Capitolo 9
IL RISVEGLIO DEL MOSTRO
⏱️ Ore 00:53 del gioco // 05:07:00 all'alba
«Ci sono gabbie costruite per tenere fuori i mostri. E ci sono gabbie costruite per errore, che finiscono per rinchiuderti insieme a loro.»
───
«Nessuno oserà anche solo avvicinarsi a lui. Sono stata chiara?» quel velenoso ruggito grattò la gola della ragazza.
La punta del fioretto d'acciaio, brandito da Chloe con una fermezza disumana, rimase immobile a un millimetro dalla giugulare di Tom. La luce bianca dei neon si rifletteva sulla lama, proiettando una linea fredda e tagliente sulla pelle del ragazzo, che si era irrigidito sul posto.
Il silenzio nelle cucine sotterranee divenne così denso che si poteva sentire il gocciolio regolare del liquido acido che, al piano superiore, continuava a corrodere le macerie degli appartamenti reali.
Nessuno respirava.
Tom sgranò gli occhi, le mani ancora protese a mezz'aria nella traiettoria che avrebbe dovuto trascinare Andrew al centro della stanza. Ma la spavalderia che aveva mostrato fino a un secondo prima era svanita, sostituita da un istinto ancestrale che gli gridava di non muovere un solo muscolo.
«Chloe...» azzardò Tom, la voce che gli si spezzò in gola mentre cercava di inclinare all'indietro la testa per allontanarsi dal filo del ferro. «Che cazzo ti prende? È solo un ragazzino di merda. La Reggia ha detto che dobbiamo scegliere un sacrificabile, lo abbiamo votato tutti. Se non lo consegniamo, le pareti si stringeranno e moriremo tutti per colpa sua!»
«Ho detto», ripeté Chloe, e stavolta la sua voce scese di un'ottava, trasformandosi in un sussurro privo di qualsiasi traccia di umanità, «che non ci saranno altre votazioni. E che se fai un solo passo avanti, ti apro la gola prima ancora che quel display possa scalare un altro secondo».
Dietro di lei, il clima di terrore che aveva avvolto Andrew svanì come nebbia al sole. Il ragazzino biondo, che fino a quel momento era rimasto rannicchiato contro il bordo del tavolo da lavoro simulando un attacco di panico, smise di tremare. Si passò una mano tra i capelli, scostandoseli dalla fronte, e si raddrizzò con lentezza calcolata. Le sue spalle non erano più strette, la sua postura non era più quella di una zavorra indifesa.
Andrew guardò Elena - la ragazza che pochi secondi prima lo aveva spinto via per salvarsi la pelle - e le rivolse un sorriso sottile, privo di emozioni, che le fece gelare il sangue nelle vene.
«Hai fatto male a lasciarmi la mano, Elena», disse Andrew con una voce piatta, incredibilmente matura per la sua età. «Ero l'unico qui dentro che ti avrebbe protetto davvero».
Senza degnarla di un secondo sguardo, il ragazzo si mosse verso la rastrelliera metallica al centro della stanza. Passò di fianco a Tom e Chloe senza mostrare il minimo timore per la lama tesa. Con un gesto fluido e metodico, Andrew afferrò la seconda maschera in fibra di carbonio nera e un fioretto d'acciaio, facendolo ruotare tra le dita con una familiarità spaventosa.
Matt lo osservò, e per la prima volta la sua maschera di logica matematica mostrò una crepa di puro sconcerto. «Voi... voi due vi conoscete. La probabilità che due sconosciuti abbiano questo livello di coordinazione tattica è...»
«Zero», lo interruppe Sam, facendo un passo indietro. Il ragazzo con gli occhiali, che pensava di essere diventato spietato dopo aver eliminato Maya nel cilindro di vetro, realizzò in quel momento di essere solo un dilettante in mezzo a due professionisti della morte.
«Non sono due studenti. Tom, allontanati da lei. C'è qualcosa che non va in quella ragazza».
Ma Tom era accecato dall'umiliazione. Essere tenuto in scacco da una ragazza che per due ore era rimasta in silenzio, considerata da tutti l'anello debole dopo Andrew, aveva fatto saltare i suoi freni inibitori.
«Vaffanculo!» urlò, compiendo un movimento improvviso per scartare di lato, convinto che Chloe stesse solo bluffando. La sua mano scattò verso la rastrelliera per afferrare la sua spada. «Siete solo in due! Noi siamo quattro! Vi facciamo a pezzi se ci mettiamo tutti contro-»
Tom non riuscì a finire la frase.
Il movimento di Chloe non fu umano. Non ci fu la goffaggine di chi impugna un'arma per paura. Con un guizzo felino del polso, Chloe compi una parata di quarta fulminea, intercettando il braccio di Tom prima che potesse sfiorare il ferro. Il rumore metallico del fioretto che sbatteva contro il corpo di Tom rimbombò tra le volte di pietra. Un millesimo di secondo dopo, Chloe ruotò sui tacchi, sfruttando lo slancio per compiere un affondo chirurgico verso il basso.
La punta del fioretto recise nettamente i tendini del polso destro di Tom.
Un grido lacerante, disumano, spezzò l'aria delle cucine. Tom cadde in ginocchio, afferrandosi il braccio ferito da cui il sangue iniziò a zampillare copioso, macchiando il pavimento di roccia grezza. La sua mano destra rimase penzoloni, priva di qualsiasi forza, completamente inutilizzabile.
«Tom!» urlò Sofia, coprendosi gli occhi.
In quel preciso istante, un boato sordo scosse le fondamenta dei sotterranei. Il display a LED rossi sopra la rastrelliera, che stava indicando il countdown dei cinque minuti per la votazione, si interruppe bruscamente a 02:15. Le cifre iniziarono a lampeggiare all'impazzata, cambiando colore e diventando di un viola elettrico.
Dagli altoparlanti nascosti dietro i ganci di ferro del soffitto, la voce grave del Burattinaio esplose in una risata distorta, metallica, colma di un sadico compiacimento.
«Splendido! Davvero splendido!» esclamò la voce, il tono che tradiva un'eccitazione quasi teatrale. «La sottomissione dei sudditi lascia finalmente spazio all'insurrezione dei gladiatori. A corte, i traditori vengono giustiziati, ma i veri guerrieri meritano un'arena degna del loro sangue! Le regole cambiano, sfidanti. Nessun voto. Nessun bersaglio mobile. Il banchetto delle cucine reali richiede carne fresca e un tributo totale: un duello tutti contro tutti. Chi rimarrà in piedi alla fine del ballo, avrà il diritto di accedere al parco esterno.»
Un rumore meccanico e pesante scosse i muri. Le pareti della cucina iniziarono a vibrare, muovendosi lentamente verso l'interno di pochi centimetri. Il tempo totale della fase apparve sui display:
05:00 minuti all'epurazione totale.
«Che il gioco cominci», concluse la voce. «E che il sangue lavi l'oro di Versailles.»
Le luci dei neon bianchi si spensero all'improvviso, lasciando le cucine avvolte in una semioscurità spettrale, illuminata solo dai display viola e dal riverbero tremolante di qualche candela rimasta accesa nei camini di pietra.
«Matt! Sam! Prendete le spade! Adesso!» urlò Tom dal pavimento, la voce alterata dal dolore e dal panico, mentre cercava di trascinarsi all'indietro usando solo la mano sinistra. «Dobbiamo ucciderli! Se non li uccidiamo noi, ci ammazzeranno uno a uno!»
Matt e Sam non se lo fecero ripetere due volte. Spinti dall'istinto di sopravvivenza, scattarono verso la rastrelliera, afferrando i fioretti e le maschere nere. Anche Sofia ed Elena, terrorizzate dal movimento delle pareti che continuavano a stringersi millimetro dopo millimetro, presero le loro armi con mani tremanti, disponendosi in semicerchio attorno ai due fratelli.
Erano cinque contro due. Tom era ferito, ma Matt, Sam, Sofia ed Elena formavano un muro di carne e acciaio d'avanti a loro.
Andrew si posizionò di fianco a Chloe, infilandosi la maschera nera sul volto. Attraverso la trama di carbonio, i suoi occhi verdi non mostravano la minima traccia di esitazione. Sollevò il fioretto, portandoselo all'altezza del mento nel classico saluto militare del Circo sotterraneo.
«Li teniamo divisi?» sussurrò Andrew, la voce che arrivò ovattata dalla maschera.
Chloe si infilò la propria maschera protettiva, isolandosi dal resto della stanza. Il mondo intorno a lei si ridusse al reticolo nero della visiera e alle sagome bianche dei suoi bersagli in movimento. Il peso dell'addestramento feroce ricevuto in passato le diede una calma assoluta. Non erano compagni di università. Erano solo ostacoli tra lei, suo fratello e l'uscita.
«No», rispose Chloe, la cui voce giunse alle orecchie di Andrew come una sentenza di morte. «Li eliminiamo tutti. Adesso».
Con un movimento perfettamente sincronizzato, i due fratelli scattarono in avanti in mezzo alla penombra delle cucine, dando inizio al banchetto di sangue.
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