20 GRADI SOTTO ZERO
Era già da qualche settimana che lavorava part-time per la catena di prodotti surgelati. Per il turno doveva indossare una tuta termica, entrare nella cella frigorifera e comporre i carrelli di prodotti in tempo per l’arrivo serale dei furgoni che effettuavano le consegne a domicilio il giorno successivo. Dentro al magazzino coibentato a 20 gradi sotto zero c’erano scaffali con la merce organizzata per categoria: verdure, panificati, primi, secondi, dolci e gelati. Ogni carrello aveva una scheda con l’elenco dei prodotti, ogni prodotto un codice identificativo.
Aveva memorizzato in fretta la posizione della merce sugli scaffali, durante il turno calcolava mentalmente l’articolo più gettonato del giorno mentre afferrava i colli indicati nella scheda.
Svolgeva la mansione con un ragazzo tarchiato dall’aria un po’ suonata e con un nordafricano sui cinquanta. Condivideva con loro la merenda di metà turno, scelta tra le scatole di gelati o stuzzichini aperte di nascosto e lasciate nei punti meno visibili degli scaffali. L’unico momento in cui scambiare qualche chiacchiera con i compagni di lavoro.
Aveva smesso da un po’ di chiedersi perché aveva accettato un impiego del genere. Eppure, in quel momento, con il lavoro di assistente universitario non retribuito e quel contratto di consulenza da confermare, gli era sembrato un lavoro perfetto per arrotondare. Aveva perfino iniziato a sperare di essere confermato al termine del periodo di prova.
Il responsabile del personale lo aveva convocato pochi minuti prima della fine del turno. Il contratto sarebbe scaduto quella sera e non ci sarebbe stato il rinnovo. Nessuna spiegazione particolare, solo un sorriso imbarazzato e una stretta di mano. Aveva aggiunto che, se si fosse liberato un posto, lo avrebbero richiamato. Prima di andare via doveva solo completare l'ultimo carrello. Aveva dovuto indossare nuovamente la tuta termica e tornare nella cella.
Avrebbe dovuto essere dispiaciuto per quel rifiuto, invece in fondo ne era sollevato, pensava riprendendo la scheda per cominciare il giro degli scaffali. Tra poco tempo il Professore gli avrebbe finalmente fatto ottenere quel assegno di ricerca promesso e il Titolare della società di consulenza lo avrebbe sicuramente chiamato per iniziare la serie di trasferte ben retribuite che gli aveva prospettato. Non c’era motivo di pensare che presto non avrebbe potuto finalmente mantenersi economicamente senza bisogno di un lavoro di ripiego del genere che, di certo, non si confaceva al suo titolo di studio.
Era il suo ultimo giro in quell’ambiente alieno dove vedeva costantemente il suo respiro e gli facevano male le dita delle mani mentre impugnava le confezioni gelate. Dietro il settore delle patate assortite, il ripiano più fornito di tutta la cella, c'era una scatola che non aveva mai visto. Non riportava il logo della catena né alcun codice a barre. Era avvolta in un telo di plastica e fissata con del nastro adesivo. Aveva guardato istintivamente verso l'ingresso della cella prima di aprire un lembo del contenitore. Dentro c'erano altri involucri, tutti uguali, sigillati con cura, non serviva essere esperti per capire che quella roba non aveva nulla a che fare con i surgelati.
Aveva richiuso subito tutto, ma il ragazzo tarchiato era nel frattempo entrato nella cella. Lo guardava con uno sguardo gelido.
- Che hai trovato?
Poi era comparso sulla soglia anche l'altro, il nordafricano. Avevano chiuso lentamente la porta alle proprie spalle.
- Non ho visto niente - aveva risposto subito.
Il ragazzo tarchiato aveva fatto un passo avanti. Lui era arretrato.
- Domani non lavoro più qui.
- Appunto. - Aveva ribattuto il nordafricano.
La porta si era aperta di nuovo. Il responsabile del magazzino si era aggiunto. Lo aveva guardato senza dire nulla, poi aveva guardato la scatola. Prima che potesse rendersi conto erano già tutti sulla soglia della cella e si chiudevano la porta alle spalle.
- Aspettate. Non dirò niente! - Aveva provato a urlare provocando solo un suono ovattato all’esterno dell’ambiente coibentato che nessuno avrebbe aperto fino al mattino dopo.
Il freddo aveva già cominciato a farsi sentire attraverso la tuta.
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