Storia · capitolo 12

CAPITOLO 11

La mia unica ragione di Jessy VIbes

Erano passate settimane, avevo smesso di chiedermi quando sarebbe successo. Quando Daniel avrebbe, finalmente, smesso di nascondermi. Quando avrebbe deciso che potevo stare accanto a lui anche davanti agli altri. Avevo semplicemente iniziato ad aspettare. Forse era questo che facevano le persone innamorate. Aspettavano. E trovavano mille scuse per giustificare quello che, visto da fuori, sarebbe sembrato evidente. Daniel continuava a cercarmi. Ogni giorno. La mattina mi lasciava un caffè sul banco. A volte mi aspettava fuori dall'aula.

Una sera comparve davanti al dormitorio con una confezione di biscotti perché gli avevo detto, giorni prima, che erano i miei preferiti. «Come fai a ricordarti queste cose?»

«Mi ricordo tutto di te.»

Lo guardai. «Tutto?»

«Quasi.»

«C'è qualcosa che non sai?»

«Sì.»

«Cosa?»

Si avvicinò. «Come fare a smettere di volerti vedere.»

Il mio cuore fece una cosa stupida. Ancora. Sembrava avere un talento particolare per comportarsi in modo completamente irrazionale quando c'era lui.

Una domenica pomeriggio mi portò alla casa sul lago. Il sole stava tramontando. Eravamo seduti sul pontile, con le gambe che sfioravano l'acqua. «Hai mai pensato a cosa farai dopo il college?» mi chiese.

«Spesso.»

«E cosa vuoi?»

Ci pensai. «Vorrei lavorare in un'azienda importante.»

«Ti ci vedo.»

«Davvero?»

«Sei intelligente.»

Sorrisi. Era strano sentirglielo dire. Da sempre avevo avuto l'impressione di dover dimostrare di essere intelligente il doppio degli altri perché qualcuno se ne accorgesse. Con Daniel sembrava diverso. «E tu?»

«Io giocherò.»

«Sempre?»

Rise. «Magari no. Ma voglio provarci finché posso.»

Lo guardai. «Sei molto bravo.»

«Lo dici perché sei di parte.»

«No.»

«Sì.»

«No.»

Mi prese la mano. «Allora dimostralo.»

«Come?»

«Vieni a vedermi.»

«Ci sono già venuta.»

«Ancora.»

«Va bene.»

Sorrise. «Promesso?»

«Promesso.»

Rimanemmo in silenzio. Poi Daniel mi sfiorò la guancia. «Hannah.»

«Sì?»

«Ti sei mai chiesta perché ti cerco così tanto?»

«Sì.»

«E?»

«Non lo so.»

«Io penso di saperlo.»

Mi guardò negli occhi. «Mi piaci.»

Sorrisi. «Questo lo sapevo.»

«No. Non hai capito.» Il suo pollice sfiorò la mia guancia. «Mi piaci davvero.»

Quelle due parole mi fecero dimenticare tutto. Mi avvicinai a lui. «Anche tu mi piaci davvero.»

Daniel sorrise. Poi mi baciò. E quella volta fu diverso. Più lento. Più intenso. Più vero. Quando ci staccammo rimase con la fronte contro la mia. «Non dire a nessuno che sono romantico.»

Risi. «Non preoccuparti. Non infangherò la tua reputazione!»

La casa al lago era diventato il nostro rifugio, qui eravamo semplicemente noi. Era il luogo dove ci facevamo delle promesse, esprimevamo i nostri desideri, dove facevamo l’amore. Dove ci amavamo, senza pregiudizi, senza sguardi indiscreti. E proprio qui pensai che forse, dietro quella reputazione, ci fosse un ragazzo molto diverso da quello che tutti conoscevano.

Il lunedì mattina entrai nel corridoio con un sorriso che non riuscivo a togliere. Avevo la farfalla al collo. La accarezzai distrattamente. Poi vidi Daniel. Era insieme ai compagni. Mi guardò. Il sorriso gli comparve per un istante. Poi Josh gli disse qualcosa. Daniel si voltò verso di lui. Uno dei ragazzi mi indicò. «Ancora con lei?»

Daniel rise. «Sembra proprio di sì.»

«La scommessa la vinci sicuro.»

«Lo spero.»

Quelle parole mi raggiunsero. Non abbastanza da farmi capire tutto. Ma abbastanza da farmi sentire qualcosa di strano. Daniel si voltò verso di me. Mi sorrise. Io ricambiai. Poi continuai a camminare.

E mi chiesi quanto ancora sarebbe durata quella parte della nostra storia. Perché ormai lo sentivo. Non ero più soltanto una ragazza con cui passava il tempo. Daniel si stava affezionando. E forse, senza che nessuno dei due se ne rendesse conto, quella scommessa stava diventando qualcosa che nessuno sapeva più come fermare.

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