Storia · capitolo 48

CAPITOLO 47

La mia unica ragione di Jessy VIbes

Quella mattina Daniel arrivò presto. Sophie stava ancora facendo colazione. Quando sentì il campanello, si alzò immediatamente.

«È lui!»

Scappò verso la porta come faceva ogni volta che sapeva che fosse Daniel. «Sophie, piano!»

«È Daniel!»

Sorrisi. Aprii. Daniel era sulla soglia. Aveva in mano due bicchieri di succo e una piccola busta. «Buongiorno.»

«Buongiorno.»

Sophie gli corse incontro. «Cosa hai portato?»

«Una sorpresa.»

«Quale?»

«Se te la dico non è una sorpresa.»

Sophie rise. «Fammi vedere.»

Daniel le porse la busta. Dentro c'era un libro illustrato. «Mamma me ne legge sempre uno prima di dormire.»

«Allora questo te lo leggo io stasera, se vuoi!»

Sophie lo guardò. «Tu sai leggere le storie?»

Daniel fece finta di offendersi. «So fare molte cose.»

«Non sai fare il puzzle.»

«Quello era difficile.»

Scoppiammo tutti e tre a ridere. Fu una scena semplice. Piccola. Normale. Eppure, per me, era tutto.

Nel pomeriggio uscimmo in giardino. Sophie correva dietro a una palla. Daniel la guardava. «È instancabile.»

«Non sai quanto.»

«Da chi avrà preso?»

Lo guardai. «Non da me.»

Lui sorrise. «Ne sei sicura?»

«Molto.»

Sophie tornò verso di noi. «Mamma!»

«Sì?»

«Daniel!»

«Sì?»

Si fermò davanti a noi. Aveva le guance rosse e i capelli spettinati. «Ho sete.»

Daniel si alzò. «Vado a prenderti l'acqua.»

«Grazie.»

Entrò in casa. Sophie mi prese la mano. «Mamma.»

«Sì?»

«Posso dirti una cosa?»

«Certo.»

Guardò verso la porta da cui era sparito Daniel. «Daniel può essere mio papà?»

Sentii il cuore fermarsi. Rimasi immobile. Avevo immaginato quel momento. Ma non avevo mai pensato che sarebbe arrivato così. «Perché me lo chiedi?»

Sophie fece spallucce. «Perché è sempre con me.»

Deglutii. «E ti vuole bene?»

«Tanto.»

Mi si riempirono gli occhi di lacrime. «Anche lui ti vuole tanto bene.»

«Allora è papà?»

Non riuscivo più a fingere. Mi inginocchiai davanti a lei. Le presi le mani. «Sì, amore.»

Sophie mi guardò. Non sembrava sorpresa. «Lo sapevo.»

Mi uscì una risata tra le lacrime. «Come facevi a saperlo?»

«Perché quando mi guarda sembra felice.»

Mi si spezzò il cuore. In quel momento Daniel tornò. Aveva un bicchiere in mano. Si fermò appena ci vide. «Che succede?»

Sophie si voltò. Gli corse incontro. Daniel si abbassò. «Ehi.»

Sophie gli mise le braccia intorno al collo. «Papààà!»

Il bicchiere sfuggì dalle mani di Daniel. Cadde sull'erba. Lui rimase immobile. Completamente immobile. «Cosa...» La sua voce si spezzò. Sophie lo strinse più forte.

«Tu sei il mio papà.»

Daniel chiuse gli occhi. Una lacrima gli scese sulla guancia. La abbracciò. Stretto. Come se avesse paura che potesse sparire.

Io rimasi a guardarli. Daniel sollevò gli occhi verso di me. Non riusciva a parlare. Io sorrisi attraverso le lacrime. E quella volta non ci fu bisogno di dirgli niente. Perché in una sola parola... papà, erano entrati tutti i quattro anni che aveva perso.

E, finalmente, il primo giorno della vita che avrebbe avuto con sua figlia.

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