non poteva avere una madre depressa che non aveva neanche la forza di affrontare la sua vita…
Decise di tornare a lavorare.
Dopo che avevano scoperto della malattia di suo fratello aveva lasciato la centrale per poter stare tutto il tempo con lui, sapeva che aveva bisogno di cure continue e non voleva lasciarlo neanche per un secondo.
Era la sua metà.
Dalla nascita.
Quando Charlie Junior compì due anni suo zio regalò a Jennifer le chiavi di casa sua, una villetta poco distante dalla costa a Myrtle Beach, distante una mezz’ora da Charleston, dicendole che sarebbe potuta andare lì e che lui avesse preferito donarla a lei e a suo nipote che tenerla per sé, tra poco la famiglia si sarebbe anche allargata…
Jennifer era incinta.
Erano tutti molto felici, nonostante la cattiveria di Raymond contro la donna loro cercavano di apprezzare il dono che gli era stato offerto e si concentravano sulle cose belle.
Peccato che poi le cose sono andate sempre peggio…
Raymond si era preso Charlie convinto di poterlo tenere con sé pur non essendo ufficialmente sposato con lei, la donna ne soffriva molto e cercò con tutta sé stessa di riportarlo con lei, l’uomo glielo lasciò come un rifiuto e sparì con la sua direttrice.
Aveva partorito ed era nato il suo secondogenito, Casey Jones.
Ma Raymond l’aveva portato con sé via dalla madre.
Jenn si trasferì con il piccolo Charlie dopo aver avuto una brutta discussione con i suoi genitori, suo fratello si arrabbiò e decise di andare con lei e convincere i tre a chiarirsi, ma quando stava per dirigersi verso la piccola cittadina di Myrtle Beach venne rapito.
Arrivò all’interno dei laboratori per la prima volta, l’atmosfera macabra metteva un terrore colossale e in quel momento Charlie senior cercava di capire perché si trovasse in quel luogo così oscuro e spaventoso…
Lo portarono in un ufficio, quello della dottoressa Erin Chatman, che gli illustrò che soffrivano della stessa malattia e che l’unico modo per guarire era rimuovere questo enzima che avevano solo i ragazzi fino ai vent’anni.
Lui non avrebbe mai fatto una cosa del genere…
La dottoressa gli fece fare un giro della struttura e una scena lo fece arrabbiare più di qualunque altra cosa.
Sua sorella, Charlie e un bimbo di neanche cinque anni erano chiusi in una stanza e la donna era piena di ferite ovunque.
Il più piccolo doveva essere Casey…
Charlie senior li guardava dalla vetrata e non riusciva più a mantenere la calma…
Vide un interruttore, apriva le porte delle celle, la dottoressa Chatman si era persa in un discorso filosofico sul perché lui dovesse mettersi dalla sua parte e incitare alla tortura di quei poveri bambini, compresi i suoi nipoti…
Mentre la donna parlava li raggiunse un uomo che il biondo conosceva più che bene.
Michael Roberts.
Il fratello di Raymond.
Era uno dei volontari…
La dottoressa lo lasciò alle sue mani per concludere il giro dei laboratori.
E in quel momento successe una cosa che non si sarebbe mai aspettato…
Michael gli propose di aiutarlo a liberare i membri della famiglia Jones che si trovavano lì dentro, gli assicurò che avevano altri alleati dalla loro parte e che stava escogitando il piano da un po’ per tirarli tutti fuori.
Gli presentò Kristael, sua figlia Amalia, di soli dieci anni, il piccolo Farid di 2 e la sua famiglia, inoltre rivide Laurie e suo fratello Rick, amici suoi e di Jenn dal liceo…
Attuarono il tutto quella notte, liberarono i prigionieri e cercarono di uscire, sfortunatamente una delle dottoresse riuscì a prendere il piccolo Casey, Michael non se lo perdonò e iniziò a pensare a un modo per tirarlo fuori di lì senza fallire.
Intanto fondarono la Riserva.
Chiunque si presentasse lì sapeva ciò che succedeva nei laboratori, avevano avuto tutti qualche esperienza all’interno di essi.
Lui aveva raccomandato a sua sorella di tornare a casa e tenere con se alcune fialette di siero che avevano preso lui e Michael dai laboratori, consentiva di entrare lì dentro e uscire liberamente senza nessun vincolo, le stesse fialette che la donna metteva nel succo di frutta di Charlie da sei anni ormai…
Il ragazzo non aveva mai saputo nulla.
Era arrivato il momento che scoprisse i fantasmi del suo passato.
Per fortuna c’era Mya ad aiutarlo a capire.
Sarebbe stato molto più semplice così…
-zio, l’ho trovata, possiamo tornare alla Riserva, così potremo passare subito agli altri indizi-
-va bene Charlie, andiamo pure, so che riuscirai a trovarli, ne sono più che certo- disse il più grande prima di uscire dall’abitazione Jones seguito dal nipote.
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