Storia · capitolo 46

CAPITOLO 45

La mia unica ragione di Jessy VIbes

Il primo giorno in cui Daniel venne a casa per vedere Sophie senza che ci fosse un'emergenza, mi accorsi di una cosa. Avevo più paura allora che il giorno in cui aveva scoperto la verità. All'epoca avevo avuto paura che non volesse conoscerla. Adesso avevo paura che volesse esserci troppo. Mi ero svegliata presto. Sophie era già in cucina, seduta sullo sgabello, con i piedi che dondolavano nel vuoto. «Mamma.»

«Sì?»

«Oggi viene Daniel?»

La domanda mi fece sorridere. «Sì.»

Il suo viso si illuminò. «A che ora?»

«Non lo so amore.»

«Spero presto!»

«Sophie.»

«Cosa?»

«Lascialo almeno arrivare.»

Rise. «Va bene.»

Scossi la testa. Aveva passato quattro anni a chiedermi quando sarebbe arrivato qualcosa che non avevo mai avuto il coraggio di darle. E adesso aspettava Daniel. Quasi fosse sempre stato così. Verso le dieci sentimmo suonare il campanello. Sophie corse verso la porta. «Sophie aspetta!»

Era già arrivata. La raggiunsi appena in tempo. Aprii. Daniel era lì. Aveva un sorriso sulle labbra e una piccola busta in mano. «Buongiorno.»

«Ciao.»

I suoi occhi andarono immediatamente verso Sophie. «Posso entrare?»

Lei annuì energicamente. «Siii!»

Daniel le porse la busta. «È per te.»

Sophie la prese. «Cos'è?»

«Aprila.»

La guardò incuriosita. Dentro c'era un piccolo puzzle. Sophie spalancò gli occhi. «È bellissimo!»

«Speravo ti piacesse.»

«Lo facciamo insieme?»

Daniel sorrise.

«L’idea era proprio quella!»

Lo guardai. Non aveva portato un regalo costoso. Non aveva cercato di impressionarla. Aveva scelto qualcosa con cui stare insieme. E quella cosa mi colpì più di quanto volessi.

Passarono la mattinata sul pavimento del salotto. Sophie cercava i pezzi. Daniel faceva finta di non trovarli. «Questo va qui.»

«No.»

«Sì.»

«No.»

«Guarda.»

«Aspetta.»

Sophie gli tolse il pezzo dalle mani. «È girato.»

Daniel scoppiò a ridere. «Hai ragione.»

«Te l'avevo detto.»

Io li guardavo dalla cucina. Non riuscivo a smettere. Daniel era paziente. La ascoltava. Le lasciava il tempo. Rideva alle sue battute. E soprattutto non cercava di essere perfetto. Era semplicemente presente. Quando finirono il puzzle, Sophie alzò entrambe le braccia. «Abbiamo vinto!»

«Abbiamo vinto.» Daniel le batté il cinque. Lei rise.

Poi si voltò verso di me. «Mamma, vieni!»

«Cosa c'è?»

«Guarda!»

Mi mostrò il puzzle. «È bellissimo.»

«L'ha fatto Daniel.»

Daniel mi guardò. «In realtà l'ha fatto quasi tutto lei.»

Sophie scosse la testa. «No. Tu eri qui.»

La frase sembrava semplice. Ma mi fermò. Tu eri qui. Forse era proprio quello che le era mancato per tutta la vita. Qualcuno che fosse semplicemente accanto a lei.

Dopo pranzo Sophie insistette per mostrare a Daniel il giardino. «Vieni.»

«Dove?»

«Ti faccio vedere.»

Lo prese per mano. Io li seguii a distanza. Sophie gli mostrò il suo posto preferito. Un piccolo angolo sotto un albero. «Qui mi siedo quando voglio stare da sola.»

Daniel si guardò intorno. «È bello.»

«Qui penso.»

«A cosa?»

Sophie fece spallucce. «A tante cose.»

«Come i grandi?»

«No.» Lo guardò seria. «Meglio.»

Daniel rise. «Hai ragione.»

Poi Sophie si sedette sull'erba. «Siediti.»

Daniel si mise accanto a lei. «Che facciamo?»

«Niente.»

«Niente?» Daniel sorrise. «Mi piace.»

Li osservai da lontano. E per la prima volta non vidi un uomo che era appena entrato nella vita di sua figlia. Vidi un padre che stava cercando di capire come esserlo. E mi fece male. Perché era bellissimo. Ma era arrivato troppo tardi ed ora stava cercando di rimediare.

Quando Daniel andò via, Sophie rimase sulla porta. «Domani torni?»

Daniel si chinò verso di lei. «Ti piacerebbe?»

«Sì.»

Lui sorrise. «Allora torno.»

Sophie lo abbracciò. Daniel si irrigidì appena. Poi ricambiò. Quando si separarono, aveva gli occhi lucidi. «A domani, piccola.»

«A domani.»

Chiusi la porta. Sophie rimase a guardarla. Poi si voltò verso di me. «Mamma.»

«Sì?»

«Mi piace Daniel.»

Mi inginocchiai davanti a lei. «Davvero?»

«Si tanto.»

Sorrisi. «Lo so.»

Lei mi abbracciò. Io chiusi gli occhi. E mentre la stringevo, capii che per la prima volta non avevo più paura di quello che Daniel avrebbe potuto portare nella nostra vita. Avevo paura di quanto sarebbe stato difficile immaginare quella vita senza di lui.

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