Capitolo 10:
Era ormai ora di pranzo e i quattro si stavano dirigendo verso casa Jones per prendere la misteriosa fialetta contenente l’elisir inventato da Charlie senior, così anche Casey sarebbe stato fuori pericolo…
Arrivarono alla fine del tunnel e si divisero: Peter rimase con Casey mentre Jennifer andò con Charlie, lungo il tragitto madre e figlio non parlarono molto, almeno finché il biondo non ruppe il ghiaccio con una domanda che lei si aspettava fin dall’inizio:
-ci tieni a Casey? Oppure ti sei sentita in colpa quando hai scoperto che era vivo e hai voluto rivelargli che sei sua madre per correttezza? -
-figlio mio, io amo te e tuo fratello dal giorno in cui ho scoperto di avervi in grembo, con te ho passato ogni momento da quando sei nato, a lui ho dovuto dire addio pochi mesi dopo che aveva visto la luce del mondo per la prima volta, ho sofferto per tutta la vita e ho sperato ogni giorno di ritrovarlo, quando tuo zio mi ha rivelato che lui era mio figlio ho provato un sollievo magnifico, credevo veramente di non vederlo più e la cosa mi distruggeva internamente ogni giorno…-
-perché non ti sei mai confidata con me mamma? –chiese il ragazzo dai capelli color miele accarezzando la spalla di sua madre
-ho sempre pensato che fosse una cosa che avrei dovuto risolvere da sola, tu dovevi crescere felice e spensierato, senza avere questo peso da portare con te, avrei risolto tutto io. Se devo essere sincera con te, non ho mai smesso di cercare tuo fratello, ovunque sentissi di qualche rapimento o sparizione di adolescenti studiavo il caso, so che prima di tornare qui i laboratori erano a Mosca…ho interamente studiato ogni singola mossa lasciassero, quando Tiffany è sparita ho fatto le mie ricerche e ho scoperto che si trattava di un rapimento lo stesso giorno che tu ti sei presentato nella mia stanza con la valigia, sapevo che saremmo dovuti andare incontro a questa storia, non pensavo che saresti stato coinvolto anche tu questa volta sinceramente…non voglio che ti facciano del male tesoro mio, l’unica cosa che voglio è che tu e tuo fratello stiate bene…-
-io voglio liberare quei ragazzi mamma, volevo farlo prima quando ho saputo di Mya, ora che c’è anche Kevin di mezzo sono ancora più convinto –affermò fermamente il giovane mentre salivano i gradini del portico della loro abitazione
-va bene Charlie, non te lo negherò mai lo sai, ricordati solo che ci sarà tanto da fare ora, dovremmo mettere tutto il nostro impegno se vogliamo vincere questa battaglia contro di loro, sei pronto? –
-io sono più che pronto mamma, ora che la nostra famiglia si è riunita potremo affrontare tutto questo insieme-
-ce la faremo figliolo-
-io credo in noi mamma- rispose il ragazzo mentre infilava la chiave nella serratura
Entrare dopo qualche giorno in casa sua fu strano, ormai si era abituato al clima sereno e inusuale della Riserva e il ritorno in città lo aveva scosso…
Chiese a sua madre dove avesse la scorta di elisir, lei rispose di seguirla e così fece il biondo. La donna arrivò nella stanza in cui risolveva i suoi lavori da casa, aprì il cassetto del mobiletto di fronte alla piccola libreria e ne uscì una piccola cassaforte, compose il numero 381-181-295 e si aprì, rivelando una ventina di ampolle contenenti uno strano liquido color zaffiro.
Il ragazzo si spaventò alla vista di quel colore così acceso e iniziò a pensare come sua madre avesse mai potuto nascondere tutto ciò con estrema tranquillità…
-come ho fatto a non accorgermi mai di queste cose mamma? –chiese dubbioso il biondo mentre ritornavano al piano inferiore
-semplice tesoro, non ho mai aperto nulla quando c’eri tu, date le tue doti impressionanti nel notare i minimi dettagli sapevo che mi avresti subito scoperta, ti conosco Charlie, sei mio figlio…- rispose semplicemente la donna mettendo il contenuto della fialetta all’interno di una borraccia e versandoci dentro un po’ di tè freddo
-sei impressionante mamma, sul serio- disse Charlie seguendola fuori in giardino mentre chiudeva a chiave la porta
-grazie tesoro, sono pur sempre lo sceriffo di questa città…- rispose la donna scendendo gli scalini e dirigendosi insieme al ragazzo da Peter e Casey, che li aspettavano davanti al tunnel che conduceva al passaggio dei tre amici, il luogo in cui era iniziato tutto…
Intanto gli altri due stavano cercando di passare tempo parlando del più e del meno, il più piccolo raccontava la storia della sua infanzia passata con Michael a nascondersi dai laboratori, per poi essere trovato da Charlie ed essere portato nell’attuale riserva. Il più grande ascoltava la storia senza intervenire, ciò che aveva passato quel povero bambino era impressionante e vedere quando egli sia rimasto tranquillo in ogni occasione era notevole…
-Casey, scusa se te lo chiedo, ma non hai mai avuto paura di ciò che stavi affrontando in quella situazione? –domandò il ragazzo pensando che in quel momento le sue cugine stavano passando lo stesso che quel bambino aveva affrontato quando aveva solo qualche mese…
-veramente si Peter, alcune volte cercavo di farmi coraggio, visto che ero troppo piccolo mi mettevano con i ragazzi più grandi per far sì che si prendessero cura di me, ho conosciuto una ragazzina molto simpatica, si chiamava Elizabeth ma si faceva chiamare Liz, mi ha confortato nei momenti in cui ne avevo più bisogno e si è comportata con me come se fossi il suo fratellino, se non fosse stato per lei non so dove sarei ora…- disse il minore e il poliziotto rimase allibito dalle sue parole...
-e dov’è lei ora? –chiese Peter ingenuamente
-ancora lì dentro, ho tentato di tirarla fuori quando Michael è venuto a prendermi, ma non ci sono riuscito…ecco perché lo costringo a fare tutte queste spedizioni da quando Mya ha scritto allo zio Charlie, se c’è una minima possibilità di tirarla fuori voglio tentare…non immagino come si sentiranno lei e tutti quei ragazzi ora, so bene cosa si prova, non è per niente una bella sensazione… -concluse Casey mentre vedevano Charlie junior e Jennifer arrivare da lontano
-dovresti prenderlo subito Casey, non sappiamo quando sia finita la tua dose di elisir, alla Riserva è impossibile da produrre, perciò adesso prendi questo e il resto lo porteremo a mio fratello, d’accordo? –disse dolcemente la donna al figlio minore, egli annuì e bevve il liquido contenuto nella bottiglia in un batter d’occhio
-ma è buonissimo Jennifer, sa di limone, che cos’è? –chiese il bambino incuriosito
-è un semplice tè freddo al limone Casey, nulla di particolare… -disse Charlie con indifferenza, come se fosse la cosa più ovvia in quel momento
-non l’avevo mai assaggiato, grazie mille Jennifer –affermò il più piccolo entusiasta lasciando senza parole suo fratello
-come fa a non aver mai bevuto un tè? Neanche caldo? –domandò Charlie altamente confuso
-vedi Charlie, nella Riserva non hanno molto, solo il minimo indispensabile per sopravvivere, berranno qualche infuso fatto con le erbe delle piante che crescono lì, ma nulla di più, me lo ha riferito tuo zio quando siamo arrivati, se ci fai caso non ci sono molte cose lì… -spiegò Jennifer al più grande
-esatto, la maggior parte delle cose che produciamo sono cereali o legumi, al massimo qualche frutto, il resto viene portato dai signori Jones una volta al mese, mi dispiace che tu non li abbia potuti rivedere Jennifer, sono venuti qualche giorno prima di Charlie…-
-non importa Casey, ci saranno occasioni in cui potrò rivederli anch’io, e magari parlare con loro dopo tutti questi anni…-
In quel momento Charlie comprese quanto sua madre abbia sofferto in tutta la sua vita: prima la separazione da Casey, poi la scomparsa improvvisa dello zio durante la sua malattia, il piano di fuga che le ha fatto abbandonare la sua famiglia, ora la scomparsa di Kevin e Mya e la paura costante che suo figlio possa fare la stessa fine…
Nonostante tutto questo però, lei è sempre rimasta accanto a suo figlio, gli ha dato coraggio, dimostrandogli che nella vita si può affrontare di tutto, lei ne ha passate tante e ha dovuto nascondere più di qualche piccolo segreto a Charlie, ma nonostante tutto lui rimane sempre dalla sua parte e la comprende pienamente.
E ora, avevano ricongiunto le parti mancanti della loro famiglia e si stavano preparando per lottare contro coloro che li avevano ostacolati fin dall’inizio, non sapevano però se sarebbe andata a finire bene o male per loro.
Dovevano pur tentare…
Aspettarono qualche oretta prima di fare il test per vedere se Casey avesse potuto attraversare liberamente la città, avevano già pensato a tutto ciò che sarebbe potuto succedere, dovevano solo avere il coraggio di provare…
-Casey, è arrivato il momento, devi solo camminare fino all’uscita e superarla di qualche metro, ti assicuro che l’elisir ha sempre funzionato e lo farà anche stavolta, dobbiamo solo essere sicuri che abbia fatto effetto… -disse la donna in modo dolce e pacato, così da non spaventare il piccolo Jones
-coraggio Casey, lo faremo insieme ok? Infondo anche io devo testare se il potere della pozione magica della mamma è ancora attivo –affermò ironicamente suo fratello ridacchiando
-va bene Charlie, facciamolo insieme –disse sorridendo Casey e prendendo suo fratello per mano, sua madre li guardava da lontano commossa, non avrebbe mai immaginato che la sua famiglia si sarebbe riunita in così poco tempo…
Iniziarono lentamente ad avanzare mentre Peter e Jennifer li osservavano da lontano, entrambi temettero il peggio, poi Jennifer iniziò a tranquillizzare il suo collega dicendo che sicuramente avrebbe funzionato, alzarono ambedue lo sguardo di nuovo verso i ragazzi e videro che erano a un passo dal superare il confine tra il tunnel e il piccolo bosco dietro casa Jones, la loro paura si elevò sempre di più…
-devi pensare positivo Casey, fidati del destino, ti premierà sempre se lo meriti –sussurrò suo fratello prima di compiere il fatidico passo, continuò a camminare e il più piccolo lo seguì
Arrivarono fino all’entrata della foresta e non successe nulla.
Peter e Jennifer avevano gli occhi chiusi, entrambi.
Tutti e quattro stavano temendo il peggio…
Passarono alcuni secondi…
Nulla.
Casey si guardò intorno, la mano ancora stretta in quella di suo fratello, iniziò a ridere.
A crepapelle.
La risata più genuina che si fosse mai sentita…
-guarda mamma, posso camminare liberamente anche qui! –strillò entusiasta, Jennifer gli andò incontro con le lacrime agli occhi, stava passando un momento felice con suo figlio che non aveva visto crescere, lui sorrideva e si rivolgeva a lei, non poteva essere più felice di così…
Lo stesso stava provando Charlie, vedere suo fratello, che era stato separato da lui e sua madre quando aveva solo pochi mesi, rivolgersi a lui come se non fosse successo nulla di tutto ciò che era accaduto nelle loro vite lo rendeva fiero di essere un Jones, fiero di avere una madre come la sua e di avere la famiglia migliore che potesse mai desiderare.
Peter guardava la scena felice, aveva passato una vita con quella famiglia e vedere che ora erano così felici nonostante tutto quello che gli aveva raccontato il suo capo nonché amica fidata lo rendeva entusiasta di conoscere quelle persone speciali.
Dopo cinque minuti erano già arrivati a casa Jones e stavano progettando il piano per la spedizione che avrebbero dovuto compiere a momenti, Charlie aveva portato con sé le prossime due lettere che avrebbe dovuto leggere, Matthew Miller e la tanto attesa lettera di Jacqueline Torres.
Erano due persone a lui molto care, Matt l’aveva cresciuto insieme a James, il fratello di Kevin e scoprire della loro storia d’amore fu un motivo in più per risolvere subito questa storia. Jacqueline era la sorella minore di Kevin, l’aveva vista crescere, era come se fosse anche sua sorella, sapere che anche lei era lì dentro gli faceva male e conoscendo bene il carattere della piccola Torres sperò che qualcuno l’avesse presa sotto la sua ala per proteggerla, altrimenti non ce l’avrebbe fatta da sola…
I quattro si misero a sedere davanti al tavolo in sala, prima di organizzare qualsiasi cosa avrebbero dovuto leggere le due lettere che il ragazzo aveva portato dalla Riserva a casa sua, nella speranza che le informazioni contenute lì dentro avrebbero potuto aiutare più delle precedenti…
-a chi tocca Charlie? –chiese la donna bionda rivolta al suo figlio maggiore
-Matt, Matt Miller…-
-il fratello di Hellen? –chiese Casey esaminando la lista completa degli ostaggi, il biondo miele annuì tristemente, ciò gli faceva molto più male degli altri poiché era l’unico ad avere le lettere sempre intorno e a doverle esaminare continuamente nella speranza di trovare qualche indizio in più…
-se non ce la fai possiamo leggerla noi tesoro, sappiamo quanto sia difficile per te ogni volta… -gli propose sua madre dolcemente, con una cautela mai vista, lo sceriffo sapeva quanto suo figlio fosse sensibile e non poteva rischiare che avesse un crollo per tutta questa storia…
-tranquilla mamma, sto bene, non preoccuparti, concentriamoci su questa lettera ora –rispose il ragazzo tirando fuori i fogli dalla busta, passò il foglio informativo ai due poliziotti per esaminarlo e iniziò a leggere insieme a suo fratello
Mi hanno chiesto di raccontare come sono arrivato qui, non capisco a cosa serva dato che lo sanno benissimo anche loro, ma se non lo faccio mi torturano quindi mi conviene scrivere...E' iniziato tutto due giorni fa, io e James siamo tornati in città da una settimana per dare la notizia del nostro fidanzamento ufficiale alle nostre famiglie, lui uscì presto quella mattina, voleva andare a fare due passi, così lo lasciai andare e mi diressi verso casa di mia madre per salutare mia sorella Hellen.Quando arrivai lì però, vidi i miei genitori seduti sul divano con uno sguardo preoccupato, mia madre piangeva e mio padre le accarezzava il braccio cercando di consolarla.Mi avvicinai a loro e li salutai, non si aspettavano di vedermi, la mamma mi abbracciò forte e quando chiesi il motivo per cui erano così in ansia mio padre sbiancò.Sapevano quanto io tenessi a Hellen, fin da bambini eravamo cresciuti insieme, quando me ne andai le promisi che sarei tornato a trovarla e che non si sarebbe liberata di me così facilmente, per questo quando mia madre mi disse che era scomparsa per poco non persi i sensi.Scomparsa?!Pensai.Non era minimamente possibile.Quando presero anche me e la vidi cambiai idea...Successe in un batter d'occhio, neanche ebbi il tempo di parlare che mi ritrovai in una stanza buia, era successo così velocemente, ebbi alcuni ricordi confusi:io che uscivo da casa della mia famiglia, uno strano furgone che si era fermato davanti a me improvvisamente, l'uomo che mi pregò di aiutarlo e in cambio chiesi un passaggio fino a casa di James: dovevo assolutamente avvertirlo...ha sempre avuto un bellissimo rapporto con mia sorella...Stavo per entrare quando riconobbi una figura più che familiare, ero sicuro che fosse lei.Hellen.A pochi metri da me.Mi avvicinai a lei normalmente, volevo assolutamente sapere il perché della sua misteriosa scomparsa.Quando gli arrivai accanto e si voltò ebbi un colpo al cuore.Non era lei...Era una ragazzina molto graziosa, aveva una corporatura simile a quella di mia sorella, anche i capelli erano dello stesso colore, quel biondo cenere che avevamo preso entrambi dalla mamma, non era lo stesso che avevo davanti a me...Gli enormi occhi blu mare mi guardavano confusi, mi scusai con la ragazzina e dissi che l'avevo scambiata per qualcun'altro, stavo per andare via quando lei disse una frase che mi fece rimanere sconvolto:"Cerchi Hellen?"Sbiancai e mi voltai velocemente verso di lei, annuii e mi fece cenno di seguirla, diceva che sapeva dov'era...Forse non avrei dovuto fidarmi di una quattordicenne sconosciuta, ma volevo solo ritrovare mia sorella...Tutti fanno scelte sbagliate nella vita...La seguii fino ad una strana abitazione abbandonata, stavo cominciando ad avere ansia, infondo non la conoscevo neanche..."Tranquillo Thomas, non ti farò niente, voglio solo portarti da tua sorella..."Ancora una volta rimasi allibito. Come faceva a sapere il mio secondo nome?!"Non sono una psicopatica, so il tuo nome perché me l'ha detto Hellen, ora smettila di farti complessi mentali e cammina!"La sua fermezza mi spiazzò, era molto più piccola di me eppure sembrava molto matura...Entrammo.Se potessi tornare indietro nel tempo, direi a me stesso di non fidarmi.Ma ormai, era fatta.Vidi Hellen da lontano: era seduta infondo alla stanza, non l'avevo mai vista così, con uno sguardo spento, una fascia in testa e le mani ricoperte di sangue.Corsi da lei e mi inginocchiai, strinsi le sue piccole mani tra le mie e feci per aiutarla ad alzarsi, quando vidi che era legata...Fu un attimo.Mi girai verso la ragazzina quando sentii un dolore lancinante al polso.Lo guardai.Un simbolo.Poi persi i sensi e caddi tra le braccia di mia sorella.
-è orribile –commentò il più piccolo una volta che suo fratello terminò la lettura
-lo so Casey, ogni volta mi sembra sempre peggio… -gli rispose Charlie gettando un’occhiata veloce alla lettera di Matt prima di richiuderla, poi tirò fuori il suo quaderno e iniziò ad appuntare
-vogliamo andare o ti serve altro tempo tesoro? –gli domandò sua madre
-vorrei terminare la seconda valigia se non vi dispiace, mancherebbe solamente la lettera di Jacqueline e preferirei leggerla ora… -affermò il ragazzo dai capelli color miele
-va bene Charlie tranquillo, leggi la lettera della piccola Jacqueline e poi andremo a controllare i luoghi che secondo noi nascondono qualche indizio –disse Peter sorridendo al ragazzo come per confortarlo, anche lui come molte persone intorno a loro stava soffrendo molto, aveva Jane e Lori intrappolate lì e aver assistito a tutti i casi dei ragazzi scomparsi essendo in polizia non aveva aiutato per niente…
Peter era un ragazzo molto sensibile e teneva tanto sia a Jennifer che a Charlie, per lui facevano parte della sua famiglia, non avrebbe mai messo a rischio la loro sicurezza, per questo cercava sempre di non lasciarli soli in città, soprattutto il più giovane, che poteva essere rapito da un momento all’altro…
Li avrebbe protetti sempre.
Ora voleva essere più vicino possibile a Charlie, lo conosceva troppo bene e sapeva che cercava sempre di mascherare la sua sofferenza ma non riusciva mai a farlo, era un ragazzo troppo dolce fin da bambino e Peter l’aveva cresciuto come se fosse un fratello minore per lui, motivo in più per il quale ora era così preoccupato...
Il biondo intanto stava leggendo il foglio informativo della piccola Torres, vederla scritta su quell’elenco gli aveva fatto molto male e sapere che quasi tutta la sua famiglia si trovava lì faceva sentire il giovane Jones un incompetente.
Senza ulteriori distrazioni, prese la lettera della piccola e la aprì, respirò profondamente e si gettò in quella lettura che sicuramente gli avrebbe fatto molto più male delle altre…
Su questo foglietto racconterò la storia del mio rapimento, come mi ha detto prima la dottoressa Chatman, altrimenti mi faranno delle cose molto brutte...Quando mi sono svegliata qui dentro non ricordavo nulla di ciò che fosse successo prima, alcuni uomini mi hanno preso e portato dalla Chatman, il "capo" di queste persone.Lei mi ha spiegato ciò che fanno ormai da anni e che hanno bisogno di queste lettere per studiare le nostre reazioni nervose.Mi ha fatto sedere su questa sedia e ha messo sulla scrivania il famoso foglio su cui sto scrivendo ora.La penna che ho in mano è fredda come il cuore di questi scienziati e sto cominciando a chiedermi se uscirò mai da qui...Scriverò questa dannata storia, almeno passo tempo...È successo molto velocemente.Non me l'aspettavo neanche.Io e la mia mamma eravamo a casa di zia Alicia e la mamma si lamentava con lei sul fatto che Kevin tornava sempre tardi e lei iniziava a preoccuparsi, decise improvvisamente di andarlo a prendere e mi portò con sé perché papà era al lavoro e non voleva lasciarmi sola a casa.Aveva sentito di queste sparizioni ed era molto preoccupata al solo pensiero che mio fratello vagasse da solo per la città, infondo quella Tiffany era scomparsa proprio a scuola, nessun posto era sicuro ormai...Stavamo andando verso casa Jones per vedere se almeno Jennifer sapesse dove fosse Kev quando mamma incontrò la signora Phyllis e iniziò a chiacchierare con lei mentre io cercavo qualcosa da fare per passare quel tempo infinito, mi affacciai verso un prato verde smeraldo lì accanto e vidi un coniglietto intento a mangiare chiesi a mia madre il permesso per andare a giocare, lei acconsentì e mi precipitai lì senza neanche darle il tempo di dire una parola.Era bianco e aveva una macchia nera sulla zampa anteriore destra, sembrava un batuffolo per quanto era morbido...Non ebbe neanche un briciolo di paura quando mi vide, continuò a mangiucchiare l'erba del prato mentre lo accarezzavo dolcemente, non sapevo ancora nulla di ciò che sarebbe successo...Arrivò una ragazza molto carina: capelli rosso fuoco e occhi blu mare.Quando vide l'animaletto accanto a me si rilassò ed entrò nel giardino sorridendo.Diceva che era il suo.Io le credetti.Le chiesi se potevo giocarci un po'.Acconsentì.Man mano che parlavamo iniziavo a ritenerla sempre più interessante, mi raccontò di come aveva preso il coniglietto e di come aveva scelto il nome, Kittle, un po' strano ma allo stesso tempo unico.Mi chiese di accompagnarla a casa sua per riporre Kittle nella sua gabbietta e poi saremo ritornate subito in giardino, così la mamma non si sarebbe preoccupata...Da brava stupida che sono, accettai.Non uscii neanche dal cortile, all'improvviso vidi tutto buio e mi sentii sollevare, per poi essere buttata con forza in uno strano furgone.Il metallo duro e freddo a contatto con la mia pelle mi fece rabbrividire e decisi di liberarmi dal sacco in cui mi avevano messo, sgusciai fuori velocemente e riconobbi alcuni edifici intorno a me: eravamo a Scient Hill, la zona della nostra città in cui sorgevano tutte le industrie e i laboratori del centro scientifico.Sfortunatamente non ero l'unica lì dietro nel bagagliaio: la stessa ragazza che era con me ora stava chiacchierando con un uomo, non appena si accorse che mi ero liberata prese una siringa e mi iniettò uno strano liquido verdastro.Sarei morta?Che cosa mi avrebbe fatto quella cosa? Di certo non era una medicina affidabile...Prima di perdere i sensi notai che ci stavamo inoltrando in un edificio rossastro che mi fu molto familiare, ma proprio quando stavo per notare la scritta sull'insegna caddi a terra.
Ancora una volta il ragazzo dovette lottare contro sé stesso per non distruggere ogni cosa che gli capitasse sotto tiro, voleva un bene immenso alla piccola Jacqueline e, nonostante la più piccola dei Torres dovesse compiere dodici anni tra poco, lui e Kevin la trattavano come una bambina e il biondo la proteggeva come se fosse anche sua sorella, l'aveva sempre fatto...E ora, Jacqueline era chiusa lì...E Charlie si stava chiedendo perché il mondo fosse così crudele.
-Jacqueline...io non capisco come possa essere successo...proprio a lei...è così piccola...- disse il ragazzo trattenendo a stento le lacrime che riempivano i suoi lucenti occhi color ghiaccio-Nessuno può saperlo Charlie, agiscono e basta, lo sai...ma li troveremo, capito? Li salverai tutti, a cominciare da Kevin e Mya, non resteranno lì dentro ancora per molto, ora dobbiamo prepararci, andiamo a scoprire gli indizi di questi pazzi tesoro - disse la donna prima di sparire per il corridoio mentre il biondo, ormai in lacrime, uscì sul balcone per schiarirsi le idee.Si appoggiò alla ringhiera fissando il cielo e il suo unico pensiero andò a quei ragazzi, a ciò che stavano affrontando e alle pessime condizioni in cui si sarebbero potuti trovare...
-Vi porterò fuori di lì, ve lo prometto- sussurrò il ragazzo prima di rientrare in casa e prepararsi per la spedizione, non sapeva che intanto una delle persone a lui più care stava per affrontare uno dei suoi primi interrogatori con quegli scienziati...
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