prologo: una vita sola
Non gli ho mai dato un nome, a quella cosa tra noi. Non c'era tempo, e non era quello il patto. Ma so ancora com'era il paese nei caldi pomeriggi d'estate, quando le strade erano vuote e io sgaiattolavo nella saracinesca tirata su di venti centimetri per farmi passare. Con quei capelli sempre spettinati aveva l'aria di uno che non prende niente sul serio. Ma invece aveva preso sul serio me.
Un'estate intera ma nessuno, al mondo, ricordò lui e me insieme.
· · ─ ·✶· ─ · ·
Marina di Pocillino, 20 agosto 2000
L'assenza, quando è nuova, ha ancora la forma precisa di chi se n'è andato. Poi anche quella si consuma, e resta soltanto il vuoto. Ma questo ancora non lo sapevo, non quella notte.
Sapevo però che l'amore, in tutte le sue forme, finisce sempre per ferirti.
La pioggerellina di prima si era trasformata in un temporale estivo che nessuno aveva previsto. I fuochi avevano fatto in tempo a finire, quello sì: l'eco dell'ultimo botto era ancora nell'aria quando era arrivata l'acqua, e in dieci minuti la Festa delle Lampare si era sciolta in un fuggi fuggi di sedie accatastate, di gente che correva riparandosi la testa con le tovaglie, di commercianti che smontavano le bancarelle santiando sottovoce.
Io me ne stavo alla finestra della cucina, al buio, a guardare le luminarie che si riflettevano sulle strade bagnate, le loro luci tremolanti nelle pozzanghere.
"Giulia" di Gianni Togni suonava in lontananza da qualche radio rimasta accesa. Pensai che ci fosse qualcosa di dolorosamente romantico e malinconico insieme in tutto ciò. Canzoni romantiche, scritte da questi uomini che professano l'amore eterno, che si struggono per la loro donna, che promettono con parole che restano solo lì, chiuse dentro le canzoni, perché non esiste al mondo un uomo fatto come gli uomini delle canzoni. Tutti, prima o poi, ti abbandonano. Io questo lo sapevo da molto prima di quella sera. Lo sapevo da una vita.
Agata aveva riso, quando quella canzone era uscita, tanti anni prima. Talìa, aveva detto la mia comare, c'è qualcuno che da qualche parte si strugge per te cu 'sta canzone. Lei riusciva a ridere di tutto.
Invece, a discapito di quello che la mia amica di una vita mi aveva detto, adesso quella che si tormentava ero io, ferma alla finestra con una lettera in mano e un saluto che non avrei mai potuto darle, perché mia figlia se n'era già andata, forse già arrivata all'aeroporto, mentre io me ne stavo inerme nella mia casa mentre fuori i festeggiamenti finivano e la pioggia arrivava incessamente.
Prima di mettermi lì ero rimasta non so quanto sulla porta della camera delle ragazze. Il letto di Maria era rifatto, liscio come un altare. Quello di sua sorella disfatto con i residui della fretta, insieme al cassetto mezzo aperto e svuotato, una gruccia caduta per terra, un poster storto.
La casa era vuota. Turi non c'era più da anni ormai, e quella notte mi mancò come non mi succedeva da tempo. Forse non lui, ma l'idea di non essere sola a reggere ogni cosa. Maria era corsa fuori dietro la sorella, al buio, sotto l'acqua. Io ero rimasta, perché a me non restava nemmeno da correre.
La lettera l'avevo scritta al tavolo della cucina mentre la festa moriva là fuori. Non so quanto tempo ci ho messo. So che la penna correva come non aveva mai in vita mia, nonostante avessi solo fatto le elementari e non sapevo scrivere come quelli istruiti, e che su quel foglio c'erano cose che non avevo detto mai a nessuno. Cose di quando avevo la sua età e cose che, se avessi avuto il coraggio di dirgliele prima, magari a voce, forse quella notte non sarebbe esistita. Le parole giuste, come sempre, mi erano arrivate tardi.
Non l'avevo fermata né rincorsa. Anche volendo, come? La patente non l'avevo mai presa. Non mi serve, dicevo sempre, perché tutto, a Marina di Pocillino, era a portata di mano. Tutto tranne lei.
Piegai la lettera e la misi via, in mezzo alle mie cose di cucito, dove nessuno all'infuori di me metteva mai le mani. Solo per stanotte, mi dissi. Domani gliela faccio avere e, in un modo o nell'altro, queste parole la raggiungeranno.
Quel domani non è mai arrivato e la lettera era ancora lì.
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