Storia · capitolo 13

CAPITOLO 12

La mia unica ragione di Jessy VIbes

Il mio mondo cominciò lentamente a cambiare. Non perché Daniel mi avesse trasformata. Ma perché stare con lui mi aveva fatto scoprire una cosa che non conoscevo. La fiducia.

Per la prima volta non entravo in un negozio pensando che tutti stessero guardando il mio corpo. Non evitavo più completamente gli specchi. Non mi vergognavo ogni volta che qualcuno mi guardava. Certo, alcune cose erano rimaste. Le battute. Gli sguardi. I commenti. Ma avevano iniziato a pesare meno. Forse perché quando uscivo dal college sapevo che qualcuno mi aspettava.

Quel pomeriggio ero in biblioteca. Stavo studiando da quasi due ore quando ricevetti un messaggio.

Daniel: Vieni fuori.

Guardai l'orologio. Io: Perché?

Daniel: Perché mi manchi.

Sorrisi. Io: Ci siamo visti questa mattina.

Daniel: È troppo tempo.

Scossi la testa. Chiusi i libri. Quando uscii, lo trovai appoggiato a un albero con le mani in tasca.

«Sei pazzo.»

«Probabile.»

«Ho parecchio da studiare.»

«Lo so.»

«Allora perché mi hai chiamata?»

«Perché avevo bisogno di vederti.»

Non potevo arrabbiarmi con lui. Non con quella voce. Camminammo fino al piccolo parco dietro il campus. Daniel si sedette sull'erba. Io gli rimasi accanto. «Posso chiederti una cosa?»

«Certo.»

«Perché non vuoi che gli altri sappiano di noi?»

Stavolta non rispose immediatamente. Guardò davanti a sé. «Perché non voglio che rovinino tutto.»

«Non lo capisco.»

«Non voglio che commentino.»

«Ma lo fanno già.»

«Lo so.»

«E allora?»

Daniel si voltò verso di me. «Perché quello che abbiamo voglio che resti mio.»

Mi si fermò il respiro. «Tuo?»

«Nostro, volevo dire...» Sorrise. «…Nostro.»

Non dissi nulla. Mi appoggiai alla sua spalla. E per qualche minuto restammo così.

Quella sera, mentre tornavo al dormitorio, incontrai Claire. Era con due amiche. Mi vide. «Guarda chi c'è.» Continuai a camminare. «La fidanzatina segreta di Daniel.»

Mi fermai. Le guardai. «Non sono la sua fidanzata.»

Claire sorrise. «Almeno questo lo sai.» Ripresi a camminare. «Sai qual è la cosa divertente?» disse alle mie spalle. «Gli uomini come Daniel cambiano idea molto velocemente.»

Mi voltai. «Non tutti sono come pensi tu.»

Lei rise. «Vedremo.»

Continuai per la mia strada. Ma le sue parole mi rimasero dentro. Feci in tempo a rientrare nella mia stanza che il telefono cominciò a squillare. Daniel. Parlammo per quasi un'ora, del più e del meno. Della giornata, dei suoi allenamenti. Prima di salutarci mi disse: «Vorrei poterti dire una cosa.»

«Cosa?»

Silenzio. «Niente.»

«Adesso devi dirmela.»

Rise piano. «Buonanotte, Hannah.»

«Daniel.»

«Buonanotte.»

Riattaccò. Guardai il telefono. Avevo la sensazione che ci fosse qualcosa che non mi aveva detto. Qualcosa che teneva nascosto. E quella sensazione mi accompagnò per giorni.

Poi arrivò il mio compleanno. Daniel fu il primo a farmi gli auguri. Non aspettò nemmeno che arrivasse il giorno dopo. A mezzanotte e un minuto, il mio telefono vibrò sul comodino. “Buon compleanno, Hannah.”

Sorrisi ancora prima di rispondere. E quando, qualche ora più tardi, mi disse di prepararmi perché aveva organizzato qualcosa per me, non feci domande.

Mi portò fuori città, in un piccolo locale che non avevo mai visto prima. Era lontano dal campus, abbastanza da non incontrare nessuno che conoscessimo. Daniel aveva prenotato un tavolo in un angolo tranquillo, vicino a una grande finestra. «Buon compleanno!»

Sorrisi. «Mi hai portata fin qui solo per dirmelo di nuovo?»

«No.»

Indicò il tavolo. «Ho qualcosa per te.»

Accanto al mio piatto c'era un piccolo pacchetto avvolto in una carta semplice. Lo guardai, poi guardai lui. «Che cos'è?»

«Aprilo.»

Presi il pacchetto con entrambe le mani e sciolsi lentamente il nastro. Quando vidi cosa c'era dentro, rimasi immobile. Era una fotografia. Io e Daniel al lago. Non ricordavo nemmeno che qualcuno ci avesse fotografati. Eppure eravamo lì. Io appoggiata alla sua spalla, con gli occhi rivolti verso l'acqua. Daniel accanto a me, ma con lo sguardo rivolto verso di me. Sembrava una fotografia rubata a un momento che apparteneva soltanto a noi. La girai. Sul retro c'era una frase scritta a mano.

“La persona che sei, quando non hai paura di essere te stessa, è la mia preferita.”

Sentii gli occhi riempirsi di lacrime. Alzai lo sguardo verso di lui. «È bellissima.»

Daniel abbassò gli occhi per un istante, quasi imbarazzato. «Non piangere.»

Mi asciugai velocemente una guancia. «Non sto piangendo.»

Sollevò un sopracciglio. «Hannah, stai chiaramente piangendo.»

Risi. Una risata spezzata dalle lacrime. «È colpa tua.»

«Lo so.»

Si sedette di fronte a me. Per qualche secondo nessuno dei due disse niente. Io continuavo a guardare quella fotografia. Non era un regalo costoso. Non era qualcosa che avrei potuto mostrare alle mie compagne di corso vantandomene. Era qualcosa di molto più importante. Era un pezzo di noi. Qualcosa che Daniel aveva conservato. Qualcosa che aveva scelto di regalarmi. Qualcosa che, in quel momento, mi fece credere che forse per lui ero davvero importante.

Dopo cena, Daniel si alzò. Pensai volesse accompagnarmi fuori. Invece mi raggiunse dall'altra parte del tavolo e mi tese la mano. «Vieni.»

«Dove?»

«Fidati di me.»

Presi la sua mano. Le sue dita si intrecciarono alle mie. Poi si fermò davanti a me. Mi guardò per qualche secondo, come se stesse cercando il coraggio per dire qualcosa. «Daniel?»

Inspirò lentamente. «Oggi ho la certezza che mi sono innamorato di te.»

Il mondo sembrò fermarsi. Quelle parole mi arrivarono addosso con una forza che non mi aspettavo. Era la prima volta che me lo diceva. Lo fissai senza riuscire a parlare. «Daniel...»

Lui accennò un sorriso. «Non devi rispondere.»

Scossi la testa. «No. Voglio farlo.»

Strinsi più forte la sua mano. «Anch'io ti amo Daniel.»

Il sorriso che comparve sul suo volto fu diverso dal solito. Più vero. Più vulnerabile. Mi avvicinai a lui e appoggiai la fronte contro il suo petto. Per qualche secondo rimasi semplicemente lì. Tra le sue braccia. E in quel momento smisi di pensare a tutto il resto. In quel momento c'era soltanto lui. E c'ero io.

Per la prima volta pensai davvero che forse avremmo potuto avere un futuro. Io e lui. Insieme. Forse non sarebbe stato semplice. Forse avremmo dovuto nasconderci ancora per un po'. Forse avremmo dovuto affrontare gli altri. Ma ero convinta che ne sarebbe valsa la pena. Perché Daniel mi aveva appena detto che mi amava. E io gli avevo creduto. Completamente. Senza riserve.

Senza immaginare che, mentre io costruivo nella mia testa un futuro per noi, Daniel ne stava vivendo un altro dentro di sé. Uno che non aveva ancora avuto il coraggio di raccontarmi. Perché c'era qualcosa che continuava a nascondermi. Qualcosa che avrebbe potuto distruggere tutto quello che quella sera avevamo appena costruito. La scommessa. E io non ne sapevo ancora nulla.

Non sapevo che quelle parole sarebbero diventate, molto presto, le parole che avrei ricordato più dolorosamente. Non sapevo che il tempo che ci restava insieme era già stato deciso da qualcun altro. E soprattutto non sapevo che, mentre io per la prima volta immaginavo un futuro con Daniel, il conto alla rovescia era già iniziato.

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