Storia · Romanzo

Rewind This Summer

di Jennie Moon

Julia preme play su un vecchio Walkman, si addormenta nell'estate del 2026 e si sveglia in quella del 2000. Stesso mare, stessa casa della nonna, ma ventisei anni indietro. In un'estate che non le appartiene, dove si sente fuori posto a ogni battuta e a ogni gesto, l'unico che sembra vederla davvero è lui: Valerio, che gioca a D&D nel retro di una fumetteria

Julia preme play su un vecchio Walkman, si addormenta nell'estate del 2026 e si sveglia in quella del 2000. Stesso mare, stessa casa della nonna, ma ventisei anni indietro. In un'estate che non le appartiene, dove si sente fuori posto a ogni battuta e a ogni gesto, l'unico che sembra vederla davvero è lui: Valerio, che gioca a D&D nel retro di una fumetteria, che nasconde qualcosa dietro ogni battuta, che si ferma sempre un passo troppo vicino. È che è l'unico ad accorgersi che quella maglietta di Taylor Swift, nel 2000, non dovrebbe proprio esistere. Più i giorni passano, più diventa difficile ricordarsi una cosa fondamentale: che lei, prima o poi, dovrà tornare.

Capitoli disponibili

  1. prologo: una vita sola
  2. 1. L'estate dei cliché

prologo: una vita sola

Non gli ho mai dato un nome, a quella cosa tra noi. Non c'era tempo, e non era quello il patto. Ma so ancora com'era il paese nei caldi pomeriggi d'estate, quando le strade erano vuote e io sgaiattolavo nella saracinesca tirata su di venti centimetri per farmi passare. Con quei capelli sempre spettinati aveva l'aria di uno che non prende niente sul serio. Ma invece aveva preso sul serio me. Un'estate intera ma nessuno, al mondo, ricordò lui e me insieme. · · ─ ·✶· ─ · · Marina di Pocillino, 20 agosto 2000 L'assenza, quando è nuova, ha ancora la forma precisa di chi se n'è andato. Poi anche quella si consuma, e resta soltanto il vuoto. Ma questo ancora non lo sapevo, non quella notte. Sapevo però che l'amore, in tutte le sue forme, finisce sempre per ferirti.  La pioggerellina di prima si era trasformata in un temporale estivo che nessuno aveva previsto. I fuoc

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1. L'estate dei cliché

Il nastro numero tre girava da quindici minuti e continuava a sputare sempre le stesse tre valigie, in quest'ordine: un trolley rosso pieno di stickers, una a fiori e una verde militare con una ruota rotta che mi passava davanti a intervalli regolari. La mia, ovviamente, non si vedeva. « Come on », mormorai al nastro. In inglese, perché certe cose mi venivano solo in inglese, e perché pregare la fuoriuscita dei miei bagagli in due lingue non avrebbe di certo aumentato le probabilità. La signora accanto a me mi lanciò un'occhiata, poi tornò a fissare il buco da cui scivolavano le valigie. Aveva un ventaglio di plastica con su scritto Farmacia Marano e lo agitava con una violenza che avrebbe potuto far decollare un piccolo aereo. Faceva caldo. Ero abituata al caldo australiano, ma qui lo sentivo più denso, tutto mi si appiccicava addosso e avevo l'impressione che l'aria c

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