Storia · capitolo 45

CAPITOLO 44

La mia unica ragione di Jessy VIbes

Daniel

La trovai in salotto. Hannah era seduta sul divano. Aveva ancora gli occhi lucidi. Quando mi vide, si alzò lentamente. Per qualche secondo non riuscii a parlare. Avevo immaginato tante volte quel momento. Avevo immaginato di arrabbiarmi. Di chiederle perché. Di dirle che non avrei mai voluto perderla. Ma adesso che ero davanti a lei, non riuscivo a pronunciare niente di tutto questo. Perché finalmente avevo capito una cosa. Non avevo il diritto di chiederle spiegazioni prima di darle le mie. Feci un passo verso di lei. «Ho parlato con Emily.»

Hannah abbassò gli occhi. «Lo so.»

«Ti ha detto del matrimonio.» Annuii. «È finita.»

La vidi irrigidirsi. «Daniel...»

«No.» Scossi la testa. «Lasciami parlare.» Si zittì. Inspirai lentamente. «Non voglio che tu pensi che ho lasciato Emily per Sophie.» Hannah mi guardò. «Perché non è così.» Feci un altro passo. «Sophie mi ha fatto capire una cosa che avrei dovuto capire molto prima.» La mia voce tremò. «Ma non è lei il motivo per cui ho scelto di non sposare Emily.» Hannah rimase in silenzio. «Il motivo sei tu.» Sentii gli occhi bruciarmi. «Sei sempre stata tu.»

Le sue labbra tremarono. «Daniel...»

«No. Fammi finire.» Scossi la testa. «Per quattro anni ho raccontato a me stesso una storia.» Abbassai lo sguardo. «Mi sono detto che eri sparita perché non mi amavi abbastanza. Che avevi scelto di lasciarmi. Che avresti potuto cercarmi se avessi voluto.» La guardai. «Era più facile pensarlo.» Inspirai. «Perché così non dovevo guardare la verità.»

«Quale verità?» La voce di Hannah era quasi un sussurro.

«Che ero stato un vigliacco.» Quelle parole rimasero sospese tra noi. «Avevo paura di quello che pensavano gli altri.» Mi passai una mano sul viso. «Avevo paura di ammettere ai miei amici che mi ero veramente innamorato di te.» La guardai negli occhi. «E allora ho fatto la cosa peggiore che potessi fare.» La voce mi si spezzò. «Ho finto di non provare niente.» Hannah abbassò lo sguardo. «E tu mi hai creduto.»

«Avevo sentito quelle parole, cosa avrei dovuto fare, mi hanno ferita profondamente.»

«Lo so.» Chiusi gli occhi. «E mi odio per questo.» Feci un passo verso di lei. «Non voglio giustificarmi. Non posso.» La guardai. «Avevo diciotto anni.» Scossi la testa. «Ma l’età non rende meno crudele quello che ho fatto.» Sentii una lacrima scendermi sulla guancia. Non la asciugai. «Tu eri lì perché mi amavi.» Un'altra lacrima. «E io ero troppo stupido per proteggere quello che provavi.» Hannah mi guardava senza parlare. «Poi sei rimasta incinta.» La mia voce si abbassò. «E io non c'ero.» Chiusi gli occhi. «Non c'ero quando hai visto per la prima volta nostra figlia.» Inspirai profondamente. «Non c'ero quando hai avuto paura. Non c'ero quando ha mosso i primi passi.» Un singhiozzo mi sfuggì. «Non c'ero per il suo primo compleanno. Non ero lì quando ha avuto bisogno di sangue.» Aprii gli occhi. «E la cosa peggiore è che non sapevo nemmeno che esistesse.»

Hannah si asciugò le lacrime. «Non è solo colpa tua.»

Scossi immediatamente la testa. «No.»

«Daniel...»

«No, Hannah.»

La guardai. «Eri spaventata. Avevi appena sentito la persona che amavi dirti che non significavi niente.» Inspirai. «Io invece sapevo esattamente quello che stavo facendo quando ho scelto di fingere.» Feci un passo verso di lei. «La responsabilità di quello che è successo è mia.» Hannah non disse niente. «Non voglio che tu mi perdoni oggi.» La guardai. «Forse non mi perdonerai mai. Ma voglio che tu sappia una cosa…» Mi avvicinai ancora. «Non passerò il resto della mia vita a chiederti di dimenticare quello che ho fatto. Passerò il resto della mia vita a dimostrarti che oggi sono un uomo diverso.»

Hannah iniziò a piangere. «E Sophie?»

Quella domanda mi fece tremare. «Sophie è mia figlia.» Lo dissi lentamente. Come se avessi bisogno di sentirmelo pronunciare. «Ma non voglio entrare nella sua vita pretendendo qualcosa. Non posso arrivare dopo quattro anni e comportarmi come se avessi sempre avuto quel posto.» Abbassai gli occhi. «Quel posto devo guadagnarmelo.»

Hannah mi guardò. «E se lei non volesse?»

La domanda mi spezzò. «Allora aspetterò. Se avrà bisogno di tempo, glielo darò. Se sarà arrabbiata, lo accetterò. «Se un giorno vorrà sapere perché non c'ero...» Deglutii. «Le dirò la verità. Non le dirò mai che è colpa tua. Non le dirò mai che è stato il destino. Le dirò che suo padre ha commesso un errore terribile. E che poi ha passato il resto della vita a cercare di rimediare.»

Hannah si portò una mano alla bocca. Rimasi a guardarla. Poi dissi piano: «Posso vederla?»

Lei mi fissò. Sapevo che quella domanda le faceva paura. Perché dopo quel momento niente sarebbe più stato come prima. Alla fine annuì. «Sì.» Il mio cuore cominciò a battere forte. «È in giardino.»

Inspirai. «Va bene.»

Attraversammo il corridoio senza parlare. Ogni passo sembrava troppo rumoroso. Quando arrivammo alla porta che dava sul giardino, mi fermai. Sophie era seduta sull'erba. Aveva davanti a sé alcuni colori e un foglio. Stava disegnando. Non si era accorta di noi. Guardai Hannah. Lei annuì lentamente. «Vai.»

Aprii la porta. Sophie alzò gli occhi. Quando mi vide, sorrise. «Daniel!»

Quel sorriso mi distrusse. Mi avvicinai lentamente. «Ciao, piccola.»

«Vieni!»

Indicò il posto accanto a lei. Mi sedetti. Sophie mi porse un pennarello. «Mi aiuti?»

Lo presi. «Certo.»

Iniziammo a disegnare. Per qualche minuto non parlammo. Poi Sophie mi guardò. «Sei triste?»

Mi si strinse la gola. «Un po'.»

«Perché?»

La guardai. Avrei voluto dirle tutto. Dirle che ero suo padre. Dirle che l'avevo cercata senza sapere cosa stessi cercando. Dirle che avevo perso quattro anni. Ma non era ancora il momento. Non così. Non senza Hannah. Le sorrisi. «Perché oggi ho capito una cosa molto importante.»

«Cosa?»

Le sistemai una ciocca di capelli. «Che ci sono persone che incontri nella vita e che poi diventano importanti.»

Sophie annuì seria. «Come mamma.»

Sentii gli occhi riempirsi di lacrime. «Sì.» La guardai. «Come la mamma.»

Poi Sophie mi sorrise. «E io sono importante?»

Il mondo si fermò. La guardai. La bambina che avevo perso. La bambina che non avevo mai saputo di avere. La bambina che, per qualche strano miracolo, mi aveva già lasciato entrare un po' nel suo mondo. Abbassai lo sguardo per nascondere le lacrime. Poi tornai a guardarla. «Più di quanto tu possa immaginare.»

Sophie sorrise. E senza chiedermi niente, si appoggiò contro di me. Rimasi immobile. Poi la abbracciai. Piano. Con una delicatezza quasi impaurita. Chiusi gli occhi. Sentii il suo piccolo corpo contro il mio petto. E in quel momento capii che avrei potuto perdere tutto il resto. Il matrimonio. La casa. La vita che avevo costruito. Qualunque cosa. Ma non avrei più perso lei. Mai più. Alzai gli occhi.

Hannah era ancora sulla porta. Ci guardava. Le lacrime le rigavano il viso. La guardai. E senza dire una parola, capimmo entrambi che da quel momento niente sarebbe più tornato indietro.

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