Storia · capitolo 4

Capitolo 4

SOTTO UN CIELO DI STELLE di Sirio

Tommaso si ritrovò in terza media in un batter d’occhio. Era un adolescente e la fotografia del nonno era finita in fondo al diario di scuola, come un talismano dimenticato.

Verso la fine dell’anno scolastico, la scuola organizzò una visita in una mensa per i più bisognosi della città, dove i ragazzi avrebbero aiutato a servire i pasti. Quando Tommaso entrò nella grande sala avvertì l’odore pungente della minestra. Indossati cappello e guanti, si dispose accanto ai pentoloni mentre una fila ordinata di persone attendeva il proprio turno.

Il ragazzo stava servendo un’anziana signora, quando sentì chiamare a gran voce dal fondo della mensa: — Savino, Savino, vieni, c’è posto anche per te!

Cercò subito con lo sguardo la persona chiamata. Verso il fondo della sala, un uomo dalla barba bianca e folta si stava voltando di profilo. Tommaso scorse una linea del naso e un modo di piegare il collo che gli parvero incredibilmente familiari. Il cuore gli fece un balzo nel petto. Con le mani tremanti aprì lo zaino, sfilò il diario e prese la vecchia foto. Lo sguardo passava frenetico dalla carta all’uomo davanti a lui; colto da un improvviso capogiro, perse la presa sul piatto che stava servendo. La ceramica si infranse a terra in mille pezzi. Savino… poteva essere davvero lui?

Con le gambe instabili, Tommaso si fece strada tra la folla e si sedette davanti all’anziano. Si fissarono in silenzio. Il ragazzo, senza dire una parola, posò la fotografia sul tavolo, spingendola delicatamente verso di lui. L’anziano  abbassò lo sguardo sulle dita nodose che accarezzavano la sagoma del bambino sulla bicicletta. I suoi occhi si riempirono improvvisamente di lacrime. Allungò una mano tremante verso la guancia di Tommaso, sfiorandola con dolcezza infinita.

Facendo parlare solo il cuore, il ragazzo disse sottovoce: — Sei tu… vero? Nonno Savino?

L’uomo lo guardò fisso, con il mento che tremava: — E tu… tu devi essere il figlio di Gianni. Hai i suoi stessi occhi, ragazzo mio.

— Sono Tommaso, nonno — sussurrò il ragazzo, mentre lo sguardo si bagnava di lacrime. — Ho sempre sperato che esistessi davvero.

— Non avrei mai creduto di conoscere mio nipote qui, in un posto come questo — rispose l’anziano con un filo di voce. — Il destino ha voluto farci un regalo. Posso… posso abbracciarti?

Le grandi braccia di Savino avvolsero Tommaso con un calore mai provato. Il viso del ragazzo affondò in quel maglione infeltrito, respirandone l’odore di tabacco. Il mondo intorno scomparve. Quell’abbraccio colmava ogni sedia vuota della sua infanzia. Non importava come fosse possibile, né perché non si trovasse in Africa: in quel momento ogni domanda si spense davanti alla realtà di quel calore. La mamma non aveva mentito del tutto. Nonno Savino era davvero uno spirito libero che aveva scelto di non avere catene. Solo che la sua savana non era l’Africa, ma la strada. E ogni notte continuava a dormire così: libero, sotto un cielo di stelle.

Tommaso promise al nonno di tornare l’indomani, subito dopo la scuola. Finalmente la parola “nonno” aveva un volto reale. Ora c’era un legame da costruire.

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