Storia · capitolo 5

Fede

Portami via con te di Luca Nardi


Fede era da tempo il fidato dipendente di una pregevole ditta artigiana, creatività invidiabile, spassoso, un ottimista nato, disponibile in ogni momento, un vero figurino. Vicky aveva da sempre le mani in pasta tra i gelati e, da poco, aveva aperto una gelateria tutta sua, il sogno di una vita. Erano proprio felici insieme, Vicky e Fede. La casa nuova era stata la ciliegina sulla torta di una storia d’amore perfetta, una ciliegina tanto desiderata. Avevano scelto con pazienza un bellissimo e accogliente borgo di campagna, un vero Paese delle Meraviglie in cui coronare la loro storia d’amore. Tutto andava a gonfie vele e nessun vento avverso avrebbe mai potuto cambiare la loro rotta.

Ora che Federico non c’era più il nome altisonante che i suoi genitori le avevano donato – Victoria – non serviva a un bel niente. Tutta la forza che Vicky aveva sempre dimostrato di avere si era infranta in un’afosa alba di primavera, di fronte ai rottami del camion rosso di suo marito. “Ennesima vittima della strada”: era questo il titolo di decine di giornali che Vicky conservava meticolosamente dietro la porta della casa nuova, un sogno appena avverato che era andato in mille pezzi. Federico, così preciso, così prudente perfino mentre organizzava la sagra paesana, era un ragazzo d’oro che Vicky aveva amato dal primo istante in cui si erano conosciuti nella gelateria dove Vicky lavorava. Gli aveva fatto sudare sette camicie, le piaceva da morire essere corteggiata con garbo e dolcezza. E Fede era stato a dir poco perfetto. Per questo ora – di fronte ai rottami del suo camion – si sentiva vuota d’amore e colma d’odio, una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, autodistruggendosi, autodistruggendola.

«Macché vittima della strada!» protestava continuamente Vicky «La strada non uccide! Mio marito è stato ammazzato CON-SA-PE-VOL-MEN-TE da un uomo alla guida strafatto e, per giunta, senza patente!».

Nessuno la capiva. Tante belle parole, fatti zero. Avvocati, giudici, la Polizia Stradale, giornalisti, medici legali e periti erano arrivati alla stessa conclusione: suo marito Federico era la unica vittima innocente di un frontale causato da una palese invasione di corsia. Nonostante tutti le dessero ragione, quell’omicida non aveva ancora pagato, probabilmente non l’avrebbe fatto mai. Nessuno poteva immaginare. Nessuno avrebbe capito. Nessuno la capiva.


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