Storia · capitolo 10

Capitolo 7

Bloody Versailles: if you win you are the king di Hayley Bloom

L'ULTIMO ACCORDO

⏱️ Ore 00:42 del gioco // 05:18:00 all'alba
«A Versailles non servono mostri per compiere un massacro. Bastano persone normali a cui restano solo tre minuti di vita.»

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PEDANA 1: CONSORTE ELIMINATO. CONTEGGIO 2/3

Il display viola sopra il caminetto principale proiettava cifre che parevano pulsare come ferite aperte: 03:12... 03:11...

Il fumo denso che saliva dal pavimento disciolto creava gorghi biancastri attorno ai cilindri superstiti. Delle dieci pedane iniziali, ne rimanevano poche intatte, sospese come piccoli altari sopra la vasca di sostanza corrosiva. Su una di quelle passerelle, Sofia piangeva in ginocchio, fissando il vuoto dove fino a un minuto prima si trovava Chris.
Il conteggio era bloccato. Mancava un'ultima vittima. Un unico pulsante da azionare per sollevare la grata d'acciaio che sbarrava la doppia porta di legno del Re Sole. Ma nessuno si muoveva. Nei tre cilindri rimasti, il silenzio era diventato un'arma affilata.

Nel cilindro numero 5, Sam era crollato sul pavimento metallico, le dita intrecciate dietro la nuca in un gesto di resa. «Maya, ti prego...» singhiozzava, le lenti degli occhiali appannate. «Ho una famiglia che mi aspetta. Ti prego, non farlo. Troviamo una soluzione, restiamo fermi...»
Maya teneva la mano sospesa sopra il pannello protettivo, le dita tremanti. Il suo volto era rigido per la tensione. Voleva premere: ogni istinto le urlava di salvarsi, ma guardare Sam rannicchiato a pochi centimetri da lei le bloccava i movimenti. L'istinto di conservazione diventava difficile da assecondare quando richiedeva una condanna diretta e visibile.

Nel cilindro numero 4, il giovane Andrew manteneva la sua postura immobile. Il ragazzo teneva le braccia lungo i fianchi, il respiro controllato, mentre Elena continuava a colpire il vetro alle sue spalle, sopraffatta dall'ansia. Andrew non guardava la console centrale; sapeva che Chloe lo stava osservando attraverso il riflesso della parete. Gli bastava attendere che la situazione si risolvesse altrove.

Nel cilindro numero 3, lo scontro non era fatto di suppliche, ma di un freddo calcolo.
Tom e Matt erano fermi, l'uno di fronte all'altro, separati dalla console metallica. Matt teneva gli occhi fissi sul timer viola, seguendo lo scorrere dei secondi con precisione.
«Mancano due minuti e quindici secondi, Tom,» disse Matt con tono piatto. «Se il timer tocca lo zero, il vetro cederà. La resistenza della struttura al composto chimico è pressoché nulla. Cadremo entrambi.»
«Lo so!» ringhiò Tom, le mani affondate nelle tasche dell'uniforme bianca e i muscoli delle braccia tesi. «Logica o no, io non mi faccio eliminare da te, Matt. Non sono Leo e non sono Chris. Se fai un solo movimento verso quel pulsante, ti fermo prima che tu possa toccarlo.»
Matt non si scompose, spostando leggermente il peso del corpo. «Un scontro fisico ridurrebbe il tempo a nostra disposizione. Aumenterebbe il consumo d'ossigeno e rischieremmo di alterare la pressione sulla piastra, accelerando il cedimento. È controproducente.»
«E allora cosa proponi? Di restare qui a fare la stessa fine degli altri?»
«No,» rispose Matt, alzando lo sguardo su Tom. «La struttura della prova è chiara. Tre coppie devono azionare il meccanismo. Chloe ha eliminato Daniel. Sofia ha eliminato Chris. Il conteggio è a due. Una delle tre pedane rimaste deve completare la sequenza. Nelle altre cabine la stabilità emotiva è compromessa. La probabilità che prendano una decisione razionale a breve è estremamente bassa.»
Tom strinse i denti, avvertendo l'aria all'interno del cilindro farsi più calda. «Quindi?»
«Quindi la scelta spetta a noi,» continuò Matt, allungando una mano verso la console con movimento misurato. «Propongo un accordo basato sulla parità di probabilità.»
«Che tipo di accordo?» Tom si protese in avanti, lo sguardo fisso sul compagno.
«Il pulsante ha un tempo di risposta di tre secondi,» spiegò Matt. «Se lo azioniamo contemporaneamente, il sistema registrerà una parità prima di avviare l'espulsione casuale. Abbiamo il cinquantanove per cento di possibilità ciascuno di proseguire. È preferibile all'azzeramento del timer.»
Tom fissò il pulsante rosso sotto la copertura trasparente. Il timer segnava 01:05. La sostanza fuori stava intaccando la base metallica della struttura, generando un ronzio stridente.
«Cinquanta e cinquanta,» sussurrò Tom. «Nessun inganno?»
«Nessun inganno. Solo calcolo.» Matt sollevò la protezione della console, scoprendo il pulsante. «Al tre. Posiziona il dito.»
Tom estrasse la mano dalla tasca. Le nocche erano serrate. Avvicinò il dito alla superficie plastica, affiancandolo a quello di Matt. I due si fissarono, pronti a condividere il rischio.
«Uno,» contò Matt.
«Due,» rispose Tom.
«Tre.»

La manovra, tuttavia, non fu necessaria.

La sequenza si interrompette altrove. Sam, sopraffatto dal terrore e spinto dall'istinto di sopravvivenza, smise improvvisamente di parlare. I suoi occhi si spalancarono in un riflesso di pura reazione. Prima che Maya potesse accorgersene, Sam si scagliò in avanti, allungando il braccio verso la console centrale e premendo il pulsante prima di lei.
Maya sgranò gli occhi, il fiato sospeso. «Sam, cosa stai—»
Tre secondi dopo, il sistema idraulico si attivò con un soffio violento. La botola sotto i piedi di Maya si aprì di scatto. La ragazza precipitò nel vuoto sottostante, sparendo nella vasca mentre un denso vapore bianco risaliva dall'impatto.
Il display sopra il caminetto emise un segnale acuto e le cifre volsero al verde brillante:

PEDANA 5: CONSORTE ELIMINATO CONTEGGIO: 3 / 3 — FASE COMPLETATA ACCESSO AI LIVELLI INFERIORI AUTORIZZATO

Con un sordo impatto, la grata d'acciaio in fondo alla stanza rientrò nel soffitto. Contemporaneamente, le pareti di vetro delle quattro pedane superstiti scivolarono verso l'alto, liberando i ragazzi. Attorno alle pedane rimaste, una serie di passerelle metalliche semoventi si incastravano tra loro, componendo un passaggio sicuro verso l'uscita.
L'erogazione del composto acido si arrestò. La stanza rimase avvolta in una foschia tiepida dal retrogusto chimico.

I sopravvissuti erano ormai sette.

Sam rimase in ginocchio sulla pedana 5, fissando la botola richiusa, con le mani ancora tremanti. Tom e Matt uscirono dal cilindro 3 osservandosi con distacco, consapevoli di essersi salvati per l'intervento tempestivo altrui. Sofia restava immobile sulla passerella, lo sguardo fisso nel vuoto.

Chloe si mosse per prima. Scese dalla pedana numero 2 con passo regolare, evitando le macchie sul metallo. Cercò subito con lo sguardo Andrew, che stava uscendo dal cilindro 4 insieme a Elena.
Il ragazzo era illeso. L'approccio attento di Chloe aveva ottenuto il risultato sperato: era bastato attendere che la pressione spingesse gli altri ad agire. Andrew sollevò la testa, incrociando lo sguardo di Chloe per un istante; nei suoi occhi si leggeva una lucida consapevolezza.

La voce grave risuonò un'ultima volta dall'alto, mentre una porta di ferro battuto si spalancava sul retro degli appartamenti, rivelando una rampa di scale in pietra che scendeva verso i sotterranei.
«Il ballo dei consorti è terminato. Sette sudditi hanno dimostrato che la diffidenza è una leva efficace per la sopravvivenza. Scendete ora nelle cucine della Reggia. È tempo di allestire la fase successiva. E ricordate: a corte, le insidie maggiori si celano dove meno ve lo aspettate.»

Chloe si avviò verso la porta di ferro senza voltarsi, avvertendo il peso del terzo atto nell'aria. Sapeva che nei sotterranei il gruppo ridotto avrebbe cercato nuovi equilibri, ma la sua attenzione rimase concentrata sulla strategia da mantenere.

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