Storia · capitolo 16

Capitolo 11

Bloody Versailles: if you win you are the king di Hayley Bloom

LA SINDROME DEL CAPPIO


⏱️ Ore 01:01 del gioco // 04:59:00 all'alba
«Ci sono mani che stringono per salvarti, e mani che stringono solo per sentire dove batte il cuore prima di fermarlo.»

───

​Il vento della notte investì le loro divise bianche non appena varcarono la soglia delle cucine sotterranee. L'odore acre dell'acciaio e del sangue rimase confinato dietro di loro, sostituito dall'aroma della terra bagnata, dell'erba e da una nebbia così fitta da sembrare pioggia solida.
​Davanti a loro si elevava un muro verticale di siepi scure, potate con una precisione geometrica millimetrica, che si innalzava per oltre tre metri verso il cielo nero. Sopra l'arco d'ingresso del fogliame, un display a LED proiettava le cifre rosse del timer globale: 04:59:00.

​«Avanti. Cammina,» ordinò Chloe, assestando una spinta secca alla schiena di Elena.
​La ragazza barcollò nel fango, ma prima che le sue ginocchia cedessero, una mano fredda e ferma le afferrò il braccio, sostenendola. Era Andrew. Il ragazzo le rivolse un sorriso sottile che stonava con il fioretto macchiato che stringeva nell'altra mano.
​Con gesto calmo, Andrew le ripulì una traccia di fango dalla tempia. «Fai attenzione, Elena. Se cadi adesso, mia sorella ti lascerà indietro. E tu non vuoi rimanere sola con lei, vero?»
​Elena lo guardò con le labbra che le tremavano. La sua mente, sopraffatta dal terrore degli eventi recenti, cercò un appiglio in quel gesto. Andrew rappresentava la stessa spietatezza dimostrata nelle cucine, eppure, in quel momento, il suo tono calmo le sembrava l'unico punto di riferimento in mezzo al caos. La paura la spingeva ad affidarsi a lui piuttosto che affrontare la gelida fermezza di Chloe.
​«T-tu mi proteggerai? Vero, Andrew?» sussurrò, stringendosi al suo fianco e ignorando le tracce scure sull'uniforme di lui. «Io ho fatto quello che dicevi... sono salita sulla pedana con te negli appartamenti... mi fido di te.»
​Andrew emise una breve risata, accarezzandole i capelli con un'affettività controllata. «Certo che mi fido di te, Elena. Per questo camminerai davanti a me. Io sarò subito dietro, a guardarti le spalle.»

​Chloe assistette alla scena senza tradire alcuna emozione. Riconosceva esattamente la strategia del fratello: stava applicando le sue competenze di analisi comportamentale per rendere la ragazza un'esca docile e prevedibile.
​«Muoviti,» tagliò corto Chloe, addentrandosi nel primo corridoio verde.

​Il labirinto li inghiottì. Le siepi erano così fitte che il vento faticava a penetrare, creando un silenzio denso interrotto solo dal rumore dei loro passi nella melma. La nebbia riduceva la visibilità a un paio di metri.
Elena procedeva davanti, voltandosi costantemente per cercare lo sguardo di Andrew. «Andrew, c'è un bivio... da che parte andiamo? Dimmi tu...»
​«A sinistra, Elena,» rispose Andrew, mantenendo una voce morbida e rassicurante. «Fai un passo deciso. Mostrami quanto sei brava.»
​«Ne sei sicuro?» domandò lei titubante, con gli occhi arrossati.
​«Assolutamente,» rispose Andrew avvicinandosi. Le posò una mano sulla guancia, sfiorandole il viso. «Fidati di me, è la strada giusta,» sussurrò con tono calmo, sfiorando appena le sue labbra con le proprie prima di staccarsi. «Vai, è sicuro.»
​La ragazza obbedì, completamente condizionata dalla sua presenza. Fece un passo lungo, svoltando l'angolo del fogliame. Il suo piede destro calpestò una zolla di terreno leggermente rialzata.

​Un debole scatto idraulico risuonò nel silenzio.

​Elena si immobilizzò, sgranando gli occhi. Comprese immediatamente di aver attivato un meccanismo. Si voltò di scatto verso Andrew, tendendo le mani in una silenziosa richiesta d'aiuto. «Andrew...»
​L'espressione del ragazzo cambiò in una frazione di secondo. La facciata rassicurante svanì, lasciando il posto al distacco calcolato che lo caratterizzava. Fece un passo indietro, allontanandosi dalla sua portata, mentre Chloe restava immobile a braccia conserte.
​«Grazie per aver verificato il terreno, Elena,» disse Andrew con un breve gesto della mano. «Sei stata un'esca impeccabile.»
​Da entrambi i lati del corridoio di siepi, due imponenti piastre d'acciaio nascoste tra le foglie scattarono in avanti ad altissima velocità, azionate da pistoni pneumatici. Si serrarono l'una contro l'altra al centro del passaggio con un impatto sordo e violento.
​Le piastre rimasero bloccate per tre secondi, prima di rientrare lentamente nella vegetazione con un prolungato sibilo d'aria compressa. I rami ricoprirono il meccanismo, lasciando solo una cupa traccia sulla terra bagnata.

​Il display al polso di Chloe emise un segnale acustico.

​SUDDITO 10: ELIMINATO

​Andrew si avvicinò al punto dell'impatto, osservando la piastrella deformata sul terreno. Si passò una mano tra i capelli, lasciando sfuggire un sospiro teatrale. «Peccato. Gli individui sono così prevedibili quando si convincono che chi li guida sia un salvatore.»
​Chloe superò il punto della trappola senza mostrare esitazione, ripulendosi una goccia di fango dalla divisa bianca. Guardò avanti: il corridoio si divideva in tre nuove diramazioni identiche, avvolte da una nebbia sempre più densa.

​Erano rimasti solo loro due. Tutti gli altri partecipanti erano stati eliminati.

​«I preliminari sono finiti,» disse Chloe, stringendo l'impugnatura del fioretto con la mano sinistra e riassumendo la postura rigida e calcolatrice delle cucine. «Ora iniziamo la vera prova. Cammina.»

​I due fratelli si addentrarono nel cuore del labirinto, scomparendo nella nebbia, pronti ad affrontare le ultime quattro ore della prova.

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