Storia · capitolo 10

Capitolo 9. LE RADIO

La mia storia tragicomiconcologica di giovanna capretta

La radioterapia sembra una passeggiata. L’unico fastidio è il tragitto da compiere in andata e ritorno per e da Treviso ogni santo giorno… Io dovevo fare 30 sedute di radio, cioè sei settimane: tutti i giorni dal lunedì al venerdi. I rischi della radioterapia sono le ustioni e gli eritemi. Di fatto non è nulla di che: si perde più tempo ad andare, tornare e aspettare che non a fare la terapia. Questa dura pochi secondi, meno di un minuto… Io l’ho iniziata a febbraio 2015. Fino alla quindicesima seduta ero contenta: nessun sintomo, nessun fastidio! Ormai illusa di avere una “scorza d’acciaio” (io sono sempre molto fiduciosa circa le risposte del mio fisico…) mi presentavo blanda e disinvolta… ma dalla ventesima sono iniziai i problemi. Pruriti, scottature, pelle lucida. Per quanto mi mettessi tutte le creme che mi davano, non c’era nulla da fare. La terapia si faceva sentire. Comunque andata anche questa. Solo un paio di volte ho dovuto saltare la terapia per problemi tecnici. All’epoca le macchine erano un po’ attempate. Anzi, stavano iniziando a cambiarle e a comprarne di nuove. Ricordo che c’era la stanza dove facevo la terapia che mi incuteva un po’ di imbarazzo: il soffitto aveva delle vistose crepe e, siccome ero distesa a pancia in su, non potevo far altro che osservarle. La mia fobia del terremoto, ovviamente, mi faceva sperare che non arrivasse una scossetta mentre ero lì distesa e mezza nuda… Già mi vedevo gli intonaci che si staccavano e con lo sguardo cercavo di capire quale potesse essere l’angolo più sicuro dove rifugiarmi in caso di sisma… ma quel vecchio ospedale non mi incuteva nessuna sicurezza… non esisteva, a mio avviso, un angolo sicuro; mi restava solo sperare che non accadesse…ed è andata bene. Nessun evento tellurico in quel periodo ha turbato la mia tormentata esistenza!

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