Storia · capitolo 50

CAPITOLO 49

La mia unica ragione di Jessy VIbes

Daniel

Passarono alcuni giorni. Sophie e io stavamo imparando a conoscerci, a capirci, a trovare il nostro modo. Ma c'era una persona che continuavo a non riuscire a capire fino in fondo. Hannah.

La vedevo sorridere quando era con Sophie. La vedevo rilassarsi quando mi vedeva giocare con lei. Ma poi, appena restavamo soli, si richiudeva. Come se avesse paura di lasciarsi andare. Sapevo perché. E sapevo anche che non sarebbe bastato dirle di fidarsi. Dovevo dimostrarglielo.

Quella sera la chiamai. «Domani hai impegni?»

«Dipende.»

«Da cosa?»

«Da cosa vuoi fare.»

Sorrisi. «Voglio portarti in un posto.»

Ci fu silenzio. «Dove?»

«Lo saprai domani.»

«Daniel...»

«Fidati di me.»

Quella parola rimase sospesa. Poi lei disse: «Va bene.»

Il giorno dopo andammo al lago, solo io e lei. Hannah rimase in silenzio per quasi tutto il viaggio. Quando vide la strada, però, capì. Mi guardò. «No.»

Sorrisi. «Sì.»

«Daniel...»

«Siamo quasi arrivati.»

Parcheggiai. Scese dall'auto. Guardò la casa. Poi il lago. Gli occhi le si riempirono di ricordi. «Perché mi hai portata qui?»

«Perché avevo bisogno di tornare nel posto in cui tutto è cominciato.»

Fece un passo verso l'acqua. «Sono passati quattro anni.»

«Lo so ma qui ci sono tanti, nostri, ricordi e non voglio che questo posto diventi soltanto un ricordo doloroso.»

«E allora perché siamo qui?»

La guardai negli occhi. «Perché voglio che tu abbia anche un ricordo diverso.»

«Quale?»

Presi la sua mano. «Quello in cui finalmente ti dico la verità senza paura.» Hannah rimase immobile. «Ti amo.»

Le sue labbra tremarono. «Daniel...»

«Lo so.»

«Non dirlo così.»

«Perché?»

«Perché ho paura di crederti.»

La sua risposta mi spezzò. «Allora non credermi.» Feci un passo più vicino. «Guardami.» Lo fece. «Non voglio che tu mi creda perché te lo dico. Voglio che tu lo capisca guardando quello che farò da adesso in poi.»

Hannah aveva gli occhi pieni di lacrime. «Io ho continuato ad amarti, ma mi sono costretta a non farlo per non soffrire.» La voce le uscì appena.

Chiusi gli occhi per un secondo. «Lo so.»

«No.» Scosse la testa. «Non lo sai.» Fece un piccolo passo verso di me. «Ti ho amato anche quando ero arrabbiata.» Un altro. «Anche quando ti odiavo.» Un altro. «Anche quando cercavo di convincermi che non provavo più niente.»

Ormai eravamo vicinissimi. «E adesso?» La guardai.

Lei sorrise attraverso le lacrime. «Adesso è peggio.»

«Perché?»

«Perché adesso so che ti amo ancora.»

Il cuore mi si fermò. Alzai una mano e le sfiorai il viso. «Posso?»

Hannah chiuse gli occhi. Non rispose. Ma non si allontanò. Mi avvicinai lentamente. E questa volta non c'era nessuno che ci interrompesse. Nessun telefono. Nessun corridoio. Nessuna porta. Solo noi. Le nostre labbra si incontrarono. Piano. Quasi con paura. Poi Hannah mise una mano sul mio petto. Io la strinsi appena a me. Il bacio diventò più profondo. Più vero. Non era il bacio di due ragazzi che non sapevano cosa sarebbero diventati. Era il bacio di due persone che avevano perso quattro anni. E che finalmente stavano tornando a casa.

Quando ci staccammo, rimanemmo con la fronte appoggiata l'una contro l'altra. Hannah sorrise. «È stato un errore?»

Sorrisi. «Probabilmente.»

«E adesso?»

La guardai. «Adesso è il mio errore preferito.»

Lei rise. E per la prima volta dopo quattro anni... la vidi ridere senza paura.

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