Storia · capitolo 22

CAPITOLO 21

La mia unica ragione di Jessy VIbes

Daniel

Non sentivo più la musica. Non sentivo le persone parlare. Non sentivo nemmeno Emily accanto a me. Sentivo soltanto una cosa. Il mio cuore battere troppo forte. Troppo velocemente. Hannah. Era lei. Non avevo più dubbi. La farfalla aveva eliminato ogni possibilità di errore. Quella collanina l'avevo scelta per lei. L'avevo chiusa intorno al suo collo con le mie mani. E lei la portava ancora. Dopo quattro anni.

«Amore?»

Mi voltai verso Emily. La sua voce mi riportò alla realtà. «Sì?»

«Tutto bene?»

La guardai. Era la donna che avrei dovuto sposare. La donna che tutti consideravano perfetta per me. La donna che fino a pochi minuti prima ero convinto di conoscere abbastanza. «Sì.» La risposta uscì automaticamente.

Emily sorrise. «Sei strano.»

«Sono solo stanco.»

Mi prese il braccio. «Vieni. Vogliono farci una foto.»

Annuii. La seguii. Ma continuavo a guardare verso la cucina. Hannah era sparita.

La fotografia durò meno di un minuto ma, a me, sembrò un'ora. Sorridevo. Posavo. Stringevo Emily. Ma nella mia testa c'era soltanto una domanda. Dove è andata?

Appena finì, mi allontanai. «Torno subito.»

«Dove vai?»

«Prendo qualcosa da bere.»

Non aspettai risposta. Entrai nel corridoio che portava alla cucina. Niente. Una collega stava sistemando dei piatti. «La ragazza che era qui prima?»

Mi guardò. «Hannah?»

Il mio stomaco si chiuse. «Sì.»

«È andata nel retro.»

Annuii. Feci due passi. Poi mi fermai. Non potevo semplicemente seguirla. Emily era nella sala. I miei genitori erano lì. Gli invitati. Tutti. E soprattutto... Hannah non mi aveva chiesto di seguirla. Forse non voleva vedermi. Forse mi odiava. Forse aveva costruito una vita senza di me. E io non avevo il diritto di irromperci.

Tornai alla festa. Emily mi raggiunse. «Eccoti.» Mi sorrise. «Pensavo fossi sparito.»

«Scusa.»

Mi prese la mano. «Sei nervoso?»

La guardai. Per la prima volta quella sera mi sentii colpevole. Non perché avessi fatto qualcosa. Perché avevo appena capito che il mio passato era tornato. E non sapevo cosa significasse per il mio futuro. «Un po'.»

Emily sorrise. «Anch'io.» Mi baciò sulla guancia. «Domani iniziamo a parlare seriamente del matrimonio.»

Matrimonio. La parola mi arrivò addosso come un colpo. Quattro anni prima avevo perso Hannah. Adesso stavo per sposare Emily. E improvvisamente mi chiesi se avessi davvero scelto io quella vita. O se l'avessi semplicemente lasciata accadere.

Più tardi uscii sul terrazzo. Avevo bisogno di aria. Guardai la strada. Le luci delle auto. La notte. Il freddo. Poi sentii la porta aprirsi. Mi voltai. Era Hannah.

Si fermò a pochi metri da me. Indossava ancora l'uniforme. La farfalla era nascosta sotto il colletto. Per qualche secondo restammo in silenzio.

«Sei venuta qui per evitare tutti?»

«Sì.»

«Anch'io.»

Abbassò lo sguardo. «Non dovresti essere qui con me.»

«Lo so.»

«La tua fidanzata ti starà cercando.»

«Probabilmente.»

Silenzio. La guardai. «Sei cambiata.»

Lei sorrise amaramente. «Lo hai già detto.»

«Non volevo dire questo.»

«E cosa volevi dire?»

«Che sembri...» Mi fermai. Non trovavo le parole. «Forte.»

Hannah rimase immobile. «La vita mi ha costretta.»

Quella frase mi fece male. «Dove sei stata?»

Lei guardò la città. «Lontano.»

«Da me?»

Un sorriso triste. «Soprattutto da te.»

Abbassai gli occhi. «Ti ho cercata dappertutto. Perché sei sparita?»

Hannah mi guardò. Nei suoi occhi c'era qualcosa che non riuscivo a leggere. «Perché dovevo farlo.»

«Non capisco.»

«Non devi.»

«Hannah...»

Fece un passo indietro. «Daniel, torna dentro.»

«Aspetta.»

«Non è il momento.»

«Per me sì.»

Mi guardò. «Tu stai per sposare Emily.» Non ebbi una risposta. «Quindi torna dentro.»

«Hannah...»

«Buona notte Daniel.» Si voltò.

La guardai allontanarsi. Avrei voluto fermarla. Chiederle tutto. Pretendere spiegazioni. Ma non lo feci. Rimasi lì. Solo. Con una domanda che iniziava a crescere dentro di me.

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