capitolo 10: per sempre
Era passato un anno e due mesi. Finalmente ero iscritta alla stessa università di Josh, Eric e Max. Era sempre stato il mio sogno entrare alla University of Michigan, e adesso quel sogno era realtà. Avevo scelto il corso di Lingue, lo stesso di Max, perché da sempre avevo una passione per le culture straniere. Lui mi aveva dato i suoi libri del primo anno e spesso mi aiutava a studiare, con quella calma che lo contraddistingueva.
Jessie aveva invece scelto Arti e Design, e già stava lavorando a progetti creativi che le riempivano le giornate. Eric studiava Medicina ed era sempre più impegnato, ma la sua relazione con Jessie resisteva. Josh, invece, frequentava sempre Economia e Marketing, continuando a giocare a football: era migliorato molto, e la squadra contava su di lui.
Tra me e Josh, però, non era tutto semplice. Eravamo insieme, ma a volte sembrava che le nostre vite corressero parallele senza incontrarsi. Io avevo i miei nuovi amici a Lingue, lui i compagni di squadra e di corso. Tra loro c'era anche Nicole. Lei rideva sempre accanto a Josh, lo abbracciava con troppa naturalezza, e anche se era fidanzata non riuscivo a non provare quella fitta di gelosia ogni volta che li vedevo insieme.
Mi sentivo esclusa, distante. Non ero più la ragazza che aspettava ansiosa le partite per vederlo scendere in campo. Adesso ero una studentessa universitaria con i miei interessi e le mie amicizie. Eppure, a volte, quella distanza mi faceva male.
Una sera, mentre studiavo in biblioteca, ricevetti un suo messaggio:
«Amore, come stai?»
Sorrisi debolmente e risposi: «Bene, sto studiando».
Più tardi ci incontrammo. Lui sembrava stanco, distratto. I suoi occhi avevano un velo di preoccupazione.
«Ehi, tutto bene?» gli chiesi, sfiorandogli la mano.
«Solo stress. Tra football ed esami...» disse, evitando il mio sguardo. Ma dentro di me sapevo che non era solo quello.
«Josh, possiamo parlare?» mormorai. Lui annuì.
«Sento che ultimamente siamo stati un po' distanti, come se vivessimo due vite separate.»
Per un istante rimase in silenzio. Poi mi guardò, e nei suoi occhi lessi un'ombra di comprensione.
«Sì... anch'io lo sento. Ma non so come risolvere.»
«Possiamo provarci insieme» risposi, stringendogli la mano. «Possiamo trovare un equilibrio.»
Un sorriso appena accennato gli piegò le labbra. Ma subito dopo si alzò, con un gesto improvviso.
«Aspetta un attimo.»
Tornò con un'espressione misteriosa e mi porse due biglietti.
«Sorpresa.»
Li presi tra le mani, confusa. Poi lessi la scritta: Parigi.
«Oh mio Dio!» esclamai, il cuore che mi batteva all'impazzata. «Parigi? Quando?»
«La prossima settimana» disse con un sorriso che non vedevo da tempo. «Ho già organizzato tutto. Solo io e te.»
Sentii le lacrime pungermi gli occhi. «Grazie, amore!» lo abbracciai forte, quasi temendo che potesse svanire.
«Voglio che sia speciale» disse lui, stringendomi ancora più forte.
Parigi. La città dell'amore e della luce. C'ero stata da bambina, ma tornare lì con Josh significava qualcosa di diverso, di unico.
Una settimana dopo, passeggiavamo mano nella mano lungo la Senna. Le luci della città si riflettevano sull'acqua, e la Torre Eiffel brillava contro il cielo notturno. Josh mi guardava come se fossi l'unica persona al mondo.
«Sono felice di essere qui con te» sussurrò.
«Anch'io» risposi, con la voce tremante di emozione.
Visitammo il Louvre, Notre-Dame, Montmartre. Io restavo incantata di fronte ai capolavori di Monet e Van Gogh, e lui rideva guardando la mia meraviglia. Ci fermammo a pranzare in piccoli bistrot, assaporando piatti che sapevano di Francia e di sogni.
Eppure, nonostante la magia, a volte mi sorprendevo a pensare a Nicole. Alla facilità con cui stava accanto a Josh, al modo in cui ridevano insieme. Mi dicevo che non avevo nulla da temere, ma la gelosia era una crepa sottile che mi faceva paura.
Mentre guardavo le luci di Parigi riflettersi negli occhi di Josh, pensai che quel viaggio sarebbe rimasto per sempre nel mio cuore come uno dei momenti più belli della mia vita. Eppure, dentro di me, una voce sottile sussurrava che l'amore non basta da solo: bisogna proteggerlo, nutrirlo, o rischia di sgretolarsi.
Lo abbracciai più forte. «Sarà per sempre, vero?» chiesi piano.
Josh mi accarezzò i capelli e sorrise. «Per sempre.»
E io volli crederci. Con tutta me stessa.
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