Storia · capitolo 19

Giugno 2005

RIFLESSI D'UMANA FRALEZZA di Alessandro Carrozzo

Andrea aveva insistito tanto per quella battuta di pesca in apnea. Lo aveva tirato giù dal letto alle 5 di mattina e proprio non poteva sapere che Gianni aveva passato l’ennesima notte insonne tormentato dai suoi incubi.

Arrivarono sulla spiaggia intorno alle 6. Il tempo di una sigaretta e in un batter d’occhio si ritrovarono a nuotare uno accanto all’altro imbracciando i due fucili da pesca che Andrea si era premurato di infilare nel suo borsone la sera precedente. Erano entrambi ottimi nuotatori ed esperti apneisti, quindi avrebbero potuto avere un’oretta di puro svago e magari anche un bel pesce da cucinare insieme sul barbecue.

Nuotare ti isola dal mondo e Gianni iniziò a vagare ancora una volta con i suoi pensieri. Finì a rivangare quel giorno in cui attraversò quell’incrocio a tutta velocità e tutto si fece lucido nella sua mente. Quel giorno non voleva mettere fine all’eterna sfida con il suo migliore amico ma alla congenita invidia per quel suo fratello così a modo e ben voluto da tutti.

E la causa di tutto questo era davanti ai suoi occhi, ripensò alla prima sigaretta, al primo spinello, al primo tiro di cocaina, alla prima rissa allo stadio e alle decine di follie da Codice penale.

Vide Andrea immergersi e fargli segno di aver visto un polpo in tana. Lui lo seguì e lo osservò intento a guardare in quel buco. Il tempo iniziò a dilatarsi mentre il campo visivo si faceva sempre più sottile intorno alla testa del suo amico. Nessun tremore, nessuna esitazione. Chiuse gli occhi e tirò il grilletto.

Quando aprì gli occhi vide che davanti a lui non c’era più il suo amico ma solo la sua maschera spezzata in due dalla fiocina che aveva scagliato. Il suo amico era sopra di lui, riemerso a cercare di intrappolare tutta l’aria possibile nei polmoni e a cercare di capire se davvero quel rigolo di sangue che gli colava dal naso era, come sembrava, solo un piccolo graffio.

Riemerse anche lui. Questa volta Andrea non rideva. Nuotarono fino a riva. Andrea prese le sue cose, risalì in macchina e si allontanò lasciando Gianni seduto sugli scogli a scrutare l’orizzonte in silenzio.

Fissava quella linea sottile che separava in maniera quasi impercettibile il mare dal cielo. Rimase a lungo a riflettere se in fondo anche nella vita fosse davvero così labile il confine tra l'affondare e il volare. Quello sarebbe rimasto il loro ultimo incontro per diversi anni a venire. 

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