Storia · capitolo 9

Capitolo 6

Bloody Versailles: if you win you are the king di Hayley Bloom

IL SILENZIO DEI CARNEFICI

⏱Ore 00:35 del gioco // 05:25:00 all'alba

«Nessuna gabbia è più stretta di quella in cui sei rinchiuso con il tuo assassino.»

───

Il timer viola sopra i caminetti di marmo scorreva implacabile, proiettando una luce sinistra sui volti dei ragazzi. 08:42... 08:41...

Fuori dalle pareti di vetro rinforzato, l'inferno. Il liquido trasparente continuava a piovere dal soffitto, corrodendo il marmo secolare degli appartamenti reali. Pezzi di pavimento crollavano nel vuoto con boati sordi, sollevando nuvole di polvere e vapori acidi.

Ma dentro i cinque cilindri trasparenti, il vero pericolo non era l'acido. Era la persona che ti stava accanto.

Nel cilindro numero 2, lo spazio era così ridotto che Chloe poteva sentire il calore del respiro di Daniel sulla spalla.
Il ragazzo era immobile, con la schiena premuta contro il vetro, le mani sollevate come se volesse spingere via le pareti invisibili. I suoi occhi, sgranati dal terrore, si muovevano freneticamente tra il display viola e la console metallica che era appena spuntata dal pavimento, proprio al centro della loro pedana. La console aveva un unico, grande pulsante rosso coperto da una scatoletta di vetro protettiva. Sopra di essa, una scritta incisa recitava: LIBERA IL RE.
«Chloe...» sussurrò Daniel. La sua voce era un filo sottile, spezzato. «Dobbiamo... dobbiamo farlo? La voce ha detto che tre coppie devono eliminare il proprio compagno. Se nessuno lo fa, moriamo tutti».
Chloe non rispose. Rimase a braccia conserte, gli occhi scuri fissi sul pulsante rosso. La sua mente non era concentrata sul panico di Daniel, ma stava calcolando la situazione globale.
Cinque coppie. Ne servivano tre per aprire la porta.
Matt e Tom erano nel cilindro 3; due menti fredde, uno dei due avrebbe sicuramente ceduto all'istinto di sopravvivenza.
NMaya e Sam nel 5; Maya era egoista, avrebbe schiacciato quel bottone non appena Sam avesse mostrato un attimo di debolezza.
Restavano tre pedane. Quella di Chris e Sofia. Quella di Andrew ed Elena. E la sua.
Chloe lanciò un'occhiata rapida verso il cilindro numero 4. Andrew era lì dentro, bloccato con Elena che continuava a piangere istericamente. Per ora Andrew era al sicuro, ma Chloe sapeva che non avrebbe mai ucciso quella ragazza di sua iniziativa. Non era nella sua natura fingere quella spietatezza a sangue freddo, non ancora.

Quindi tocca a me, pensò Chloe, la sua espressione che rimaneva un blocco di ghiaccio immacolato. Devo assicurarmi che il conteggio arrivi a tre prima che quel timer tocchi lo zero. Andrew non rischierà la pelle per colpa degli altri.

«Chloe, ti prego, parlami!» la voce di Daniel si alzò di un tono, rasentando l'isteria. Fece un piccolo passo avanti, le scarpe che scricchiolarono sul metallo della pedana. «Troviamo un'alternativa. Chris! Chris, ci senti?!» Il ragazzo iniziò a colpire il vetro con i pugni, gridando verso il cilindro numero 1, distante solo pochi metri. «Chris, trova una soluzione! Tu ci salvi sempre! Dimmi che c'è un trucco!»
Ma nel cilindro numero 1, il leader del gruppo era un uomo distrutto.
Chris fissava Sofia. La ragazza con i capelli blu aveva le mani premute contro la console centrale, le dita che sfioravano la protezione di vetro del pulsante rosso. Il quarterback non aveva la sua solita postura fiera; le sue spalle erano curve, il petto si alzava e si abbassava in respiri corti.
«Non toccarlo, Sofia. Ti prego», disse, la voce profonda ridotta a un sussurro roco. «Ci deve essere un altro modo. La Reggia vuole solo che ci scanniamo tra di noi per il loro divertimento. Se restiamo uniti, se nessuno preme il bottone...»
«Se nessuno lo preme, l'acido scioglierà anche questo vetro, Chris!» lo interruppe lei.
Le lacrime le rigavano il volto, ma nei suoi occhi c'era una luce selvaggia, la stessa luce che Chloe aveva visto negli occhi di Leo prima che scattasse verso il trono. L'istinto animale di chi non vuole morire.
«Ho visto Lucas. Ho visto il sangue che arrivava fino ai miei piedi. Tu hai cercato di fare l'eroe e quasi ci rimanevi se Lucas non ti avesse spinto. Vuoi fare il martire anche adesso?»

«Io ti ho salvata, Sofia!» le ricordò Chris, facendo un passo avanti, le mani aperte in un gesto di supplica. «Nel Salone del Trono, se non fosse stato per me, non saresti su questa pedana. Ti ho dato la mia sedia!»
«E ti ringrazio! Ma non per questo mi farò uccidere da te!» Sofia sollevò il coperchio protettivo del pulsante. La sua mano tremava violentemente sopra la superficie rossa. «Chi mi assicura che tu non stia aspettando l'ultimo secondo per colpirmi alle spalle? Tutti vogliono vivere, Chris. Anche tu».
«Sofia, no...»


Nel cilindro numero 2, Chloe distolse lo sguardo dal dramma di Chris.
Era patetico.
L'altruismo in quella Reggia era come un'infezione che portava dritti alla tomba, e Chris si ostinava a voler infettare gli altri.
Si voltò verso Daniel. Il ragazzo si era stancato di urlare e ora la fissava, con la schiena di nuovo premuta contro il vetro, il respiro affannoso. «Chloe... ti prego. Tu sei sempre così calma. Dimmi che hai un piano».
Chloe fece un passo avanti. Il movimento fu così fluido e privo di esitazione che Daniel si irrigidì all'istante, stringendosi ancora di più contro la parete trasparente.
«Hai ragione, Daniel», disse Chloe. La sua voce era una melodia ipnotica, bassa, incredibilmente dolce in mezzo al frastuono dell'acido che scioglieva la stanza. «C'è un piano. E tu hai ragione: non possiamo fidarci degli altri. Guarda Chris. Guarda come si stanno urlando contro. Pensi davvero che lui o Sofia sacrificheranno se stessi per noi?»
Daniel scosse la testa, ipnotizzato dalle parole della ragazza. «No... no, Sofia sta per premere il bottone».
«Esatto», continuò Chloe, facendo un altro passo. Ora la distanza tra loro era minima. Poteva vedere le singole gocce di sudore sulla fronte del ragazzo. «E guarda Tom e Matt. Pensi che due come loro si faranno scrupoli? Il timer sta scorrendo, Daniel. Mancano meno di cinque minuti. Se aspettiamo che gli altri decidano per noi, moriremo tutti e due qui dentro. L'unico modo per essere sicuri di sopravvivere è fare la nostra parte».
«La... la nostra parte?» Daniel deglutì a fatica, lo sguardo che cadeva sulla mano di Chloe che ora si era posata con delicatezza sulla console centrale, proprio accanto al pulsante rosso.
«Sì. Dobbiamo attivare questa pedana», disse lei, regalandogli un piccolo, accennato sorriso che non le raggiungeva gli occhi.
«Ma non dobbiamo combattere. Non avrebbe senso. Uno di noi due deve uscire da qui per raccontarlo. Uno di noi due deve vivere».
«Chi?» chiese Daniel, la voce che tremava come una foglia al vento.
Chloe sollevò lentamente il coperchio di vetro del loro pulsante rosso. Il suo dito indice rimase sospeso a un millimetro dalla plastica lucida. Guardò Daniel dritto negli occhi, con una freddezza disumana che il ragazzo non aveva mai visto in nessun essere umano. Il riflesso viola del timer dipingeva il volto di Chloe come quello di uno spettro spietato.
«Io», sussurrò Chloe.
Prima che Daniel potesse realizzare il significato di quella parola, prima che il suo cervello potesse inviare il segnale ai muscoli per muoversi o difendersi, l'indice di Chloe affondò sul pulsante rosso con uno scatto netto.
Un sibilo idraulico, violentissimo, scosse la pedana numero 2.
Dalla base del cilindro di vetro, proprio sotto i piedi di Daniel, si aprì una botola circolare che nessuno dei due aveva notato. Non ci fu tempo per un urlo, non ci fu tempo per un addio. La forza di gravità e un getto d'aria compressa risucchiarono il corpo di Daniel verso il basso, catapultandolo nel vuoto della stanza inferiore, dove l'acido solforico aveva accumulato un lago corrosivo e fumante.
Un grido strozzato, interrotto quasi all'istante dal rumore di carne che si dissolveva, echeggiò attraverso i condotti d'aria della Reggia.
Sul display viola sopra il caminetto principale, una notifica lampeggiò per tre volte:


PEDANA 2: CONSORTE ELIMINATO. CONTEGGIO: 1 / 3.

Chloe richiuse con calma il coperchio protettivo della console, ripulendosi una piega invisibile dell'uniforme bianca. Il suo respiro non era nemmeno accelerato. Si voltò di spalle, ignorando la botola aperta sotto di sé che ora si stava richiudendo automaticamente, e fissò il cilindro numero 1.
Sofia aveva appena premuto il suo pulsante, e Chris stava per scoprire quanto costasse davvero il prezzo del comando.

Altre opere da leggere