Capitolo 2
Connor
Quando sono arrivato in ospedale, poco fa, non sapevo dove fosse Lukas, cosa gli stavano facendo, né se se la fosse cavata. Non mi hanno detto nulla, solo che era in sala operatoria per un'emorragia interna e che avrebbe potuto non farcela. Non so cosa pensare, mi fa male la testa, ho le gambe che mi tremano e la vista annebbiata. Non voglio assolutamente credere a questo, non è la realtà, è soltanto un brutto incubo da cui mi sveglierò a minuti. Non posso credere che Lukas, il mio Lukas, abbia avuto un grave incidente d’auto e che possa persino morire. Non riesco nemmeno a immaginare per un secondo la mia vita senza. Stiamo insieme da quattro anni, da quando eravamo due ragazzini all'ultimo anno di liceo, e non ho la minima idea di chi io sia senza di lui.
Fino a due ore fa era con me, a casa, che mi stava baciando e consolando per non essere entrato all’università dei miei sogni. Doveva soltanto andare a ritirare la torta del mio compleanno da Pakson’s, una delle migliori pasticcerie dell’Illinois a circa un’ora da Plainfield. La mia torta preferita, la red velvet, quella che ordino sempre ogni anno, e che Lukas sa che senza di essa non potrei festeggiare a dovere.
Non dovevo mandarlo con quel temporale a prenderla. Pensare che lui adesso lotta tra la vita e la morte solo perché io gli ho chiesto di andare a ritirarla mi fa rivoltare lo stomaco. Tutto questo è soltanto per colpa mia. So che forse non ha senso. So che non potevo prevederlo. Ma il mio cervello continua a ripetermi la stessa cosa: se non gli avessi chiesto quella torta, lui sarebbe ancora a casa con me.
Continuo a guardare la porta, nella speranza che qualcuno esca per dirmi qualcosa. Qualsiasi cosa. Ma niente. Sono qui ormai da due ore e nessuno mi dice nulla. Questa attesa sta diventando davvero insopportabile. Non faccio altro che immaginare mille scenari diversi, e in nessuno di quelli riesco a vedere Lukas.
Non c'è nessuno seduto accanto a me. Nessuno che mi chieda se ho saputo qualcosa o che provi a rassicurarmi.
“Lukas starà bene, lo salveranno”.
È questo che vorrei sentirmi dire in questo momento. Mi basterebbero queste poche parole. Ma Lukas non ha più i suoi genitori e i nostri amici ancora non sanno nulla. Se qualcuno deve aspettare fuori da quella sala operatoria, quel qualcuno sono io.
Finalmente, dopo un’altra ora, la porta della sala operatoria si apre. Mi alzo così velocemente che quasi inciampo. Un medico esce e si guarda intorno, poi mi vede e si avvicina.
«È il compagno di Lukas?» Riesco solo ad annuire.
«L'intervento è andato bene. Ha superato la fase più critica».
Queste parole mi colpiscono così forte che per un momento non riesco nemmeno a reagire. Lukas è vivo cazzo. Vivo. «Tuttavia,» continua il medico con un'espressione grave, «ha subito un trauma cranico severo e l'arto inferiore destro presenta fratture multiple che richiederanno un lungo percorso ortopedico. Per ora lo teniamo sedato. Dobbiamo aspettare che si svegli, solo allora potremo valutare eventuali danni neurologici».
«Quando?» chiedo, e la voce mi trema. «Quando si sveglierà?»
Il medico mi guarda, poi scuote leggermente la testa. «Non possiamo saperlo. Nessuno può dirle con esattezza quando succederà. Dipende da come reagirà il suo corpo».
Mi permettono di vederlo per pochi minuti. Mi dicono di prepararmi perché potrebbe essere difficile. Infatti appena entro nella stanza il mio corpo rimane completamente paralizzato. Quello davanti a me non è Lukas. Cioè è lui, lo so, riconosco il suo viso, i suoi capelli, ma il resto…
È coperto da bende, collegato a diversi macchinari. Un tubo gli permette di respirare e riesco a sentire il rumore dei monitor ad un volume esagerato. Sento le gambe cedere. Mi porto una mano alla bocca non potendo credere a quello che vedo davanti a me. Inizio a piangere. Non riesco a controllarmi, il mio corpo trema e faccio persino fatica a respirare.
Mi avvicino lentamente al lettino e gli prendo la mano.
«Lukas...». Non si muove di un millimetro.
«Ti prego... non lasciarmi.»
Stringo la sua mano più forte, so che probabilmente può sentirmi. Lui DEVE sentirmi. «Resta qui con me»; «Devi svegliarti, okay? Devi farlo».
Continuo a parlargli anche se mi trema la voce, ma ho bisogno che mi ascolti. «Abbiamo... abbiamo ancora quella stupida torta da mangiare, lo sai? La red velvet. Doveva essere una serata perfetta...» Stringo con forza le dita attorno alle sue. «E poi me l'hai promesso. Hai detto che prenderemo quel cane, a prescindere dall'università. Non puoi rimangiarti la parola proprio adesso».
Dopo qualche minuto, un'infermiera entra nella stanza e mi informa che devo uscire. Lukas ha bisogno di riposare e i medici devono continuare a monitorarlo. Non voglio schiodarmi da questa sedia. Vorrei restare qui, seduto accanto a lui, anche solo per guardarlo respirare. Ma so che non posso fare altro. Gli lascio la mano lentamente. «Torno presto», gli sussurro.
Esco dalla stanza e mi dirigo in sala d'attesa.
Non so quanto tempo passerà prima che Lukas si svegli. Non so cosa succederà quando lo farà o se tornerà a essere esattamente quello che era prima. L’unica cosa che so di certo, è che io rimarrò qui per tutto il tempo necessario.
Lukas è vivo, continuo a ripetermi.
Vorrei entrare di nuovo nella stanza, stringergli la mano e dirgli che sono qui. Che non deve avere paura. Che deve solo essere forte e tornare da me.
Dopo qualche minuto prendo il telefono dalla tasca. Devo avvisare le persone che gli vogliono bene. La prima persona da chiamare è Gabriel. Gab è il suo migliore amico, quello che conosce Lukas forse quasi quanto me. Poi Tessa e il suo ragazzo, Kevin. Passiamo così tante serate insieme che ormai sono diventati parte della nostra vita. Non so come riuscirò a dire loro quello che è successo. Scrivo il nome di Gab sul telefono e rimango qualche secondo a fissarlo.
Perché finché non lo dico ad alta voce, una parte di me riesce ancora a fingere che sia tutto un incubo. Insomma, come si dice al migliore amico della persona che ami che Lukas è in ospedale e che non sai se, quando si sveglierà, sarà ancora lo stesso? E poi ci sono Tessa e Kevin. Questa sera dovevamo essere tutti insieme a casa nostra a festeggiare il mio compleanno. Dovevamo mangiare quella torta, ridere e passare una delle nostre solite serate. Invece dovrò chiedere loro di venire in ospedale ad aspettare notizie su Lukas.
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