CAPITOLO 28
La mattina seguente mi promisi una cosa. Non sarei più rimasta sola con Daniel. Niente corridoi vuoti. Niente stanze chiuse. Niente conversazioni che duravano più del necessario. Soprattutto, niente contatti. Era stata una pessima idea lasciarmi andare anche solo per qualche secondo. Avevo passato quattro anni a costruire un muro. Non avevo intenzione di abbatterlo proprio adesso.
Il problema era che, a quanto pareva, Daniel non aveva ricevuto il messaggio. «Hannah?»
Mi voltai. Emily era in piedi sulla porta della cucina con il telefono in mano. «Sì?»
«Ho bisogno di te.»
La guardai sospettosa. «Per il matrimonio?»
«Ovvio!» Fece un sorriso. «Oggi dobbiamo andare alla location.»
Il mio sorriso scomparve. «Dobbiamo?»
«Io, Daniel e te.»
«Io?»
«Sì.»
«Emily, io devo lavorare... non so se posso venire.»
«Lo so. E infatti sarà lavoro.» Mi porse una cartellina. «La wedding planner vuole qualcuno che la aiuti a scegliere alcune cose per il ricevimento. Tu hai un ottimo gusto.»
«Non credo di essere la persona giusta.»
«Io sì.» Mi sorrise. «Quindi vieni.»
Non potevo rifiutare. O almeno non senza una buona motivazione. «Va bene.»
«Perfetto.» Emily si voltò. «Daniel ci raggiunge tra dieci minuti.»
Il mio stomaco si strinse. Naturalmente.
Durante il tragitto cercai di concentrarmi sul paesaggio. Emily sedeva davanti accanto al conducente. Daniel era alla guida. Io ero dietro. La soluzione perfetta. Nessuno poteva guardarmi negli occhi. O almeno era quello che speravo.
Per i primi minuti nessuno parlò. Si sentiva soltanto il rumore del motore e, in sottofondo, una canzone trasmessa a volume bassissimo dalla radio. Guardavo fuori dal finestrino. Campi. Alberi. Case sempre più distanti dal centro. Qualunque cosa andasse bene, purché non fosse Daniel.
«Hannah hai freddo lì dietro?»
La sua voce mi fece voltare. Era rivolta a me. «No.»
«Sicura?»
«Sì, si. Grazie!»
«Okay.»
Tornai a guardare fuori. Dopo pochi secondi sentii Emily ridere. «Avete intenzione di passare tutto il viaggio così?»
Mi voltai verso di lei. «Così come?»
«Senza parlare.»
«Io non ho niente da dire.»
Daniel fece un mezzo sorriso. «Nemmeno io.»
Emily lo guardò. «Bugiardo.»
«Perché?»
«Perché di solito parli anche con i sassi!!»
Lo vidi sorridere nello specchietto. «Dipende dalla compagnia.»
Il mio cuore fece un piccolo salto. Abbassai immediatamente lo sguardo. Emily invece rise. «Che uomo romantico.»
Feci finta di non sentirlo. Dopo qualche altro minuto, Emily iniziò a parlare della cerimonia. Parlava del numero degli invitati, del menù, del fotografo. Daniel rispondeva quando serviva. Io ascoltavo.
Ogni tanto Emily mi chiedeva un'opinione e io cercavo di concentrarmi solamente sul lavoro. «Secondo te meglio cena all'aperto o nella sala principale?»
«All'aperto, se il tempo lo permette.»
«Sono d'accordo.»
Daniel intervenne dal posto di guida. «Anch'io sono d’accordo!»
«Tu sei d'accordo con tutto quello che dico io! Basta che non debba scegliere tu per il nostro matrimonio!» Emily e Daniel scoppiarono a ridere. Io invece tornai a guardare il finestrino. Non volevo che nessuno vedesse il sorriso che cercava di comparire.
La villa comparve dietro un lungo viale alberato. Quando oltrepassammo il cancello, rimasi senza parole. Era enorme. Un edificio in pietra chiara, con grandi finestre, balconi pieni di fiori e un'ampia scalinata che conduceva all'ingresso. Intorno c'era un giardino curatissimo. Aiuole colorate. Alberi secolari. Piccoli sentieri in pietra. E, sul retro, una piscina enorme che sembrava quasi fondersi con il panorama.
Emily scese dall'auto con un sorriso. «È ancora più bella dal vivo.»
Annuii. «Molto.»
Daniel parcheggiò e ci raggiunse. Rose, la wedding planner, venne verso di noi con una cartellina tra le mani. «Benvenuti! Sono felicissima che siate riusciti a venire.»
Emily le strinse la mano. «La location è stupenda.»
«Aspetti di vedere tutto.»
Cominciammo a esplorare la villa. La sala principale era immensa. Un soffitto alto. Lampadari di cristallo. Finestre che davano direttamente sul giardino. Rose iniziò a spiegare le varie possibilità. «Qui pensavamo al tavolo degli sposi.» Indicò il fondo della sala. «E qui la pista da ballo.»
Emily si voltò verso Daniel. «Ti piace?»
«Sì.»
«Tutto qui?»
«Cosa vuoi che dica?»
«Qualcosa di più entusiasta.»
Daniel rise. «È bella.»
Emily scosse la testa. «Sei impossibile.»
La wedding planner sorrise. «Possiamo anche creare una zona più raccolta per il taglio della torta.»
Emily si avvicinò. «E fuori?»
La donna ci fece cenno di seguirla. Uscimmo nel giardino. La luce del sole si rifletteva sull'acqua della piscina. Sembrava una cartolina.
«Qui potremmo preparare il cocktail di benvenuto.» La wedding planner indicò il bordo della piscina. «Tavolini, divanetti, luci sospese.»
Emily si guardò intorno. «E magari delle candele.»
«Assolutamente.»
Io mi avvicinai un po' all'acqua. «È davvero bella.»
Daniel era rimasto qualche passo indietro. Mi guardava. Me ne accorsi. Mi voltai verso di lui. «Che c'è?» sussurrai.
Scosse leggermente la testa. «Niente.»
«Mi stavi guardando.»
«È vietato?»
«Dipende.»
«Da cosa?»
«Da quanto a lungo lo fai.»
Un sorriso comparve sul suo volto. «Allora sono già nei guai.»
Sentii Emily ridere. «Voi due siete incredibili.»
Distolsi gli occhi. «Stavamo solo parlando.»
«Certo.» Emily fece un gesto verso la wedding planner. «Possiamo vedere la terrazza?»
La donna annuì. Cominciammo a camminare lungo il bordo della piscina. Emily e la wedding planner erano qualche passo avanti. Daniel rimase accanto a me. «Ti piace?»
«La villa?»
«Sì.»
«Molto.»
«A me no.»
Lo guardai. «Davvero?»
«Troppo grande.»
«Allora perché ti sposi qui?» La domanda uscì prima che riuscissi a fermarla.
Daniel mi guardò. «Perché piace a Emily.»
Quella risposta mi fece abbassare gli occhi. «Capisco.»
Continuammo a camminare. Poi lui disse piano: «Tu dove ti sposeresti?»
Mi voltai. «Perché me lo chiedi?»
«Curiosità.»
«Non ci ho mai pensato.»
«Bugiarda.»
Sorrisi appena. «Perché dici così?»
«Perché una volta mi hai detto che volevi un matrimonio piccolo.»
Il cuore mi si fermò. «Non ricordo di avertelo detto.»
«Io sì.»
Lo guardai. Per un attimo ci fu soltanto silenzio. Poi Emily si voltò. «Hannah! Vieni a vedere questa parte.»
Mi allontanai da Daniel e raggiunsi Emily. La wedding planner stava indicando un punto del giardino. «Qui potremmo sistemare l'arco per la cerimonia.»
«Bellissimo.»
Emily si voltò verso di me. «Con dei fiori bianchi? Cosa ne pensi?»
«Sì. Mi piace moltissimo.»
«E magari delle peonie.»
Le sorrisi. «Adesso ti piacciono davvero.»
«Dici che qualcuno mi ha influenzata?»
«Forse.»
Emily rise. Daniel ci raggiunse. «Quindi adesso state decidendo senza di me?»
«Come se ti piace scegliere!!»
«E’ perché tu hai ottimi gusti!»
Emily gli diede una piccola spinta sul braccio. «Certamente, ma ti amo lo stesso!» Lui rise.
Io feci un passo indietro. Solo uno. Non avevo visto che, dietro di me, il bordo della piscina era leggermente bagnato. Il piede scivolò. Per un attimo sentii soltanto il vuoto. Persi l'equilibrio. Poi arrivò l'acqua. Fredda. Improvvisa. Tutto divenne confuso. Il vestito si appesantì immediatamente e cercai di tornare in superficie. Sentii qualcuno gridare.
Poi un tonfo. Daniel. Aprii gli occhi sott'acqua appena in tempo per vederlo arrivare verso di me. Non si era tolto quasi nulla. Solo scarpe e giacca. Si era tuffato. Senza pensarci. Mi raggiunse e mi afferrò. «Ti ho presa.»
Le sue braccia mi strinsero. In un attimo eravamo di nuovo in superficie. Tossii. «Respira.»
«Daniel...»
«Guardami.»
Lo guardai. Era fradicio. I capelli gli cadevano sulla fronte e la camicia bianca era completamente aderente al corpo. Ma in quel momento non mi importava di niente. Avevo solo bisogno di respirare. Daniel mi trascinò fino al bordo della piscina e mi aiutò a uscire.
Quando fui finalmente seduta a terra, si inginocchiò davanti a me. «Ti sei fatta male?»
Scossi la testa. «No.»
«Sicura?»
«Sì.»
Mi osservò il viso. Le mani. Le gambe. Come se avesse bisogno di controllare personalmente che fossi intera. Poi prese la sua giacca e me la mise sulle spalle.
«Tieni.»
«Daniel, tu sei fradicio.»
«Non importa.»
Alzai gli occhi verso di lui. «Grazie.»
Per qualche secondo restammo a guardarci. Nessuno disse niente. Poi sentii Emily. «Daniel.»
La sua voce era calma. Troppo calma. Lui si voltò. Emily era ferma a pochi passi da noi. Ci guardava. Guardava la giacca sulle mie spalle. Guardava Daniel inginocchiato davanti a me. E soprattutto guardava il modo in cui lui continuava a fissarmi.
«Tutto bene?» chiese.
«Sì.» Daniel si alzò. «Si è spaventata molto.»
Emily annuì. «L'ho visto.»
La wedding planner arrivò di corsa. «Signorina, mi dispiace tantissimo!»
«Non è colpa sua.»
«Dobbiamo portarla dentro.»
Daniel intervenne subito. «La accompagno io.»
Emily lo guardò. «Posso fare da sola.»
Per un attimo i due si fissarono. Daniel non sembrò nemmeno accorgersi del tono. «Ha battuto il piede.»
Abbassai lo sguardo. «Sto bene.»
«Ti fa male.»
Non era una domanda. Mi tese la mano. Esitai. Poi la presi. Quando le sue dita si chiusero intorno alle mie, sentii ancora una volta quella familiarità che avrei voluto non provare. Daniel mi aiutò ad alzarmi. Feci un passo. Una fitta alla caviglia mi fece fermare.
La sua presa si strinse. «Piano.»
Emily non disse nulla. Ma la guardai. Era rimasta immobile. E nei suoi occhi vidi qualcosa che fino a quel momento non avevo mai visto. Un dubbio. Un dubbio che non aveva bisogno di parole.
Io abbassai lo sguardo sulla giacca di Daniel che avevo ancora addosso. E improvvisamente ebbi una paura diversa da quella che avevo provato cadendo in acqua. Perché la piscina potevo lasciarmela alle spalle. Ma quel momento, quello che Emily aveva appena visto, non sapevo più come cancellarlo.
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