Capitolo 3
SANGUE SULL'ORO
⏱️ Ore 00:20 del gioco // 05:40:00 all'alba
«A corte, il sangue dei sudditi serve solo a lucidare i pavimenti dei re.»
───
Dieci dardi scattarono dalle pareti con la violenza di frustate d'acciaio, investendo Leo in un istante.
Il gigante del gruppo crollò sui gradini di marmo bianco in un ammasso inerte. Il velluto rosso del trono rimase intonso, mentre sopra lo schienale il display a LED rossi continuava a scalare i secondi senza alcuna pietà: 03:42... 03:41...
Un coro di urla strazianti e sordinate riecheggiò nell'immenso salone.
SUDDITO 1: ELIMINATO
Maya cadde in ginocchio, nascondendo il volto tra le mani tremanti, sopraffatta dai conati di vomito sul pavimento a scacchi. Sam iniziò a iperventilare, premendo la schiena contro uno degli specchi come se sperasse di sprofondarvi all'interno per scomparire.
«È morto... cazzo, è morto davvero!» urlava Tom, indietreggiando fino a urtare Chris. «Questo non è un gioco! Ci ammazzeranno tutti!»
Chris era completamente sbiancato, lo sguardo fisso sulla sagoma immobile ai piedi della pedana. Il suo ruolo da leader si era sgretolato insieme al primo errore commesso dal gruppo.
In mezzo al delirio generale, solo Chloe rimase immobile.
Abbassò gli occhi sulle macchie rosse che avevano rovinato la punta delle sue scarpe bianche immacolate. Il cuore le batteva con colpi sordi contro le costole, ma la sua mente si rifiutò di cedere al panico. Se avesse ceduto all'isteria, avrebbe fatto la stessa fine di Leo.
Alzò lo sguardo verso le pareti. Dalle bocche spalancate delle statue il fumo grigiastro e denso continuava a fluire, silenzioso e costante. Restavano meno di quattro minuti prima che l'aria diventasse irrespirabile o che scattasse un secondo meccanismo di difesa.
«Il Re ha fallito l'ascesa,» la voce grave dell'altoparlante risuonò di nuovo, atona e beffarda. «Ma il ballo non si ferma. Ricordate, sudditi: a corte ognuno deve saper scegliere la propria sedia. Guardatevi attorno. La nobiltà non si conquista correndo: si conquista osservando.»
«Che cosa vuol dire? Quale sedia?» gridò Chris, guardandosi intorno disperato. «C'è solo quel maledetto trono!»
«No,» interruppe Chloe. La sua voce arrivò ferma, quasi innaturale in mezzo al pianto collettivo. Fece tre passi avanti, superando Tom e posizionandosi al centro esatto della sala. «La voce ha detto la propria sedia. E ha detto di osservare.»
Chloe si voltò verso uno degli specchi monumentali che rivestivano le pareti. Se la stanza era concepita come una gigantesca scacchiera, le pareti riflettenti non servivano a semplice scopo decorativo. Guardò la propria immagine. Dietro la sua sagoma, nello specchio, notò un dettaglio assente nella realtà.
Nel riflesso, agganciata alla parete d'oro alle sue spalle, era visibile una sedia pieghevole in ferro battuto. Ma voltandosi a guardare la parete reale, il muro risultava del tutto liscio.
«Gli specchi...» sussurrò Chloe, sgranando gli occhi. «Le sedie sono nascoste dentro le pareti. Ma si possono individuare solo attraverso il riflesso.»
«Di che diavolo parli?» ringhiò Tom, strofinandosi il collo con la manica dell'uniforme.
«Guardate lo specchio alle mie spalle,» spiegò Chloe indicando la superficie lucida senza scomporsi. «Nel riflesso c'è una sedia fissata al muro. Ma se vi girate verso la parete reale, non vedete nulla. È un'illusione. I pannelli si aprono solo se premiamo il punto esatto indicato dal riflesso.»
Chris sembrava essersi riscosso dallo torpore. Lo shock era svanito, sostituito dall'istinto competitivo da capitano di squadra. Se c'era una logica da seguire, doveva prendere in mano la situazione.
«Avete sentito?!» urlò Chris, riprendendo il controllo della voce. Si posizionò al centro, indicando le pareti. «Dobbiamo dividerci! Cercate negli specchi. Ognuno individui la propria sedia e prema il pannello corrispondente sulla parete vera. Mancano meno di tre minuti!»
Il display sopra il trono rimarcò l'urgenza: 02:45... 02:44...
Il gruppo si mosse in preda all'agitazione. Due ragazzi finora rimasti paralizzati trovarono la forza di reagire
Matt, un ragazzo magro dai tratti asiatici, corse verso lo specchio alla sua sinistra. «Ne ho vista una! È qui, all'altezza della terza cornice d'oro!» Esaminò la parete reale, individuò un'impercettibile fessura e vi premette contro il palmo.
Con un sibilo pneumatico, un pannello di legno e metallo si ribaltò, spingendo fuori una sedia dorata. Matt vi si fiondò sopra con il fiato corto. Sul display del trono comparve una notifica luminosa:
SUDDITO 2: SALVO
«Funziona! Cazzo, funziona!» gridò Sofia, una ragazza con i capelli corti tinti di blu, che stava fissando lo specchio accanto a lui. Con le dita tremanti indicò un punto più alto. «Aiutatemi, la mia è troppo in alto, non ci arrivo!»
«Ci penso io!» Chris scattò verso di lei. Sfruttando la propria statura, premette il punto indicato nel riflesso. Un secondo pannello si aprì, liberando la sedia per Sofia.
SUDDITO 3: SALVO
Il fumo grigio che scendeva dalle statue iniziava a saturare la parte bassa della stanza, rendendo l'aria pungente. Sam tossiva a causa delle prime esalazioni. «Chris! Aiuto! Non trovo la mia! Nello specchio dietro di me si vede solo il trono!»
Mancavano ancora otto ragazzi a terra, compresi Chris, Tom, Maya e Chloe. Il timer segnava 01:15.
«Mettetevi in coppia!» ordinò Chris, affiancando Sam per aiutarlo a registrare l'angolazione dello specchio. «Guardate il riflesso del vostro compagno! Da soli non potete calcolare la prospettiva sulla parete dietro di voi!»
Mentre il salone diventava un caos di grida, mani che percuotevano le dorature e scatti di sedie metalliche che si aprivano, Chloe rimase ferma. Aveva già individuato la posizione del proprio stallo attraverso lo specchio di fronte, ma il suo sguardo restava fisso sulle cifre del display.
C'era un'anomalia nel conteggio geometrico dei pannelli riflessi.
Si voltò a guardare Chris, che continuava a correre da un lato all'altro per guidare e salvare gli altri, agendo come il leader perfetto.
Un leader cieco, pensò Chloe con una fitta di fredda consapevolezza.
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