Storia · capitolo 39

CAPITOLO 38

La mia unica ragione di Jessy VIbes

Stavo sistemando la camera degli ospiti quando sentii la porta aprirsi. Non mi voltai subito. «La wedding planner è già andata via?»

Nessuna risposta. Mi fermai. Conoscevo quel silenzio. Mi voltai lentamente. Daniel. Era fermo sulla soglia. «Che ci fai qui?» Non rispose. Entrò. Poi chiuse la porta. Il rumore della serratura mi fece voltare di scatto. «Daniel?» Fece scattare la chiave. Il mio cuore accelerò. «Perché hai chiuso a chiave?»

Mi guardò. «Perché non voglio che ci interrompano.»

Quella frase mi fece deglutire. «Di cosa dobbiamo parlare?»

Si avvicinò lentamente. «Di Sophie.»

Il mio corpo si irrigidì. «Cosa vuoi sapere?»

«Il padre.»

Il cuore mi fece un salto. «Perché continui a farmi questa domanda?»

«Perché non riesco a capire.»

«Cosa?»

«Come puoi parlare di lui con tanta semplicità.»

Abbassai lo sguardo. «Perché non c'è molto da dire.»

«Hai detto che era una storia di una notte.»

«Sì.»

«Niente di più?»

«Niente.»

Daniel fece un altro passo. «Non l'hai più rivisto?»

Scossi la testa. «No.»

«Non ti ha mai cercata?»

«No.»

«Non sa di Sophie, vero?»

«No. Non lo sa.» Quella risposta uscì troppo velocemente.

Daniel se ne accorse. «E non ti è mai venuto in mente di cercarlo?»

«No. Mai.»

Mi guardò come se stesse cercando qualcosa nei miei occhi.

«Perché?»

«Perché non ne valeva la pena.»

Quella frase sembrò colpirlo. «Non ne valeva la pena.» Ripeté le mie parole lentamente. «È questo che pensi di lui?»

«Sì.»

«E di quello che c'è stato tra voi?»

Mi strinsi nelle spalle. «Non c’è stato nulla tra noi, lo conobbi in un locale una sera ed è capitato.»

Daniel fece un altro passo. Adesso era molto più vicino.

«Quindi mentre noi uscivamo insieme, tu sei andata a letto con qualcun altro?»

Alzai gli occhi. «Cosa? Daniel non sai cosa stai dicendo. Ormai è passato, perché te ne importa?»

«È passato per te, Hannah.» Non risposi. «Perché per me non è mai passato.»

Sentii il cuore battere più forte. «Daniel...»

«Quattro anni.» La sua voce si fece più bassa. «Quattro anni e io continuo a chiedermi perché sei sparita in questo modo.»

Mi appoggiai al bordo del letto. «Non c'è niente da capire.»

«C'è tutto da capire.» Fece un altro passo. «Non ho mai accettato che tu sia sparita.»

Inspirai lentamente. «Avevo le mie ragioni.»

«Quali?»

La domanda mi arrivò addosso come uno schiaffo. Per un istante avrei voluto dirglielo. Avrei voluto dirgli tutto. Avevo sentito parlare della scommessa. Ti avevo sentito dire che non provavi niente per me. Avevo capito che uno come te non avrebbe mai potuto amare una come me. Le parole erano lì. Le sentivo bruciare in gola. Ma non uscirono. Non potevo permettermi di dirle. Non quando lui era ancora fidanzato con Emily. Non quando il mio unico obiettivo era proteggere Sophie.

Scossi la testa. «Non importa più.»

Daniel mi fissò. «A me importa.» La sua voce tremò appena. «Perché quello che provavo per te era reale.»

Mi mancò il respiro. Chiusi gli occhi per un istante. «Non dirlo.»

«Perché?»

«Perché non serve.»

«A me serve.» Riaprii gli occhi. Era ancora lì. A pochi passi. «Io ti amavo veramente.»

Quella parola mi distrusse. Amavo. Passato. O forse no.

Il mio cuore non sembrava conoscere quella grammatica. «Daniel, ti prego...»

«E non ho mai capito perché tu te ne sia andata senza una parola.»

«Non potevo restare.»

«Perché?» Fece ancora un passo. Ora era davanti a me. Sentivo il suo profumo. La mia schiena sfiorò il muro. Non avevo più spazio per indietreggiare. Daniel si fermò. Non mi toccò. Ma era abbastanza vicino da farmi sentire il calore del suo corpo. «Guardami.» Lo feci. Aveva gli occhi lucidi. «Dimmi che non hai provato niente.» Non riuscivo a parlare. «Dimmi che per te non significava niente.»

Abbassai gli occhi. «Non posso.»

Il suo respiro cambiò. «Perché?»

Sollevai lo sguardo. «Perché sarebbe una bugia.»

Silenzio. Quella risposta sembrò togliergli l'ultimo freno. Si avvicinò ancora. Lentamente. Come se volesse lasciarmi tutto il tempo per fermarlo. Non lo feci. Sentivo il suo respiro sulla pelle. Il mio cuore correva. Avevo le mani ferme lungo i fianchi. Avrei dovuto spingerlo via. Avrei dovuto ricordarmi di Emily. Del matrimonio. Di Sophie. Di tutto. Ma in quel momento ricordai soltanto noi. La biblioteca. e notti passate a parlare. Il lago. La farfalla. Le sue mani sul mio corpo. La sua voce. Il modo in cui mi aveva guardata quando eravamo giovani e ancora convinti che l'amore bastasse.

Daniel abbassò lo sguardo sulle mie labbra. Poi tornò ai miei occhi. Era a pochi centimetri. Le nostre bocche quasi si sfiorarono. Sentii il respiro fermarsi. Chiusi gli occhi. Un passo. Solo un altro. Poi sentimmo dei passi nel corridoio.

Mi staccai da lui come se mi fossi scottata. «No.» Lo spinsi via.

Daniel fece un passo indietro. «Hannah...»

«No.» Mi sistemai la camicia con mani tremanti. «Questo è un errore.»

Lui mi guardò. «Hannah.»

«Ti stai per sposare, Daniel.» La mia voce si spezzò. «Ti stai per sposare con Emily.» Silenzio. «Non puoi farmi questo.»

«Lo so.»

«E io non posso permettertelo.» Lo guardai. «Vai.» Non si mosse. «Vattene!»

Per qualche secondo rimanemmo immobili. Poi Daniel abbassò gli occhi. Fece un passo verso la porta. Prima di uscire si fermò. Senza voltarsi disse: «Il problema è che quando sono con te...» Si interruppe. Inspirò. «Non riesco più a ricordarmi perché dovrei lasciarti andare.»

Aprì la porta e uscì.

Rimasi sola. Mi appoggiai al muro. Portai una mano al petto. Il cuore mi stava ancora esplodendo. Chiusi gli occhi. Avevo appena sfiorato le labbra dell'uomo che avevo amato per tutta la vita. L'uomo che stava per sposare un'altra. E mentre cercavo di riprendere fiato, una certezza mi attraversò. Non avevo paura di quello che era appena successo. Avevo paura di quanto avrei voluto che succedesse di nuovo. E non sapevo ancora che, da qualche altra parte della casa, Daniel aveva già preso una decisione che avrebbe cambiato tutto.

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