Storia · capitolo 12

Capitolo 8

Bloody Versailles: if you win you are the king di Hayley Bloom

L'ANELLO DEBOLE


⏱️ Ore 00:50 del gioco // 05:10:00 all'alba
«Quando i leader muoiono e i santi si trasformano in assassini, i deboli diventano la valuta con cui comprare un altro minuto di vita.»

───

​I sette sopravvissuti scendevano i gradini di pietra umida in un silenzio grave, accompagnato solo dai loro respiri e dallo scricchiolio dei passi. L'oro e gli specchi dei piani superiori erano ormai un ricordo. Qui sotto, le pareti di roccia grezza mostravano una patina di muffa grigiastra che colava verso il basso. L'aria era gelida, impregnata di un odore pesante di ferro, terra bagnata e un aroma stantio di grasso irrancidito.

​In fondo alla rampa, la scalinata si apriva sulle immense cucine sotterranee.
​L'ambiente era vasto e tetro. Lunghi tavoli da lavoro in legno massiccio, segnati da crepe ed escoriazioni, tagliavano la stanza in lunghezza. Enormi camini in pietra si aprivano nelle pareti come bocche buie, mentre ganci di ferro arrugginito pendevano dalle volte, oscillando a una corrente d'aria invisibile. A rompere la scenografia settecentesca vi erano gli elementi moderni del gioco: strisce di LED bianchi corrono lungo gli spigoli dei tavoli, illuminando a giorno il centro della sala.

​Al centro della cucina, disposta su una tavola di pietra, si trovava una rastrelliera metallica. Sopra di essa brillavano sette maschere da scherma in fibra di carbonio e sette fioretti d'acciaio lucido. I display a LED viola sopra le cappe dei camini mostrarono l'aggiornamento del timer globale: 04:10:00.

​Sofia si lasciò scivolare contro la parete, stringendosi le ginocchia al petto. I capelli corti e blu erano arruffati, coperti di polvere. Il suo sguardo era vitreo, fisso nel vuoto. «Chris non c'è più,» sussurrò con le labbra tremanti. «Io... l'ho ucciso. L'ho guardato sparire ed è stata colpa mia.»
​«Hai fatto quello che dovevi fare per salvare la pelle, Sofia. Ora taci,» la zittì Tom con durezza. Il ragazzo camminava nervosamente attorno alla rastrelliera con le mani infilate nelle tasche dell'uniforme bianca. Il suo tono era alterato, il respiro corto: senza Chris a dirigere, la sua aggressività era diventata lo scudo contro il panico.
​«Ha ragione Tom,» intervenne una voce che fece voltare tutti.
​Era Sam. Non era più il ragazzo tremante che si tormentava i polsi nei primi atti. Gli occhiali erano sporchi di polvere, ma lo sguardo dietro le lenti era diventato rigido e distante. Stava fermo, con la schiena dritta e le mani lungo i fianchi. Il terrore che lo aveva paralizzato negli appartamenti reali si era trasformato in fredda determinazione. Aver agito contro Maya lo aveva segnato profondamente. «Le regole di questo posto premiano chi colpisce per primo. Se fossi rimasto a esitare, a quest'ora sarei stato eliminato al suo posto.»
​Matt gli rivolse un cenno d'intesa. «La logica concorda con te, Sam. L'altruismo ha una percentuale di successo nulla in questa struttura. Chi cerca di proteggere gli altri fa la fine di Chris.»

​Chloe ascoltava restando un passo indietro, coperta dall'ombra di un pilastro di pietra. Con le braccia conserte, manteneva lo sguardo fisso sulle armi. La sua mente stava già valutando i fioretti: osservò il bilanciamento delle impugnature e la flessibilità delle lame d'acciaio. Erano armi reali, affilate e concepite per offendere.

​Accanto a lei, Elena piangeva in silenzio, tenendosi al braccio di Andrew per mero istinto di sopravvivenza. Il ragazzo dai capelli biondi conservava perfettamente la sua postura: le spalle strette, lo sguardo fisso in basso e un respiro controllato che simulava spavento.

​Un ronzio elettrico scosse l'aria della cucina, facendo vibrare i ganci di ferro appesi al soffitto.
​La voce grave risuonò di nuovo, con un tono solenne e formale.
​«Atto III: Il Duello del Sacrificio. A corte, l'onore si difende con il ferro, ma la sopravvivenza richiede una selezione spietata. Sette sfidanti sono scesi nel santuario del banchetto. Sette maschere. Sette spade. Ma i re non combattono mai in numero dispari.»

​Un pannello digitale si accese sopra la rastrelliera. Le cifre rosse avviarono il conteggio: 05:00... 04:59...

​«Il meccanismo delle cucine richiede un tributo prima che la prova abbia inizio,» spiegò la voce, gelida. «Avete cinque minuti per individuare l'anello debole. Il sacrificabile. Le regole impongono che il gruppo scelga, a maggioranza, un concorrente da escludere dalla rastrelliera. Chi rimarrà senza protezione e senza arma diventerà il bersaglio del terzo atto. Scegliete. O le pareti della cucina si stringeranno per eliminare tutti.»

​Il silenzio che seguì fu pesante. Cinque minuti per designate una persona da escludere. Una decisione forzata.

​Tom si voltò lentamente verso il centro della stanza, gli occhi ridotti a due fessure. Il suo sguardo passò sopra Matt e Sam, evitò Chloe per la sua imperturbabilità, e infine si posò sull'angolo più buio.

​Lì dove Elena tremava, aggrappata ad Andrew.

​«Beh, mi sembra che non ci sia molto da discutere,» disse Tom, facendo un passo avanti e indicando il ragazzo. Il suo tono era del tutto privo di empatia. «Siamo rimasti in sette. Dobbiamo rimuovere un ostacolo se vogliamo proseguire senza farci schiacciare dalle pareti. Guardatelo.»
​Sam fece un passo avanti, affiancando Tom senza mostrare esitazione. «Ha ragione. Nel Salone del Trono è crollato subito, negli appartamenti è salito sulla pedana solo perché trascinato all'ultimo secondo. È debole. Non sa difendersi. Escludere lui è l'unica scelta funzionale per il resto del gruppo.»
​«Sì... vi prego, lui no... prendete lui, non me!» farfugliò Elena in preda al panico, spingendo via Andrew e allontanandosi come se il ragazzo fosse diventato un pericolo. L'istinto di sopravvivenza aveva azzerato ogni residuo di vicinanza.

​Andrew fece un passo indietro, fino a urtare il bordo di legno di un tavolo da lavoro. Il suo volto mostrava spavento, le mani alzate in un gesto passivo. I suoi occhi verdi cercarono per un istante lo specchio sporco sopra il camino alla sua destra. Attraverso quel riflesso opaco, incrociò lo sguardo di Chloe.
​È il momento, diceva il silenzio di Andrew. La recita è finita.

​Matt avanzò, sollevando la mano. «Escludo il ragazzo. È la scelta con la maggiore probabilità di esito favorevole per il gruppo.»
​«Anche io,» aggiunse Sofia con un filo di voce, senza alzare lo sguardo.
​«Quattro voti su sette,» calcolò Tom con un sorriso tirato, muovendosi verso Andrew per afferrarlo e trascinarlo al centro della stanza. «Mi dispiace. Le regole sono chiare. Sei fuori.»

​Chloe, rimasta fino a quel momento nell'ombra del pilastro, staccò lentamente la schiena dalla roccia.
​I suoi occhi scuri cambiarono completamente espressione. L'aspetto della ragazza distaccata si frantumò in un istante, lasciando emergere una freddezza antica e misurata. L'addestramento sepolto sotto anni di apparenze riaffiorò con naturalezza.
​Fece tre passi in avanti. Il suo movimento non fu quello di una persona incerta, ma quello fluido di chi conosce esattamente come muoversi in uno spazio d'azione.
​Nessuno si accorse della sua traiettoria finché Chloe non si trovò accanto alla rastrelliera. Con gesto immediato, la sua mano afferrò l'impugnatura di uno dei fioretti. La lama compì un semicerchio nell'aria con un fischio acuto, arrestandosi a pochi centimetri da Tom.
​«Provate a toccarlo,» disse Chloe.
​La sua voce non era alta, ma un sussurro basso e privo di tremolii, fermo al punto da gelare l'ambiente. Si posizionò davanti ad Andrew, la punta d'acciaio del fioretto rivolta alla gola di Tom.
​Tom si bloccò sul posto, sgranando gli occhi davanti alla lama. «Chloe... che cazzo stai facendo? Sei impazzita? La maggioranza ha deciso, dobbiamo escludere lui se vogliamo—»
​«Non mi interessa la vostra maggioranza. E non mi interessano le regole di questo posto,» lo interruppe Chloe. I suoi occhi scuri fissavano quelli di Tom con assoluta fermezza. La punta della spada rimase perfettamente ferma a mezz'aria.
​Avanzò di un passo, costringendo Tom ad arretrare, mentre la sua voce rompeva il silenzio della cucina.
​«Nessuno toccherà Andrew. Nessuno lo sacrificando. Chiunque farà un altro passo verso di lui comprenderà l'efficacia di quest'arma molto prima che le pareti inizino a muoversi.»

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