Giugno 2005
Cosa diavolo ci faccio seduto in mezzo alla corsia di sorpasso di un'autostrada. Forse dovrei alzarmi. Ma poi i miei pensieri vengono distratti, distratti da un punto bianco all’orizzonte. Sarà passato forse solo un secondo ma ora distinguo di cosa si tratta. È un maledetto TIR che si sta avvicinando a folle velocità.
È ancora lontano e la mia testa inizia a intimare al mio corpo di alzarsi, di rotolare via. Quel primo segnale non viene colto dal mio corpo e ora il pericolo è quantomai reale, quel bestione si avvicina sempre più. E più sale la paura e più il mio corpo diventa pesante, un enorme scultura di pietra piazzata in mezzo all’autostrada. La mia mente grida follemente ma per le mie orecchie quelle grida non sono altro che uno strano fischio lontano e incomprensibile.
Ora lo so, non c’è più niente da fare, ormai anche se il mio corpo si svegliasse da quel torpore non riuscirei più a evitarlo. Ecco, distinguo la targa, bianca, numeri neri, Roma 38, non ci credo, sto leggendo la targa e questa sarà l’ultima cosa che rimarrà impressa nella mia mente.
Sento ancora quel fischio ma ora sono seduto sul mio letto, sguardo perso nel buio. Quel maledetto fischio andrà via presto e io potrò tornare a fare un altro assurdo sogno.
Gianni ha sempre creduto che per comprendere appieno una sensazione ci fosse solo una strada, quella di provarla sulla propria pelle. E fino a quella notte, fino a quel maledetto incubo, se Gianni avesse dovuto descrivere a qualcuno cosa si prova a sentirsi paralizzato dalla paura non sarebbe mai riuscito a trasmettere cosa veramente si scatena nella propria testa e nel proprio corpo.
Da quella notte quella sensazione non lo abbandonerà mai più.
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