Capitolo 12
L'ANATOMIA DEL MOSTRO
⏱️ Ore 03:00 del gioco // 02:30:00 all'alba
«Il fango cancella le impronte, ma il sangue sotto le unghie resta lì a ricordarti chi sei diventato per non morire.»
───
«La sopravvivenza è anche questo, fratello: sacrificare le zavorre, i traditori e gli egoisti. È fare cose inumane pur di preservare la propria vita. Potrai anche mimetizzarti tra gli altri, farti più vicino a loro, ma stai attento al cuore: quello non lo devi mai mettere in palio. Altrimenti, poi, come li fai morire? Ricordatelo sempre, piccolo. Puoi promettere, giurare di non essere più una persona, di cambiare, di rifiutare e ripudiare certe cose; ma se poi quelle stesse cose ti servono per non morire, allora tienile strette e usale. Umane o disumane. Non farti troppe remore.»
Chloe camminava davanti a suo fratello, ma con la coda dell'occhio lo osservava come un falco.
I suoi passi sul sentiero fangoso erano costanti, ritmici, incuranti della pioggia sottile che continuava a picchiettare sulle loro uniformi bianche, ormai ridotte a stracci grigiastri. La nebbia si era addensata ulteriormente intorno alle tre del mattino, trasformando i corridoi geometrici del labirinto in una gabbia soffocante a cielo aperto.
Sopra di loro, seminascosto tra il fogliame bagnato, un indicatore a LED della Reggia proiettava una luce rossastra e intermittente: 02:30:00.
Due ore e mezza all'alba. Metà del tempo era evaporata tra vicoli ciechi e pareti che mutavano posizione nel buio.
Andrew camminava a un paio di metri di distanza, tenendo il fioretto puntato verso il basso. La punta d'acciaio tracciava un solco sottile nel fango, un resoconto silenzioso del loro passaggio. Ascoltava le parole di Chloe senza interromperla, con la testa leggermente inclinata di lato. Sul suo volto giovanile non c'era più traccia del calore fittizio con cui aveva condizionato Elena prima che venisse travolta dai pistoni pneumatici. Vi era solo una freddezza asettica, identica a quella della sorella.
«Il cuore non è mai stato in palio, Chloe,» rispose Andrew, la voce ridotta a un sussurro gelido nella penombra del parco. «Elena era solo una verifica comportamentale. Volevo osservare quanto tempo impiega una mente sopraffatta dal terrore a identificare il proprio carnefice come un riferimento. La risposta è stata tre minuti e dodici secondi. La sottomissione psicologica si sviluppa con una velocità disarmante quando rimuovi la figura guida. Chris è caduto, e lei si è affidata a me in un istante.»
«Era un'esca, Andrew. Nient'altro,» ribatté Chloe senza rallentare. La sua mente calcolatrice escludeva ogni digressione. «Le sue reazioni non ci servono per gli studi. Ci servivano per evitare quel perno idraulico. Ha assolto il suo scopo. Fine della questione.»
Andrew emise un breve riso, sollevando lo sguardo per incrociare quello che Chloe gli lanciava di sguincio. «I tuoi studi di Letteratura Classica ti rende contemplativa. Estetica della violenza, non si chiamava così il corso che ti hai tenuto per le matricole? I motti del Re Sole che hai analizzato dicono che la simmetria è tutto. Eppure qui dentro di simmetrico non è rimasto nulla. Abbiamo infranto ogni logica di Versailles.»
«Abbiamo ridefinito le regole,» lo corresse lei, svoltando bruscamente a destra in un corridoio ancora più stretto, dove le siepi alte tre metri sembravano inclinarsi verso di loro.
Chloe si fermò un istante su uno slargo fangoso, premendosi una mano sul fianco destro dell'uniforme. Sotto il tessuto bagnato, la ferita superficiale riportata durante lo scontro nelle cucine con Matt bruciava a contatto con il freddo. Non disse nulla, ma la contrazione della mascella tradì il fastidio. Andrew notò il gesto, rallentò il passo e si affiancò a lei, perlustrando i dintorni con il fioretto teso.
«C'è un altro elemento che non torna nelle stime di Matt,» riprese Andrew, abbassando la voce mentre osservava le pareti di vegetazione. «Nel Salone del Trono, prima che Leo azionasse la trappola, ho analizzato le diciture fosforescenti sui display. I codici di registrazione dei partecipanti non corrispondevano soltanto alla nostra matricola universitaria di Boston.»
Chloe voltò la testa di scatto. «Cosa intendi?»
«Chi muove i fili non sta reclutando solo dal nostro campus,» spiegò Andrew, restringendo gli occhi nel buio. «Ho riconosciuto la struttura dei prefissi digitali. Vi erano stringhe appartenenti ai server della Sorbona di Parigi e di Oxford. Questa prova non è un evento isolato. Questa rete opera ovunque. Seleziona individui, preleva studenti da altre sedi, organizza contesti speculari in diverse strutture storiche. Siamo parte di un meccanismo più ampio.»
Un brivido freddo risalì la schiena di Chloe. La portata dell'organizzazione dietro quella Reggia era ben più vasta del previsto. La struttura non faceva capo a un singolo esecutore; era il vertice di un sistema articolato che gestiva la sopravvivenza come un bene da esibire.
«Questo cambia la prospettiva delle dinamiche nelle cucine,» mormorò Chloe, stringendo l'impugnatura del fioretto. «Se gestiscono altri settori, significa che i profili messi sulle strade gli uni degli altri erano stati selezionati secondo parametri precisi. Erano le figure adatte a far emergere la componente più aggressiva, a spingerci ad qqqq sentiero che un secondo prima sembrava dritto terminò contro un muro di siepi semoventi che scivolò lateralmente, sigillando il passaggio con un sordo impatto.
Un passaggio cieco.
«Sta riducendo lo spazio,» osservò Andrew, avvicinandosi alla parete verde e appoggiandovi il palmo per percepire le vibrazioni degli ingranaggi. «L'organizzazione sta limitando le vie di fuga per costringerci ad accelerare. Mancano due ore e mezza; la prossima trappola non sarà solo meccanica. Sarà posizionale.»
Chloe si voltò verso di lui, con la divisa bianca segnata dal fango e dal sangue secco. I suoi occhi scuri riflettevano la penombra del labirinto.
«Lascia che reduca gli spazi,» disse Chloe con fredda fermezza. «Il labirinto di Versailles originale era strutturato su trentanove fontane classiche. Ognuna raffigurava un'allegoria delle favole di Esopo. La struttura ha mantenuto la stessa pianta geometrica: l'ho riconosciuta dalle angolazioni degli incroci. Se questa è la zona del Boschetto del Labirinto, l'area finale si trova esattamente dietro l'Asse Reale. Dobbiamo muoverci lungo le linee di fuga laterali.»
Si avvicinò ad Andrew, afferrandolo per la spalla con una presa salda e priva di esitazioni, segno di una lucida complicità.
«Tu copri le mie spalle,» mormorò. «Io apro il passaggio. Ricorda quello che ci siamo detti: i mezzi non contano. Conta solo chi raggiunge la fine. E se questa organizzazione gestisce altri settori, faremo in modo di interrompere il loro meccanismo.»
Andrew accennò un sorriso distaccato. Sollevò il fioretto, portando l'impugnatura all'altezza del mento nel loro consueto gesto d'intesa.
Con movimento fluido e coordinato, i due fratelli voltarono le spalle al passaggio ostruito, pronti ad addentrarsi nei nuovi corridoi semoventi. La nebbia riavvolse le loro sagome mentre l'indicatore della Reggia continuava a scalare i minuti della notte.
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