Storia · capitolo 3

Una bella gatta da pelare

Portami via con te di Luca Nardi


Federico, per tutti Fede, l’aveva presa così: pacchetto completo. La prima volta che si erano incontrati e lei si era presentata come Vicky, lui le aveva chiesto se fosse proprio quello il suo nome di battesimo. Lei aveva dovuto ammettere che, in effetti, era soltanto l’abbreviazione di Victoria. Quel nome di battesimo fuori dal comune, però, non le piaceva da bambina e continuava a non piacerle da adulta. Era pesante: la costringeva a dimostrare di essere sempre una vincente, sempre la migliore, un eterno simbolo di resistenza a qualsiasi prezzo. Era la legge scritta nel suo nome o, almeno, questo era ciò di cui si era fermamente convinta. Un giorno, allora, aveva scelto di farsi chiamare Vicky: decisamente meno impegnativo.

Ai suoi genitori questa scelta frettolosa non era andata per niente giù. Pazienza! A Fede, invece, il nomignolo “Vicky” piaceva un sacco. L’aveva colpito all’istante quella ragazza magrolina, apparentemente fragile ma piena di energia, Vicky era una sorpresa da scartare un po’ alla volta – perché l’attesa aumenta il desiderio e il desiderio è peccato, scherzava sempre Fede –, una bella peperina simpatica e ironica pronta a donare sorrisi genuini ovunque andasse (accanto alle persone giuste, ovviamente!). Era proprio così: sorprendente e capace di donare un’emotività inaspettata, scivolava via come una motocicletta sul ghiaccio, era furba come una volpe, semplice e incantevole, gentile e, sopra ogni cosa, senza peli sulla lingua. Insomma, una bella gatta da pelare!

Il corteggiamento era stato tortuoso come i passi di montagna che Vicky e Fede adoravano scalare insieme alla loro Kawasaki 1000 gialla, tornante dopo tornante; e poi giù, in picchiata, a tutto gas. Si erano lasciati andare senza fretta, poi i loro cuori innamorati avevano fatto il resto.

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