Storia · capitolo 7

CAPITOLO 6

La mia unica ragione di Jessy VIbes

Daniel

Non avrei dovuto cercarla così tanto. E invece lo facevo. Le scrivevo la sera. Inventavo motivi per passare vicino alla biblioteca. E ogni volta che la vedevo, dentro di me, succedeva qualcosa che non riuscivo a spiegare.

Con Hannah non avevo bisogno di essere Daniel Carter. Non dovevo essere il capitano. Non dovevo essere quello sicuro di sé. Non dovevo far ridere gli altri. Potevo stare zitto. Potevo parlare di cose stupide. Potevo ammettere di avere paura.

Mentre tornavamo verso il campus, non smettevo di guardarla mentre si toccava la collana e sorrideva. Mi piaceva quando sorrideva. È vero non è come le altre ragazze con cui ero solito uscire. Ma forse proprio la genuinità e la semplicità che la caratterizzavano mi ipnotizzavano.

Hannah guardava la strada dal finestrino. «Posso chiederti una cosa?»

«Certo.»

«Perché sei così diverso quando siamo soli?»

Mi voltai verso di lei. «Diverso come?»

«Non lo so.» Sorrise. «Più vero?»

Quella parola mi colpì. Più vero. Forse era proprio quello il problema. «Con te mi viene naturale.»

«Cosa?»

«Essere me stesso.»

Lei mi guardò. Avrei potuto dirle tutto. Che mi piaceva. Che pensavo continuamente a lei. Che il suo modo di guardarmi mi faceva sentire stranamente importante. Invece sorrisi. «Non dirlo a nessuno.»

Lei rise. «Perché?»

«Ho una reputazione da difendere.»

Mi prese in giro per tutto il tragitto. E io continuavo a sorridere.

Il giorno dopo stavo andando nello spogliatoio con i ragazzi, quando la vidi. Aveva un maglioncino giallo con lo scollo a v e la collana in bella vista. Volevo sorridere, ma i miei amici erano lì, così le feci solo un occhiolino. Avrei voluto correre da lei e abbracciarla, invece le feci solo, un dannato, occhiolino.

Ci stavamo cambiando per le prove e Josh stava raccontando qualcosa. Poi fece il mio nome. «Daniel allora? Com'è andata ieri sera?»

Daniel prese una bottiglietta d'acqua. «Bene.»

«Con chi eri?»

Gli altri risero. «Avanti, devi raccontarci tutto!!»

Daniel sorrise. «Una ragazza.»

«Chi?»

«Ero con Hannah.»

«Miller?»

Daniel rise anche lui. «Sì, Miller.»

«Quella Miller?»

«Sì, lei.»

Josh gli diede una pacca sulla spalla. «Non ci credo amico!»

Daniel scosse la testa. «Era una cosa tanto per. Da dopo la festa ha cominciato a scrivermi e mi sembrava brutto dirle subito di no!»

«Allora, Carter. Uscirai ancora con la tua nuova conquista?»

Risate. Sentii lo stomaco chiudersi. «Non chiamarla così.»

Josh rise. «Perché?»

«Perché non è una conquista.»

Uno dei ragazzi mi guardò. «Ti piace davvero?»

Per un istante pensai di dirgli sì. Poi vidi i loro sorrisi. Quelle facce. Quella voglia di sapere. La paura di diventare il loro bersaglio. E feci quello che facevo sempre. Mi protessi. «Assolutamente no. Non è niente di serio, ve l’ho detto!»

Risero. «Lo sapevo che non potevi uscire con una come quella!»

«Carter non perde mai la testa.» disse William.

Sorrisi. «Esatto. Non facciamola più grande di quello che è.» Ma dentro di me sentivo qualcosa di diverso. Perché quando dissi quelle parole, pensai immediatamente a Hannah. E mi odiavo per averlo fatto.

Uno dei ragazzi sorrise. «Di grande basta lei!»

Le risate si alzarono una dietro l’altra. «Avevamo già scommesso che non avresti resistito più di un mese! Però se vuoi alzare la posta in gioco, fai pure!!»

Abbassai gli occhi sulla bottiglietta che avevo ancora tra le mani. Un mese. La scommessa. Cinquecento dollari. Fino a qualche settimana prima mi sarebbe sembrato un gioco. Adesso, invece, l'unica cosa a cui riuscivo a pensare era Hannah. Al modo in cui mi sorrideva. Al modo in cui pronunciava il mio nome. Alla farfalla che portava al collo. E alla certezza che, se avessi continuato a mentire ancora a lungo, prima o poi avrei perso qualcosa di molto più importante di una scommessa. Avrei perso lei.

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