Storia · capitolo 23

CAPITOLO 22

La mia unica ragione di Jessy VIbes

Daniel

Non dormii quella notte. Continuavo a vedere Hannah. Sul terrazzo. Con quella farfalla al collo. Con gli occhi diversi. Con quella distanza che non ero riuscito a colmare nemmeno avvicinandomi. Mi rigirai nel letto per l'ennesima volta. Avrei dovuto pensare a Emily. Al matrimonio. Alla casa che avremmo comprato. Alla nostra vita insieme. Era quello che avevo fatto per anni. Avevo costruito una vita ordinata. Una vita semplice. Una vita in cui non c'erano domande senza risposta. Fino a quella sera. Hannah era tornata. E con lei erano tornate tutte le domande che avevo sepolto. Perché era sparita? Perché mi aveva bloccato? Perché aveva lasciato il college? Dove era stata? E soprattutto... Perché avevo la sensazione che mi stesse nascondendo qualcosa?

La mattina seguente tornai dai Rockford. Mi dissi che era per Emily. Che dovevamo parlare dell'organizzazione del matrimonio. Era una bugia. Volevo vedere Hannah.

La trovai in cucina. Stava sistemando alcune tazze. Quando mi vide, si irrigidì. «Sei già qui così presto?»

«Sì.»

«Emily è ancora di sopra.»

«Lo so.»

Silenzio. «Perché sei venuto?»

La guardai. «Per parlarti.»

«Non abbiamo niente da dirci.»

«Io sì.» Lei continuò a sistemare le tazze, senza rivolgermi neanche uno sguardo. «Dove sei stata per quattro anni?»

«Te l'ho già detto.»

«Non mi basta.»

«Deve bastarti.»

Alzai gli occhi su di lei. «Hannah, io non capisco…»

Finalmente si voltò. «Non c'è niente da capire.»

«Per te forse. Sei sparita all’improvviso, senza salutarmi, senza un messaggio…»

La sua espressione cambiò. Stava per rispondere quando sentimmo dei piccoli passi nel corridoio. Hannah si voltò. «Amore?»

Una bambina comparve sulla soglia. Aveva i capelli biondi raccolti in una coda disordinata e indossava un pigiama rosa. Occhi azzurri. Un viso piccolo e bellissimo. Stringeva un piccolo peluche. Si fermò

vedendomi. Io le sorrisi per educazione.

Lei non ricambiò subito. Si limitò a guardarmi. Poi guardò Hannah. «Mamma.»

La sua voce era ancora assonnata. Hannah le andò incontro immediatamente. «Cosa ci fai già sveglia?»

«Ho fatto un brutto sogno.»

«Vieni qui.»

La bambina le si avvicinò e Hannah la prese in braccio. La scena mi fece sorridere senza che me ne accorgessi. Era evidente quanto fossero legate. La bambina appoggiò la testa sulla sua spalla. Hannah le accarezzò i capelli. «Adesso è passato. La mamma è qui!»

La piccola annuì. Poi tornò a guardarmi. Questa volta con un po' più di curiosità. «Mamma, chi è lui?»

Sentii il cuore battere forte. Hannah mi fissò. Per un secondo sembrò spaventata. Poi disse: «Sophie, lui è Daniel.»

La bambina mi fissò. «Sei un amico della mia mamma?»

Esitai appena. «Sì. Sono un amico della tua mamma.» Era la risposta più semplice.

Lei ci pensò. «Sei alto.»

Risi. «Me lo dicono spesso.»

Per la prima volta sorrise. Poi appoggiò il viso sulla spalla di Hannah. «Io sono Sophie.»

«Piacere di conoscerti, Sophie.»

La bambina annuì. Poi si voltò verso sua madre. «Mamma ho fame.»

Hannah rise piano. «Certo che hai fame.»

La fece scendere. Sophie corse verso il tavolo. Io rimasi lì. Non sapevo perché stessi continuando a guardarla. Forse perché era semplicemente una bambina adorabile. Forse perché aveva attirato la mia attenzione. Niente di più.

Hannah mi guardò. «Devo prepararle la colazione.»

Annuii. «Certo.»

Sophie prese una sedia e si arrampicò sopra. Poi mi guardò. «Tu mangi con noi?»

Hannah si voltò di scatto verso di lei. «Sophie.»

La bambina la guardò innocentemente. «Che c'è?»

Io sorrisi. «No, purtroppo. Devo andare.»

«Peccato.»

La sua sincerità mi fece ridere. «Già.»

Mi avviai verso il soggiorno. Prima di andarmene guardai ancora una volta Hannah. Poi Sophie. Niente

di strano. Niente che potessi spiegare. Solo una bambina che avevo appena conosciuto.

Eppure, mentre facevamo colazione, mi ritrovai a pensare a lei. Non sapevo perché. Forse erano solo i suoi occhi. Azzurri. Molto azzurri. Scossi la testa. Non significava niente. Probabilmente era soltanto una coincidenza. Poi mi fermai. Sophie aveva detto di avere quattro anni?

Il pensiero durò appena un secondo. Troppo breve per essere una conclusione. Ma abbastanza da farmi sentire un brivido lungo la schiena. Guardai attraverso la porta della cucina sperando di vedere Hannah.

E per la prima volta mi posi una domanda che non avevo nessun diritto di farmi. Quando era nata Sophie?

Altre opere da leggere