Storia · capitolo 25

CAPITOLO 24

La mia unica ragione di Jessy VIbes

Il giorno dopo mi svegliai con una strana sensazione. Come se qualcosa fosse cambiato. Non sapevo cosa. Forse era soltanto la paura. La paura che Daniel avesse cominciato a mettere insieme dei pezzi che avrei voluto tenere separati ancora per molto tempo. Mi preparai in fretta. Preparai la colazione a Sophie. Le sistemai i capelli. Controllai che avesse preso tutto ciò che le serviva per l’asilo. La nostra routine. Quella che per quattro anni mi aveva dato sicurezza. Quella mattina, invece, ogni gesto mi sembrava improvvisamente fragile.

Arrivai dai Rockford qualche minuto prima del solito. Avevo dormito poco. Troppo poco. Non facevo altro che ripensare alla sera prima. A Daniel. Alle sue domande. Al modo in cui aveva guardato Sophie. Scossi la testa mentre parcheggiavo. Non potevo permettermi di pensarci. Non lì. Non adesso. Scesi dall'auto e mi incamminai verso la casa, stringendo la tracolla della borsa.

Avevo appena aperto la porta quando sentii una voce alle mie spalle. «Hannah.»

Mi voltai. Emily stava scendendo le scale. Indossava una vestaglia chiara e aveva i capelli raccolti in modo disordinato. Sembrava molto più giovane così, lontana dalla ragazza elegante e impeccabile che avevo visto durante la cena.

«Buongiorno.»

«Buongiorno.» Mi sorrise. «Hai un minuto?»

Annuii. «Certo.»

Mi fece cenno di seguirla verso il salotto. Sul tavolo c'erano alcune riviste aperte, campioni di stoffa e fotografie di composizioni floreali. Mi bastò uno sguardo per capire. Il matrimonio.

Mi fermai accanto al tavolo. «Stai scegliendo i fiori?»

Emily sospirò. «Sto cercando di scegliere i fiori.»

La guardai. «Problemi?»

«Troppi.» Rise. «Mia madre vuole rose bianche. Mia sorella dice che sono banali. La wedding planner continua a propormi cose che sembrano uscite da un matrimonio reale.»

Non riuscii a trattenere un sorriso. «E tu cosa vorresti?»

Emily osservò le fotografie per qualche secondo. «Qualcosa di elegante. Ma non freddo.» Indicò una composizione. «Questi mi piacciono.» Poi un'altra. «Anche questi, ma forse sono troppo romantici.»

«Per un matrimonio direi che il romanticismo ci sta.»

Emily rise. «Vero?» Si sedette sul divano. «Tu cosa sceglieresti?»

La domanda mi colse impreparata. «Io?»

«Sì.»

Mi indicò il posto accanto a lei. Mi sedetti. Cominciai a guardare le fotografie. Tulipani. Peonie. Rose.

Ortensie. Sfiorai una pagina con la punta delle dita. «Queste.»

Emily si avvicinò. «Peonie?»

«Sì.»

«Perché?»

Sorrisi appena. «Perché sono delicate ma non sembrano fragili.»

Emily mi osservò per un istante. «Interessante.»

«Cosa?»

«Pensavo fossi più da rose.»

Aggrottai la fronte. «Perché?»

«Non lo so.» Fece spallucce. «Hai un'aria da persona che ama le cose classiche.»

Sorrisi. «Forse è vero.»

Ci fu un breve silenzio. Emily tornò a guardare le fotografie. Poi, con un tono apparentemente casuale, disse: «Daniel invece ama i tulipani.»

Sentii il cuore perdere un battito. Abbassai immediatamente gli occhi sulla rivista. «Davvero?»

«Sì.» Emily sorrise. «Una delle poche cose su cui abbiamo gusti completamente diversi.»

Mi costrinsi a ridere. «Allora avete già trovato un compromesso.»

«Forse.»

Voltò una pagina. «A proposito...» Il tono cambiò appena. Abbastanza da farmelo notare. «Tu e Daniel vi conoscevate bene al college, giusto?»

Eccola. La domanda che aspettavo. Quella che sapevo sarebbe arrivata prima o poi. Mi presi qualche secondo. «Ci conoscevamo.»

Emily sollevò gli occhi. «Solo questo?»

Sorrisi. «Eravamo amici.»

Era la risposta più semplice. E la più sicura. Emily continuò a guardarmi. «Strano.»

«Cosa?»

«Che dopo così tanto tempo tu abbia accettato di lavorare proprio qui.»

Quella volta fui io a sorridere. «Non sapevo che Daniel fosse qui.»

Non era una bugia. Non del tutto. Emily abbassò lo sguardo sui fiori. «Quando l'hai visto alla cena sembravi molto sorpresa.»

Il mio cuore accelerò. «Lo ero.»

«Non ti aspettavi di incontrarlo?»

«No.»

Emily annuì lentamente. Poi prese una delle fotografie. «Daniel non parla molto del college.»

Abbassò gli occhi. «Sai com'è fatto.»

Conoscevo fin troppo bene com'era fatto. Ma non lo dissi. «È sempre stato così?»

La domanda uscì dalle mie labbra prima che potessi fermarla. Emily sorrise. «Sì.»

Poi mi guardò. «Anche con te?»

Sentii un nodo stringermi lo stomaco. «Daniel era diverso con tutti.»

Emily inclinò leggermente la testa. «Anche con te?»

La fissai. Era brava. Molto più di quanto avessi immaginato. Non mi stava accusando. Non sembrava gelosa. Voleva soltanto una risposta. E probabilmente sapeva già che quella risposta poteva dirle molto. Respirai lentamente. «Eravamo amici, Emily.» Questa volta lo dissi senza sorridere. «Niente di più.»

Emily rimase in silenzio per qualche secondo. Poi sorrise. «Bene.»

Una sola parola. Ma non seppi capire se le fosse davvero bastata. Si alzò dal divano. «Allora direi che abbiamo risolto il problema.» Indicò le peonie. «Prendo queste.»

«Sono bellissime.»

«Lo penso anch'io.»

Fece qualche passo verso la finestra. Poi si voltò. «Grazie, Hannah.»

«Di niente.»

Emily mi sorrise. Ma prima di uscire dalla stanza aggiunse: «E comunque...» Mi voltai. «Daniel ti guarda in un modo strano.» Il sangue mi si gelò nelle vene. Lei rise piano. «Non preoccuparti. Non intendo dire niente di strano.» La sua espressione era sincera. O almeno sembrava. «Penso solo che sia curioso. Dopo quattro anni.»

Abbassai gli occhi. «Forse è solo sorpreso!»

Emily annuì. «Forse.» E uscì.

Rimasi immobile. Le mani appoggiate al bordo del tavolo. Per qualche secondo non sentii più nulla. Poi un rumore alle mie spalle mi fece voltare. Daniel. Era fermo sulla porta. Aveva una mano in tasca e nell'altra teneva il telefono. Mi guardò. Poi guardò le fotografie sul tavolo. «Peonie?»

Deglutii. «Sono state scelte da Emily.»

«No.» Fece un piccolo sorriso. «Tu hai scelto le peonie.»

Lo guardai sorpresa. «Come fai a saperlo?»

Si avvicinò. Non troppo. Ma abbastanza da farmi sentire il profumo del suo dopobarba. Quello stesso profumo che, per anni, avevo cercato di dimenticare. «Perché ti conosco.»

Quelle tre parole mi fecero più male di quanto avrebbero dovuto. Perché erano vere. Per un momento ci guardammo soltanto. Poi Daniel abbassò lo sguardo sulla fotografia. «Le peonie ti sono sempre piaciute.»

Il mio respiro si fermò. «No.»

Lui mi guardò. «No?» Scossi la testa. Un sorriso appena accennato comparve sulle sue labbra. «Mi ricordo ogni cosa che ti piace.»

E fu in quel momento che capii una cosa. Non era soltanto Emily a fare domande. Era anche Daniel.

E la differenza era che lui... sembrava ricordare molto più di quanto volesse ammettere.

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