Storia · capitolo 33

CAPITOLO 32

La mia unica ragione di Jessy VIbes

Non ricordo nemmeno come arrivammo in ospedale. Ricordo soltanto le mani. Le mie, strette intorno a Sophie. Quelle di Daniel sul volante. E il suono assordante del mio cuore che sembrava voler uscire dal petto. «Forza, amore mio.»

Sophie non rispondeva. Le tenevo la testa contro di me cercando di non muoverla troppo, con l’asciugamano ormai pieno di sangue. Sui suoi capelli. Sulla fronte. Sulle mie mani. «Sophie...» La voce mi si spezzò. «Apri gli occhi, ti prego.» Volevo solo piangere, cercavo di non crollare per la mia bambina. Daniel guardò lo specchietto. «Hannah. Ci siamo quasi.»

Non risposi.

Quando arrivammo davanti al pronto soccorso, Daniel frenò appena davanti all'ingresso. Scese senza nemmeno spegnere completamente il motore. Aprì la portiera posteriore. «Dammela.»

«No.»

«Hannah, lasciala a me.»

Scossi la testa. «Sono sua madre.»

«Lo so.» Mi guardò negli occhi. «Ma devi scendere.»

Mi aiutò ad alzarmi. Appena entrai nell'ospedale, iniziai a urlare. «AIUTO!»

Due infermieri arrivarono immediatamente con una barella. «Bambina, caduta dalle scale.» Daniel parlò al posto mio. «Ha perso conoscenza.»

Io tenevo ancora la mano di Sophie. «Non mi lasciare tesoro!»

Un'infermiera mi guardò. «Signora, deve lasciarci lavorare. La cureremo.»

«Salvatela, vi prego, fate tutto il possibile per la mia bambina!»

«Lo faremo, signora.»

Le parole arrivavano da lontano. Sophie fu trasferita sulla barella. Le tolsero il giubbotto. Le applicarono il monitor. Uno degli infermieri iniziò a controllare la ferita. «Pressione bassa.»

«Saturazione?»

«Novantuno.»

«Portiamola dentro.»

La barella cominciò a muoversi. Io la seguii. «Sophie!»

Provai a raggiungerla. Una mano mi fermò. «Signora, deve aspettare qui.»

«No! Voglio venire con voi!»

«Stiamo facendo il possibile.»

«È mia figlia!»

La mia voce riecheggiò nel corridoio. Daniel arrivò accanto a me. Mi prese per le spalle. «Hannah, sediamoci.»

«È colpa mia. È tutta colpa mia.»

«No, Hannah.»

«Avrei dovuto mandarla a scuola. Avrei dovuto restare con lei?»

«Hannah.»

«Se non l'avessi portata con me...»

Daniel mi strinse più forte. «Non è colpa tua.»

Lo guardai per un attimo. Aveva il volto sconvolto. Non l'avevo mai visto così.

Passarono minuti. Forse dieci. Forse trenta. A me sembrarono ore. Poi un medico uscì.

«Signora Miller?»

Mi alzai immediatamente. «Sì.»

«Sua figlia ha riportato un trauma cranico e una perdita di sangue importante.»

Sentii le gambe mollare. Daniel mi afferrò prima che potessi cadere. «È grave?»

Il medico annuì lentamente. «È sotto osservazione. Abbiamo bisogno di stabilizzarla.»

«Ma guarirà?»

Il medico esitò. «Stiamo facendo tutto il possibile.» Quelle parole mi fecero più paura di qualsiasi altra cosa. «Ma ha bisogno di sangue.»

Lo guardai senza capire. «Cosa?»

«I suoi valori sono molto bassi. Dobbiamo procedere rapidamente con una trasfusione.»

Il mio cuore si fermò. «Ma voi avete il suo gruppo.»

Il medico abbassò leggermente lo sguardo. «Stiamo facendo le verifiche.»

«Quanto ci vuole?»

«Abbiamo già richiesto le unità disponibili.» Pausa. «Ma il gruppo sanguigno di sua figlia non è tra quelli immediatamente disponibili nella quantità necessaria. Non sarà qui prima di cinque o sei ore.»

Sentii il mondo girare. «Cosa significa?»

«Significa che dobbiamo trovare sangue compatibile il prima possibile.»

«Quanto tempo abbiamo?»

Il medico guardò l'infermiera accanto a lui. Poi tornò a fissarmi. «Non abbastanza. La bambina ha perso già molto sangue a causa della ferita. E con la sua malattia… aspettare è pericoloso.»

Mi coprii la bocca con una mano. Daniel mi guardava. «Che gruppo ha?»

Il medico gli rivolse lo sguardo. «Signore, lei è un familiare?»

Daniel esitò. «No, sono...»

Si voltò verso di me. Non sapevo cosa dire. «È con me.»

Il medico annuì. «Il gruppo della bambina è molto raro, è 0-. È compatibile solo con sangue dello stesso gruppo.»

Daniel abbassò lo sguardo. «Io ho quel gruppo.»

Mi voltai lentamente verso di lui. «Cosa?»

Mi guardò. «Ho lo stesso gruppo sanguigno, 0-.»

Il medico si voltò immediatamente verso di lui. «È sicuro?»

«Sì.»

Il medico parlò rapidamente. «Possiamo fare il test di compatibilità. Se risultasse idoneo, potremmo procedere.»

Daniel non esitò. «Fatelo.»

Lo guardai. «Daniel...»

Mi venne incontro. «Hannah.»

«Non devi farlo per forza.»

Mi fissò. «Lo faccio perché ne ha bisogno.»

Mi si riempirono gli occhi di lacrime. «Potrebbe essere pericoloso.»

«Non lo sarà.»

«Non lo puoi sapere.»

«Hannah.» Mi prese delicatamente il viso tra le mani. «È una bambina. È la tua bambina.» Quelle parole mi distrussero. «E ha bisogno di sangue.» Mi guardò negli occhi. «Se posso aiutarla, lo faccio.»

Il medico intervenne. «Signor Carter, dobbiamo portarla a fare il prelievo per verificare il gruppo e la compatibilità.»

Daniel annuì. Poi guardò me. «Aspettami.»

Non ebbi nemmeno il tempo di rispondere. Lo vidi allontanarsi con l'infermiera. Rimasi nel corridoio. Sola. Con le mani ancora sporche del sangue di mia figlia.

Dopo pochi minuti il medico tornò. Mi alzai. «Allora dottore?»

«Il suo gruppo sanguigno è compatibile.» Chiusi gli occhi. Le lacrime scesero senza che riuscissi a fermarle. «Possiamo procedere con la donazione.»

Annuii. «Grazie mille!»

Il medico fece un passo indietro. «La trasfusione di sua figlia inizierà appena avremo preparato il sangue.» Poi si allontanò.

Io rimasi immobile. Daniel. Il suo sangue. Nelle vene di Sophie. Non avrei mai potuto immaginare una

cosa simile. Mi sedetti. Mi coprii il viso con le mani. Per quattro anni avevo fatto di tutto per tenere Daniel lontano da mia figlia. Avevo cambiato vita. Avevo nascosto la verità. Avevo costruito muri.

E adesso, per la prima volta, era il suo sangue quello che poteva salvarla. Alzai gli occhi verso la porta oltre la quale avevano portato Daniel. Sentii un brivido percorrermi la schiena. Ma non potevo permettermi di pensarci. Non ancora.

In quel momento dovevo solo pensare a Sophie. Volevo solo che vivesse. Volevo solo sentirla chiamarmi ancora una volta “Mamma”.

E mentre aspettavo che iniziassero la trasfusione, una domanda che avevo cercato di seppellire per quattro anni cominciò a farsi strada dentro di me. E se il destino avesse appena trovato il modo di dire a Daniel la verità che io avevo passato tutta la vita a nascondere?

Altre opere da leggere